So che il Signore difende la causa dei poveri

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Nella quarta parte dell'Esortazione Apostolica, il Papa dà un forte richiamo alla dimensione sociale dell'Evangelizzazione. Torna con insistenza sull'impegno con e per i poveri. In Argentina, all'inizio del suo ministero pastorale, Bergoglio si dimostrava piuttosto scettico sulla Teologia della Liberazione, probabilmente perché preoccupato per le strumentalizzazioni politico-partitiche e per l'implicito consenso al ricorso alla violenza per l'affermazione dei diritti sociali in essa talvolta presente. Oggi, cadute le ideologie, appare proprio lui come l'esponente più convinto (ed autorevole) di tale Teologia che, purificata dalle sue scorie, si presenta come strumento prezioso per una chiara lettura della realtà, foriera di azioni che promuovano integralmente la dignità umana.

LEGGI

Io dico al Signore: tu sei il mio Dio;
ascolta, Signore, la voce della mia supplica.
Signore Dio, forza che mi salva,
proteggi il mio capo nel giorno della lotta.
Non soddisfare, Signore, i desideri dei malvagi,
non favorire le loro trame.
Alzano la testa quelli che mi circondano;
ma la malizia delle loro labbra li sommerga!
Piovano su di loro carboni ardenti;
gettali nella fossa e più non si rialzino.
L'uomo maldicente non duri sulla terra,
il male insegua l'uomo violento fino alla rovina.
So che il Signore difende la causa dei poveri,
il diritto dei bisognosi.
Sì, i giusti loderanno il tuo nome,
gli uomini retti abiteranno alla tua presenza. (Salmo 139)

C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi". (Lc 16,19-31)

RIFLETTI

Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo. È sufficiente scorrere le Scritture per scoprire come il Padre buono desidera ascoltare il grido dei poveri: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo … Perciò va'! Io ti mando" (Es 3,7-8.10), e si mostra sollecito verso le sue necessità: "Poi [gli israeliti] gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore" (Gdc 3,15). Rimanere sordi a quel grido, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volontà del Padre e dal suo progetto, perché quel povero "griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te" (Dt 15,9). E la mancanza di solidarietà verso le sue necessità influisce direttamente sul nostro rapporto con Dio: "Se egli ti maledice nell'amarezza del cuore, il suo creatore ne esaudirà la preghiera" (Sir 4,6). Ritorna sempre la vecchia domanda: "Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?" (1 Gv 3,17). Ricordiamo anche con quanta convinzione l'Apostolo Giacomo riprendeva l'immagine del grido degli oppressi: "Il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente" (5,4). (Evangelii Gaudium n.187) 

DOMANDE

In quali occasioni mi fermo ad ascoltare le grida dei poveri? I lamenti dei sofferenti? Gli sfogli degli inquieti? Mi fermo sulla situazione che mi ha più colpito... Quali sentimenti sento in me?

Riesco a gridare al Signore le mie povertà, i miei bisogni, sapendo che Lui è il primo interessato a me? E queste stesse situazioni, so condividere coi fratelli, o mi vergogno di mostrarmi fragile?

Il Papa invita a riconoscersi come "strumenti di Dio"; madre Teresa di Calcutta, in questa linea, amava definirsi una "piccola matita nella sue mani". Se dovessi scegliere un'immagine, quale tipo di strumento senti di essere in questo periodo della tua vita? Verso quali priorità ti sta dirigendo il Signore? 

PREGA

O Signore risorto, fa' che ti apra quando bussi alla mia porta. Donami gioia vera per testimoniare al mondo che sei morto e risorto per sconfiggere il male. Fa' che ti veda e ti serva nel fratello sofferente, malato, abbandonato, perseguitato... Aiutami a riconoscerti in ogni avvenimento della vita e donami un cuore sensibile alle necessità del mondo. O Signore risorto, riempi il mio cuore di piccole opere di carità, quelle che si concretizzano in un sorriso, in un atto di pazienza e di accettazione, in un dono di benevolenza e di compassione, in un atteggiamento di perdono cordiale, in un aiuto materiale secondo le mie possibilità. (Madre Teresa di Calcutta)

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