In memoria di monsignor José Luis Serna Alzate, instancabile combattente per la cultura e la pace.

Mons. José Luis Serna Mons. José Luis Serna Tutte le foto Archivio IMC
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Nel 1962 l'allora padre José Luis Serna Alzate arrivò come missionario della Consolata alla regione del Caquetá; questa in quel tempo era una terra di pace e armonia: Il flusso migratorio conseguenza della guerra civile degli anni Quaranta e Cinquanta era passato, ma continuavano ad arrivare sfollati e impoveriti, in cerca di terra e tranquillità. Questo era ciò che cercavano: terra e pace.

Monsignor Serna arrivò in cerca di anime da evangelizzare e di uomini che le rendessero degne. Era un missionario, ma abbiamo già detto che aveva anche bevuto il mondo.

Fin la bambino sono stato vicino ai missionari: prima chierichetto a El Doncello, con padre Juan Demichelis, e poi a Florencia con monsignor Serna. 

Poiché il Caquetá era una terra di missioni, si celebravano le "settimane missionarie", che in realtà erano occasioni che tutti approfittavano per socializzare e magari battezzarsi, confessarsi, sposarsi... erano i taglialegna della giungla; gli agricoltori coltivatori di riso, mais, banane, yucca; gli allevatori di bestiame e i commercianti. Questa terra come una grande isola, era scollegata dal mondo e abitata da persone che, grazie alle missioni e ai missionari, stavano trattando di gettare le loro radici in uno spazio vergine e primitivo. 

A questo progetto Mons. Serna ha collaborato non poco.

La prima cosa che fondò fu il Club della Gioventù, accanto alla Cattedrale. Lì conoscevamo -le generazioni dagli anni '50 in poi- i tavoli da ping pong, gli scacchi, la dama, i tavoli da biliardo, la palestra, sì, tutto questo, insieme a una grande biblioteca che ci parlava di altri mondi che si estendevano oltre la Cordigliera Orientale che era il nostro limite. 

Ben presto, già nel 1964, monsignor Serna iniziò quel bell'esperimento di incontri sociali che erano le "Settimane culturali". Non erano settimane. Erano mesi e anni. Sì, perché per tutto l'anno ci si preparava a gareggiare in narrazione, poesia, declamazione, oratoria, teatro, canto, musica o con carri decorati secondo le regioni di provenienza dei nostri genitori. E poi, quando arrivava il momento di celebrare la settimana culturale, ci godevamo i balletti, la danza classica, i migliori cantanti e compositori nazionali, il cinema e il teatro classico che Monsignor otteneva dalle ambasciate di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, ecc. 

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Noi, figli di coloni semianalfabeti, abbiamo bevuto il meglio della cultura universale, grazie a monsignor José Luis Serna Alzate! Erano tempi in cui non avevamo elettricità, né televisione, né telefoni, né strade... soli nella nostra selva, esseri rudi ma pacifici. 

Quando le settimane culturali si sono estinte Monsignore cercò di continuare a collegare i coloni con la conoscenza e con il mondo, e per questo fondò la stazione radio “Armonías del Caquetá”. Lì ha continuato, con altri mezzi, a promuovere la cultura e l'informazione, formando poco a poco un senso di appartenenza regionale. Poco dopo ha fondato anche il Centro Cultural Nocturno.

Monsignor Serna era soprattutto un insegnante. Era il mio insegnante di filosofia e teologia al Colegio Nacional La Salle. Ero il suo peggior allievo, ma mi ha sempre perdonato. Per questo, quando nel 1982 divenne il primo Alto Commissario per la Pace nel governo di Belisario Betancur, intervenne per farmi nominare Segretario per l'Educazione nel Caquetá, dando prova di tolleranza e democrazia, proprio quando ero un leader di sinistra del Movimento Nazionale FIRMES. Sono stato allora testimone del suo instancabile lavoro per la pace.

Il fallimento della colonizzazione mirata ha portato all'emarginazione e alla povertà delle grandi masse di coloni. L'intolleranza politica, l'esclusione e il clientelismo del Fronte Nazionale, oltre all'effervescenza ideologica mondiale degli anni '60 e '70 (tempi di Vietnam, Laos e Cambogia; di Cuba e Ché; teologia della liberazione) fecero della nostra regione uno spazio favorevole all'insurrezione guerrigliera, dopo che i movimenti di protesta legali e istituzionali erano stati repressi e stigmatizzati, o semplicemente ignorati, come l'occupazione contadina di Florencia nel 1972.

Ricordo particolarmente lo sciopero civico di Florencia del 1977, per ottenere l'interconnessione elettrica con la vicina regione del Huila. Dopo lo sciopero, morti e scomparsi; solo grazie ai suoi sforzi sono riuscito a lasciare Florencia, vivo e vegeto, perché ero il segretario del comitato di sciopero.  

Monsignor Serna conosceva nel dettaglio le cause del conflitto armato e i suoi protagonisti. Per questo ha dedicato il meglio della sua vita e della sua intelligenza alla giusta causa della pace e della riconciliazione per i colombiani. Con lui abbiamo percorso fiumi e torrenti per accogliere i guerriglieri dell'M-19 a cui era stata concessa l'amnistia tra il 1982 e il 1983 e quando fu trasferito da Florencia alla diocesi di Líbano e Honda, continuò a fare sua la lotta per la convivenza e la pace: è stato l'artefice del patto tra gli indigeni Nasa e le Farc e della difesa dei coltivatori di caffè durante la crisi del caffè.

Nessuno ricorderà mai i nomi dei falsi testimoni che hanno cercato di oscurare il nome di monsignor Serna. Lui li ha perdonati e la storia li ha condannati come cattivi e innominabili.

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Oggi sarebbe per me una vera sofferenza se i miei concittadini, soprattutto i giovani delle scuole e degli istituti superiori, ignorassero il ruolo di quel missionario di anime e di uomini degni che è stato il vescovo Serna.

Sicuramente, il giorno in cui "scoppierà la pace", e speriamo presto, i colombiani e i caqueteños avranno costruito il più grande monumento possibile alla storia di monsignor José Luis Serna Alzate.

L'insaziabile lotta per la pace e per la cultura erano le sue parole d'ordine. È nostro dovere portarla avanti. 

Che riposi in pace, caro costruttore di uomini degni. Ci incontreremo sempre di nuovo.

*Jorge Reinel Pulecio Yate è professore associato presso l'Università Nazionale della Colombia. Testo letto in occasione delle onoranze funebri nel settembre 2014, nella cattedrale di Florencia.

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