Padre Jaime Marques: un uomo dal cuore grande

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Padre Jaime Marques è morto il 6 gennaio all'età di 92 anni, dopo una ricchissima vita missionaria trascorsa in varie parti del Portogallo, dell'Italia e del Mozambico. Aveva 71 anni di professione religiosa e 66 di sacerdozio.

Era nato a Santa Catarina da Serra, Leiria, il 25 gennaio 1931 ed era il figlio più giovane di una famiglia davvero numerosa (dodici figli). Nel 1944 era entrato nel seminario dei Missionari della Consolata di Fátima.

Vita apostolica

La vita apostolica missionaria di Jaime è lunga e ricca. Per questo lo ascolteremo. Ce la facciamo raccontare da lui stesso recuperando un’intervista fatta a Fatima nel 2016.

Nel 1944 mi sono trovato con il padre Giovanni De Marchi da poco arrivato in Portogallo. Stava cercando dei giovani per il seminario che stava per fondare ma in quel momento non c'era ancora nulla di concreto. Io partecipavo alla preghiera serale nella mia chiesa parrocchiale quando conobbi il padre De Marchi. Mi venne quasi spontaneo dire: Vengo con te!

Nessuno aveva mai sentito parlare della Consolata e nemmeno io sapevo bene che cosa fosse: la mia decisione è stata un po' un'avventura, ma di quelle che si sono rivelate provvidenziali. In quel momento ero indeciso e non sapevo se volevo essere sacerdote, medico o avvocato: una qualsiasi di queste tre opzioni mi attraeva. L’incontro con questo missionario italiano mi fece dire “sí” definitivamente al progetto missionario.

Questo avvenne tra maggio e giugno del 1944 e poco dopo, a settembre, entrai nel seminario di Fatima con altri nove. Due di loro, Manuel Carreira e Francisco Marques, erano già giovani adulti e sarebbero potuti anche essere nostri genitori invece gli altri otto avevamo più o meno tutti della stessa età. Anche se siamo entrati alla Consolata senza sapere molto bene cosa fosse l’Istituto fin dal principio ci siamo trovati molto bene e il nostro gruppo si sentiva totalmente unito.

Ricordiamo che padre Jaime è stato l'ultimo missionario vivente dei primi missionari portoghesi della Consolata. Appartenevano a quel gruppo, e se ne sono andati prima di lui, fratel Albino Henrique (morto l’anno scorso) e padre Aventino Oliveira (morto nel 2021).

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Messa funebre presieduta da Mons. Joaquim Mendes, vescovo ausiliare di Lisbona, nella chiesa della comunità IMC di Fátima. Foto: Ana Paula

Servizi nell'Istituto

Padre Jaime ha ricoperto molti incarichi importanti nel nostro Istituto che ha sempre amato. Fu superiore regionale in Portogallo dal 1963 al 1971 e lui ricorda quella nomina in questo modo.

Il primo di aprile del 1963, pesce d'aprile, ricevetti una lettera dalla Direzione Generale nella quale si diceva che mi avevano nominato Superiore del Portogallo. Io in tutta risposta scrissi loro chiedendo se si trattava di uno scherzo perché, con la data del primo aprile, poteva anche essere quello… e invece era la prima volta che l'Istituto aveva un superiore non italiano. Succedevo a padre Giuseppe Gallea, che per noi era un monumento e un uomo di grande valore. Assunsi l'incarico e rimasi Superiore fino al 1971 quando, in occasione della Conferenza regionale di quell’anno e al termine del mio mandato, chiesi ai Superiori di inviarmi in missione per non rimanere in Europa.

Missione in Mozambico

La mia vocazione era la missione. Inoltre, durante gli anni della formazione, siamo stati molto “nutriti” in questo senso. Partii per il Mozambico, che in quegli anni era colonia del Portogallo, con l’intenzione di spendermi come missionario e anche con il profondo desiderio di vedere, il prima possibile, l’indipendenza di quel paese.

In un periodo particolarmente difficile padre Jaime Marques ha lavorato nella Caritas del Mozambico. Il giorno dopo la sua morte mi ha chiamato per telefono Eugénio Fonseca, ex presidente di Caritas Portogallo per farmi le sue "sentite condoglianze" e ricordarmi che il padre Jaime era stato molto sensibile alle cause sociali e che fu proprio lui, con l'appoggio dei vescovi, a fondare Cáritas in Mozambico. Lo stesso Jaime in una occasione riconosceva che per l'Istituto in Mozambico io ho fatto poco o niente: tutto il mio tempo era dedicato alla Caritas, facevo molti sacrifici, Caritas mi occupava giorno e notte.

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Padre Jamie Marques nella comunità IMC di Fatima. Foto: Albino Braz

Il dono dell'ospitalità

Dopo dieci anni a Jaime viene chiesto di tornare in Europa. Non è una richiesta facile ma alla fine cede

Va bene, sono deluso, ma ci vado. Ma non ci andrò subito, perché devo lasciare qui qualcuno che sia pronto a sostituirmi, un mozambicano. E così mi hanno permesso di restare ancora un anno e qualche mese per trovare qualcuno che mi sostituisse.

Poi sono andato a Roma e sono rimasto per ben nove anni come Superiore della Casa Generalizia. È stato un lavoro difficile, ma molto bello. Mi è piaciuto molto, perché ho comunicato con tutti i nostri missionari. È stata l’occasione di conoscere quasi tutto l'Istituto, compresi i giovani che venivano in Italia a studiare. È stata senza dubbio un'esperienza meravigliosa. Ho sempre avuto la fama –non so fino a che punto meritata– di essere accogliente e ho dato tutto quello che potevo per accogliere le persone.

In effetti Jaime accoglieva molto bene le persone. Lo posso testimoniare io stesso, padre Bernard Obiero, che sono stato accolto da lui quando sono arrivato in Portogallo per la prima volta verso la fine del 2012. Io ero un seminarista e padre Jaime era il superiore della nostra Casa Provinciale di Lisbona… Era sempre preoccupato di sapere come stavano tutti e quando viaggiavamo, chiamava sempre per sapere se era andato tutto bene e come stavamo. Lo faceva con tutti.

Molti missionari, parenti e amici di padre Jaime hanno lasciato messaggi e testimonianze su di lui: hanno detto che era un uomo molto premuroso, con una fede profonda, un grande consigliere, una presenza amichevole che ispirava rispetto e ammirazione. La sua ospitalità e il suo affetto erano grandi; le sue parole e i suoi gesti dolci. Aveva sempre un sorriso sul volto. Era un uomo sereno, con un grande cuore e una stupenda capacità di ascolto, un esempio di dedizione e servizio a "tutti, tutti, tutti".

Anche Mons. Diamantino Antunes, vescovo di Tete e Padre João Nascimento hanno raccontato che "In Mozambico, padre Jaime era molto conosciuto e apprezzato per la sua testimonianza di vita e la sua attività missionaria; la sua era una presenza decisiva nell'accoglienza dei missionari".

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Il funeralie di padre Jamie Marques nel cimitero di Fátima, in Portogallo. Foto: Ana Paula

Il tempo di dire addio

Due giorni prima che il nostro caro Jaime morisse, io e padre Pietro Plona siamo andati a trovarlo all'ospedale San André di Leiria. Era molto tranquillo, cosciente e parlava. Quando ci vide entrare, disse subito: "Finalmente! Finalmente! Finalmente", sapeva che era giunta la sua ora.

"Finalmente", perché non ha mai vissuto per se stesso. "Finalmente" perché voleva salutare i suoi fratelli. "Finalmente" come aveva detto l'anziano Simeone che prese in braccio il bambino Gesù e benedisse Dio dicendo: "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola" (Lc 2,29).

Quando gli abbiamo detto "Ci vediamo domani!" –era consuetudine che qualcuno andasse a trovarlo quasi ogni giorno– ha risposto con calma "non c'è bisogno".

Ed effettivamente non c’è stato bisogno, il padre Jaime ci ha lasciati. Caro Jaime, "la tua ricompensa è grande in cielo!". Noi lo possiamo davvero considerare felice perché ha sempre camminato secondo il progetto di Dio e il servizio ai fratelli e alle sorelle.

* Padre Bernard Obiero, IMC, missionario in Portogallo. Pubblicato nel sito  www.consolata.pt

Ultima modifica il Giovedì, 11 Gennaio 2024 10:11
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