Paese in Lutto Nazionale e in Piena Emergenza

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Nel secondo dei tre giorni di lutto nazionale proclamati ieri dal premier Sushil Koirala, il paese vive ormai in piena emergenza e nella capitale Kathmandu la polizia antisommossa è stata dispiegata stamattina per evitare disordini e, soprattutto, la fuga in massa della popolazione.

Il passare del tempo associati alla scarsità dei soccorsi rispetto all’entità del disastro e al numero di persone in stato di necessità sta aggravando le condizioni di decine di migliaia di sfollati, mentre la conta delle vittime sale ancora: ufficialmente 5057 i morti e almeno 8000 i feriti; 10.000 la cifra che lo stesso premier ha riconosciuto probabile per il conto finale dei decessi. In aumento, oltre un centinaio, anche il numero dei morti nelle aree limitrofe di Cina e India.

Le squadre di soccorso internazionali, attive già 48 ore dopo il sisma principale di sabato, hanno recuperato dal sotto le macerie solo 13 sopravvissuti e la speranza di nuovi ritrovamenti si affievolisce con il passare delle ore.

All’aeroporto internazionale di Kathmandu cominciano ad arrivare ingenti quantità di aiuti da decine di governi e organizzazioni, mentre i soccorsi della confinante India prendono soprattutto la via terrestre attraverso le poche strade agibili.

Nella capitale, dove i maggiori spazi aperti sono stati trasformati in tendopoli improvvisate, le code si allungano per la distribuzione di acqua e cibo da parte, soprattutto, di organizzazioni umanitarie. Il governo nepalese si è detto impotente davanti all’entità del disastro e nemmeno in grado di garantire i teli impermeabili per fornire di rifugi provvisori i terremotati.

Inizia a concretizzarsi anche il flusso di aiuti finanziari. L’Onu ha stanziato 15 milioni di dollari dai suoi fondi d’emergenza. Altri 15 milioni di euro sono stati destinati alle popolazioni colpite dalla Norvegia, che si è posta a capofila dei donatori.

Alla situazione in sé grave si aggiunge lo stress per le scosse di assestamento e la coscienza che il terremoto di grado 7.8 di domenica non è l’atteso “big one” che avrebbe consentito – a costo forse di una tragedia ancora maggiore – alle forze immense raccolte nel punto di scontro tra placca indiana e catena himalayana di liberarsi. Nel 1934, un sisma di magnitudine 8.1 uccise quasi 11.000 persone. Fortunatamente, la scossa principale ha interessato aree esterne alla valle di Kathmandu, lontana quindi dai principali centri abitati del paese.

“Si tratta di una tragedia terribile per il Nepal – segnala il capo della missione dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Iom), l’italiano Maurizio Busatti -. Ancora non conosciamo le piene dimensioni dei danni o il numero delle vittime ma inevitabilmente i dati si faranno più gravi quando saranno raggiunte città e villaggi ancora inaccessibili. Sappiamo dai rilevamenti aerei e dalle immagini satellitari che interi centri abitati sono stati distrutti. Si tratta di un tempo di immensa tristezza per il Nepal e l’intera comunità internazionale deve unirsi per mitigare il dolore della nazione”.

A delineare maggiormente le dimensioni della catastrofe, le parole del responsabile della Squadra di intervento Iom nelle emergenze ora in Nepal, Brian Kelly: “Stimiamo che centinaia di migliaia di famiglie siano rimaste senzatetto e si stiano spostando verso aree considerate più sicure per timore di nuove scosse, sia spontaneamente, sia per seguire i piani prestabiliti. Ora la priorità è di garantire loro rifugi sicuri e rispondere rapidamente ai loro bisogni”.

La Chiesa cattolica in Nepal

(Agenzia Fides) –

Il primo sacerdote cattolico ad entrare in Nepal fu il gesuita portoghese padre Juan Cabral, nel 1628. Nel 1670 il re Pratap Malla invitò i gesuiti a stabilirsi nel paese. Nel 1703 i Cappuccini italiani fanno opera di evangelizzazione nella parte centrale e orientale del Nepal. La conquista del potere da parte dei Gorkha, nel 1769, fermò l’evangelizzazione per quasi due secoli. Solo nel 1951 infatti alcuni gesuiti indiani e americani poterono entrare in Nepal per insegnare, ma senza esercitare il ministero pastorale. Analogamente successe per le suore di N.S. di Loreto, nel 1955. Nel 1968 viene ordinato il primo sacerdote nepalese, gesuita. Nel 1973 vengono adottate dalle autorità severe misure per evitare le conversioni al cristianesimo, e decine di cristiani vengono incarcerati senza processo.
Il 7 ottobre 1983 il territorio del Nepal, fino ad allora sotto la giurisdizione della diocesi indiana di Pattna, viene eretto in Missione sui iuris, con sede nella capitale Kathmandu, affidata ai Gesuiti. Sul finire degli anni Ottanta diverse congregazioni religiose, maschili e femminili, aprono le loro case in diversi luoghi del paese. L’8 novembre 1996 la missione in Nepal viene elevata a Prefettura Apostolica, e il 10 febbraio 2007 a Vicariato Apostolico, con primo Vicario Apostolico P. Anthony Francis Sharma, S.I., nativo di Kathmandu, che ne era stato responsabile fin dalla creazione della Missio sui iuris. L’attuale Vicario apostolico, nominato il 25 aprile 2014, è Sua Ecc. Mons. Paul Simick, del clero di Darjeeling.
Secondo l’Annuario Statistico della Chiesa il Nepal ha 29.129.000 abitanti, di cui 8.000 cattolici. Ci sono 11 parrocchie, 60 stazioni missionarie, 1 Vescovo, 18 sacerdoti diocesani e 58 religiosi, 13 religiosi non sacerdoti, 165 religiose. La Chiesa gestisce 17 centri di assistenza e beneficenza, e 22 scuole materne, 28 primarie e 23 medie, tra inferiori e superiori.

 


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