Lettera ai Missionari

Lettera ai Missionari Foto JC Patias e Orlando Hoyos
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Cari missionari, con il seguente messaggio vogliamo raggiungere, come Direzione Regionale, ognuno di voi che dona continuamente la propria vita al servizio della missione ad gentes in ognuna delle diverse realtà missionarie della nostra Regione in Colombia, Ecuador e Perù. A voi che per molti anni avete fatto della vostra vita un'oblazione e ora accompagnate la missione con la preghiera e la testimonianza di vita. A voi che, nonostante la fragilità fisica o spirituale, vi sforzate di mantenere vivo il primo amore della vocazione missionaria. A voi giovani in formazione che, passo dopo passo, vi state configurando a Gesù, Missionario del Padre.

In continuità con il percorso tracciato dal precedente Governo Regionale e decisi a dare vita alle proposte della XII Conferenza Regionale, tuttora in vigore, vi invitiamo a proseguire nel discernimento permanente affinché il coraggio di cambiare che abbiamo proposto diventi una realtà; vogliamo credere che, "nell'ordinario della vita, nella semplicità e nella quotidianità, Dio farà meravigliosamente qualcosa di straordinario" (XII Conderenza Regionale). 

Per questo motivo, la nostra proposta per questo triennio è marcata dal desiderio di riprendere con entusiasmo la missione Ad Gentes, l'identità propria del nostro Istituto, dove Gesù Cristo e il messaggio del suo Vangelo sono la fonte e la ragione della nostra consacrazione Ad Vitam, e da dove possiamo accompagnare la realtà personale e circostanziale di ciascuno di noi.

Viviamo in un mondo che sta cambiando rapidamente e, di conseguenza, anche i contesti missionari cambiano. Per questo, prima di elaborare il progetto missionario che come Direzione Regionale vogliamo proporre, desideriamo proiettarci nel futuro in sintonia con la sinodalità della Chiesa Universale e spinti dal cammino proposto dal XIV Capitolo Generale che invita ad ascoltare le novità dello Spirito. È quindi "urgente comprendere a fondo questi cambiamenti e, soprattutto, cercare di prevedere le ripercussioni che possono avere sulla vita dell'Istituto" (Documento preparatorio al XIV Capitolo Generale).

Siamo consapevoli della realtà che Colombia, Ecuador e Perù stanno vivendo in termini sociali, politici ed economici, soprattutto a causa delle conseguenze della pandemia di Covid19 e dell'esplodere di emergenze sociali che, tanto in Colombia come in Ecuador, in un modo o nell'altro, hanno a che fare con la nostra realtà e la nostra gente. Per questo riconosciamo e ringraziamo il Buon Dio per i grandi sforzi che ognuno di noi sta facendo per portare avanti la missione che ci è stata affidata, rispondendo generosamente alle sfide che si presentano.

Cercheremo di guardare con serenità alla realtà della nostra Regione; di riconoscere le grandi sfide che dobbiamo affrontare in termini di vocazione, formazione, personale, vita comunitaria, economia, struttura, così come le nuove sfide che oggi ci invitano a ridefinire e ripensare la nostra Missione. Per questo motivo vi proponiamo di camminare insieme e con determinazione verso il cambiamento che il mondo, la Chiesa e il Signore stesso si aspettano da noi. 

Vogliamo lasciarci illuminare dalla dinamica dell'ascolto che vediamo nell’episodio del diacono Filippo e dell’etiope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia (Atti 8,26-40). Questo incontro, frutto del cammino, apre un orizzonte (come guardare), identifica uno stile (come essere) e ci propone un metodo (come fare). 

Filippo, attento alla voce di Dio, nonostante abbia vissuto una missione fruttuosa e di successo, è subito chiamato a un'altra missione: "alzati e vai"; senza ribattere lo fa con totale disponibilità. Subito gli viene indicata la strada da seguire: verso sud, il deserto, un luogo poco battuto e persino pericoloso. A questo punto potrebbe insorge la tentazione di dire “ma non sarebbe meglio prendere una strada più sicura?” e invece Filippo, nonostante tutto, assume il rischio. Quando si produce l’incontro Filippo, mosso dallo Spirito Santo, accetta l’invito di sedersi accanto e dialogare: un chiaro esempio di ascolto e vicinanza. Alla fine, completata la sua missione di consolazione, è rapito dallo Spirito Santo, pronto per un’altra missione e invece l'etiope, profondamente rinnovato, continuava il suo cammino.

Cari missionari, vogliamo augurarvi che il coraggio di cambiare per dare un nuovo significato alla nostra consacrazione e missione possa sempre venire dalla capacità di ascoltare Dio e anche i bisogni dell'umanità, della missione e della casa comune. Possa Lui trovare in noi disponibilità, fede, vicinanza e umiltà. 

Come direzione provinciale vogliamo affidare il nostro servizio missionario all’intercessione del Beato Giuseppe Allamano, "padre e maestro dei missionari", e alle Beate Irene e Leonella. Juan Pablo de los Rios e Direzione regionale

*Juan Pablo de los Rios è il superiore regionale della Colombia

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