XII Domenica del TO / B - “Passiamo all'altra riva"

"Perché avete paura? Non avete ancora fede?" "Perché avete paura? Non avete ancora fede?"
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Gb 38, 1. 8-11; Sal 106; 2 Cor 5, 14-17; Mc 4, 35-41

L’esperienza dolorosa della sofferenza alquanto assurda e ingiustificata di Giobbe, gli fa porre alcune domande esistenziale a Dio: “dove sei durante il periodo dei drammi della mia esistenza? Perché mi hai messo al mondo per poi lasciarmi nella sofferenza e preda dei miei nemici? Perché il tuo silenzio e assenza durante il mio percorso nel mare della vita?”

Anche i discepoli, nel Vangelo, davanti alla grande tempesta del vento, chiedono a Gesù: “Maestro, non t'importa che siamo perduti?”.  Sia Giobbe, sia i discepoli sono però  invitati a “passare all’altra riva del mare” per assaporare la grandezza e l’onnipotenza di Dio e del suo figlio.

Giobbe invitato a passare all’altra riva del mare

Il potere divino sul mare e sulla tempesta che da esso proviene accomuna la prima Lettura e il Vangelo di questa domenica. La prima lettura ci presenta la risposta di Dio agli interrogativi di Giobbe sull’assenza e il silenzio di Dio. Dio parla direttamente a Giobbe, ponendogli una serie di domande. Giobbe si aspettava delle risposte alle sue domande ecco inaspettatamente  il Signore gli dice: “Ti farò delle domande e tu insegnami” (Gb 38:3).

Dopo aver posto delle domande sulla persona di Giobbe, ad esempio: “chi sei tu? Dove eri e che cosa sai tu?” ora gli pone una domanda sulla sua onnipotenza nei confronti delle forze della natura: “chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno. Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo un chiavistello e porte e ho detto: ‘fin qui giungerai e non oltre, e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde’”.

Mentre le domande di Giobbe erano sul “perché”, quelle di Dio sono sul “chi”. Davanti a queste domande Giobbe non è in grado di rispondere e ammette: “Io sono troppo meschino, che ti potrei rispondere. Io mi metto una mano sulla bocca … Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato ma non lo capivo, sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l’occhio mio ti ha visto” (Gb 40:4; 42:2-4).

Solo Dio, con il suo potere e la sua maestà, poteva porre limiti al mare, dargli ordini e liberare gli uomini da queste forze incontrollate, dal caos che il mare racchiudeva. Giobbe è passato all’altra riva dove scopre la sua nudità, i suoi limiti, la sua piccolezza e allo stesso tempo, riconosce la grandezza e l’onnipotenza di Dio. Se tale è il caso, bisogna affidarsi a Lui. Giobbe è passato dal luogo “dove era sicuro di sé”, dov’era conosciuto, dove si considerava uomo giusto ed arriva ad una terra sconosciuta dove necessariamente deve  appoggiarsi a Dio.  Giobbe è stato invitato a percorrere il nuovo cammino della sua vita: un cammino di fede che parte dell’umiltà.

I discepoli invitati a passare all’altra riva del mare

I discepoli sono stati non solo osservatori, ma partecipi dell’attività missionaria del Maestro. Seguivano il Maestro. Dopo una giornata, dove Gesù ha illustrato alle folle lungo il mare il mistero del Regno di Dio in parabole, li invita a passare all’altra riva, alla zona della Decapoli, territorio pagano, considerato dagli ebrei completamente al di fuori delle vie della salvezza; Gesù vuole passare dalla terra santa di Israele, per andare verso una terra abitata dai pagani.

Qualcuno che ha letto la bozza mi ha detto, in riferimento all’invito di Gesù: “mi colpisce questo passare all’altra riva che richiede un cambio di prospettiva… quello che poi vedi dall’altra parte è diverso da come lo vedi da questa riva… Gesù chiede ai discepoli di allargare l’orizzonte, di aprirsi ad altre terre, a nuovi incontri. A volte fare questo è proprio come attraversare una tempesta: scompiglia tutte le tue sicurezze, fai fatica ad incontrare l’altro”.

Notiamo, prima di tutto, l’ambiente in cui Marco ci colloca: in mare, al tramonto (versetto 35). Situare la barca con Gesù e i discepoli ‘in mare’, è collocarli in un ambiente ostile, avverso, pericoloso, caotico, circondati dalle forze che lottano contro Dio e contro la felicità umana. D'altra parte, la ‘notte’ è il tempo dell'oscurità, appare come un elemento legato alla paura, allo scoraggiamento, alla mancanza di prospettive. Il “mare” e la “notte” definiscono una realtà difficoltosa, irta di ostilità, d’ incomprensione. È in questa situazione che arriva la tempesta: grande tempesta di vento e le onde si rovesciano nella barca

I discepoli si trovano in mezzo a tale tempesta, mentre Gesù dorme. L’angoscia e la paura innanzi a quella realtà ha reso impossibile ogni speranza. Ecco la reazione dei discepoli: “Maestro, non t'importa che siamo perduti?” come a dire “ma dove sei Signore? Perché ci lasci” Sono preoccupatissimi per ciò che entra nella barca, nella loro vita, da ciò che arriva come una tempesta. I discepoli si preoccupano più della forza dell’acqua che entra che della forza e la potenza di Gesù che è presente.

I discepoli Lo conoscevano come taumaturgo potentissimo, nessuna malattia resisteva ai suoi ordini, perciò, niente di male poteva loro succedere, ma la tempesta infuria contro la barca… e l’acqua comincia ad infiltrarsi pericolosamente e loro dubitano. Dubitarono perché hanno creduto piuttosto alla forza di ciò che entra che alla potenza della presenza del Maestro, il quale chiede loro "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". Sembra che i discepoli conoscano Gesù e che abbiano fede invece no….

Volevano fare la traversata verso la zona pagana per evangelizzare senza la fede, ma Gesù fa fare loro questa esperienza per accrescere la fede: passiamo all’altra riva, attraversiamo per avere la fede, lasciamo qualcosa di certo per affrontare l'insicurezza della novità. “Passiamo all’altra riva”. Con la fede siamo capaci di passare ad altra riva.

Come afferma Papa Francesco, i discepoli missionari “devono decidersi a passare all’altra riva, scegliendo con coraggio di abbandonare le proprie sicurezze e di mettersi alla sequela del Signore. Questa avventura non è pacifica: arriva la notte, soffia il vento contrario, la barca è sballottata dalle onde, e la paura di non farcela e di non essere all’altezza della chiamata rischia di sovrastarli.”

* Mons. Osório Citora Afonso, IMC, è vescovo ausiliare dell’Archidiocesi di Maputo, Mozambico.

Last modified on Sunday, 23 June 2024 22:39

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