XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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La fede vale se fa presente l’amore di Dio

 

Es  22,21-27: Le leggi privilegiano coloro che materialmente e legalmente rimangono sempre indifesi: le vedove e gli orfani, troppo esposti alla povertà e all’abbandono. Yahvè ascolterà i lamenti e le rivendicazioni di questi poveri se non li si attende come si deve.

1Ts  1,5-10: La vita cristiana dei tessalonicesi non è il frutto di uno sforzo umano isolato, ma corrisponde alla apertura che hanno promosso verso la grazia divina.  

Mt 22,34-40: Gesù si riferisce al Deuteronomio 6,5 che cita leggermente cambiato: amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. Il testo diceva: ‘’con tutte le tue forze’’.

 

Gesù colloca, a partire da Lev 19,18 un’altra esigenza ugualmente importante per una vita di fede: ‘’amerai il tuo prossimo come te stesso’’. Con questa risposta Gesù, connette intimamente l’amore di Dio e l’amore del prossimo. La cosa rilevante consiste nell’allineamento e sopra tutto nel fatto che tutti e due i comandamenti incontrano in Gesù il luogo proprio e la sua ultima consistenza. Adesso questi comandamenti si rapportano a lui; Gesù costituisce il modello perfetto di quelle prescrizioni.  Nella sua risposta più che la spiegazione dei testi legali, Gesù mette i suoi avversari di fronte a due persone, Dio e il prossimo. In questo modo si mette allo scoperto la incapacità dei dirigenti religiosi che non hanno potuto o voluto essere fedeli a Dio e all’essere umano e in conseguenza non hanno potuto creare, a partire dalle due fedeltà, una società giusta. I due comandamenti fondamentali della legge: l’amore a Dio e al prossimo con tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente, al dire di Gesù sono simili e stanno in profonda relazione e si interconnettano con tutta proprietà. Se amiamo il prossimo, non primeggiano più gli interessi personali ma quelli di altra persona: vuol dire uscire da se stessi e trascendere come fa Dio. L’amore al Padre e a Gesù si manifesta nel darsi alle sue immagini vive.

C’è una conseguenza che merita una piccola pausa di pensiero. Amare Dio e amare il prossimo sono due comandamenti simili, potremmo dire che vanno assieme che se non si compie il primo nemmeno il secondo si compie e viceversa se si trascura il secondo anche il primo viene ferito. Esiste pertanto il pericolo della dissomiglianza e della lontananza. Se non amo Dio sono lontano dal prossimo e se non amo il prossimo sono lontano da Dio, sono dissimile, sono diverso, non rappresento una realtà vera. Il valore positivo acquista forza nell’enfasi di amare il prossimo come ha fatto Gesù, senza riserve e senza condizioni. Possiamo dire che il comandamento dell’amore non ha niente di superfluo quando ci rimette sulla via della nostra identità profonda e siamo coerenti con la nostra immagine vera e originale che è l’immagine divina.

 

L’abbiamo visto Dio? negli occhi gioiosi di un bimbo amato, negli occhi impauriti di un bambino della guerra, negli occhi tutti febbricitanti di un bimbo che ha fame, nella mano che mendica una dose di giustizia, nella mano che ringrazia,  in quella che perdona e in quella che si dona. Dobbiamo sentire Dio nel suo amore reso leggibile e visibile in Gesù, che aveva compassione e lo dimostrava con la parola e con il cuore.  

 

 

 


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