Domenica della XXIII settimana del Tempo ordinario (Anno A). Correggere, perdonare e pregare

Domenica della XXIII settimana del Tempo ordinario (Anno A). Correggere, perdonare e pregare Foto Genaro Ardila
Pubblicato in Domenica Missionaria

Organizzando le parole di Gesù in cinque grandi sermoni o discorsi, il Vangelo di Matteo imita i cinque libri del Pentateuco e presenta la Buona Novella del Regno come una Nuova Legge. La liturgia di questa domenica ci confronta con la Nuova Legge che insegna sulla vita comunitaria, più in specifico la correzione fraterna e il trattamento da dare a coloro che, volontariamente, si escludono dalla vita comunitaria.

La correzione fraterna

Gesù traccia norme semplici e concrete per indicare come procedere in caso di un conflitto nella comunità. Se un fratello o una sorella peccano, cioè se hanno un comportamento in disaccordo con i valori della vita cristiana in comunità, non sono da denunciare pubblicamente ma prima bisogna parlare con loro di persona cercando di capire la loro discordanza. Se non si ottengono risultati bisognerà dialogare con la collaborazione di due o tre membri della comunità. Solo alla fine di questo processo saranno trattati come “pubblicani e peccatori”, esclusi dalla comunità della quale loro stessi hanno dimostrato di non voler farne parte.

Quando Matteo scrive il suo vangelo, attorno agli anni 80 o 90, per le comunità dei giudei convertiti alla fede cristiana, destinatari specifici di questo vangelo, queste parole di Gesù sono di grande importanza: c’era una grande divisione attorno all’accettazione di Gesù come Messia, molte famiglie erano divise e perseguitate dai loro stessi parenti che non accettavano Gesù (cf Mt 10,21.35-36)

Ma Che si può fare quando il fratello si esclude dalla comunità e la correzione fraterna non è efficace?

Il “potere” del perdono e della preghiera

In questa stessa pagina Matteo mette in evidenza due strumenti che continuano ad essere a disposizione della comunità: il perdono e la preghiera.

È interessante vedere che se in Matteo 16,19 il potere del perdono viene dato a Pietro e in Giovanni 20,23 è concesso ai discepoli, in questo testo è invece a disposizione della comunità: “tutto quello che legherete/scioglierete sopra la terra sarà legato/sciolto anche in cielo” (cf 18,18). La comunità è il soggetto del perdono con il quale si possono raggiungere anche quelle persona più recalcitranti e refrattarie alla correzione.

Poi esiste anche il potere della preghiera. La persona esclusa dalla comunità non è abbandonata anche da Dio; continuiamo ad avere l’obbligo di pregare insieme il Padre per ottenere la riconciliazione e Gesù garantisce che il Padre ascolterà.

Il motivo di questa certezza é la promessa di Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro!” Gesù dice che lui è il centro, l’asse della comunità e, come tale, insieme alla comunità prega il Padre, affinché conceda il dono del ritorno del fratello che si è escluso.

La comunità è lo spazio per i deboli e i poveri

Se oggi la società neoliberale appare dura e poco disposta all’accoglienza di poveri, piccoli, stranieri e profughi; ai tempi dell’Impero Romano le cose non andavano affatto meglio né nella società greco-romana, né nella società ebraica nella quale si stavano imponendo i criteri farisaici contro i quali Gesù e le prime comunità si scagliavano violentemente. 

Eppure anche nelle comunità cristiane certo “fariseismo” si stava infiltrando: c’erano persone che volevano introdurre il rigore dei farisei nell’osservanza della Legge.

Così anche nelle comunità cristiane cominciavano ad emergere le stesse divisioni della società e della sinagoga, lo denunciava con forza San Paolo, e si stabilivano divisione fra giudei e non giudei, ricchi e poveri, dominati e sottomessi, uomo e donna, razza e religione. Invece di fare della comunità uno spazio di accoglienza, questa diveniva un luogo di condanna.

Gesù non vuole aumentare l’esclusione, anzi, vuole favorire l’inclusione. Ha fatto questo tutta la sua vita: accogliere e reintegrare le persone che, in nome di un falso concetto di Dio, erano escluse dalla comunità. Certo lui non poteva impedire che una persona, in disaccordo con la Buona Notizia del Regno, si rifiutasse di appartenere alla comunità ma pur così questa doveva comportarsi come ci indica il vangelo di oggi: diventare spazio di preghiera e di perdono per il fratello in difficoltà.

 

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