XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Spesso l’unico modo di dire è fare

 

Is  5,1-7. La vigna di Dio era il popolo eletto privilegiato in tantissimi modi. La risposta è stata deludente. Dio si aspettava giustizia e invece c’è solo violenza e morte.

Fil  4,6-9. Paolo invita a confidare in Dio perché dia gioia e liberi dalle inquietudini e le angustie. La preghiera deve dare capacità di mantenere il cuore e il pensiero in ciò che è importante. 

Mt  21,33-43. Il dramma non è più nel fatto che la vigna non dia frutti buoni ma sulla pretesa dei servitori di agire come se i padroni fossero loro: la Chiesa non è riservata a persone privilegiate.

 

Molti gruppi consideravano che la salvezza d'Israele era l'unica meta della storia. Gesù mise duramente in questione questo modo di pensare,  escludente. Per Gesù il Regno di Dio era aperto a tutti gli uomini "di buona volontà" ossia che avessero come primo valore della loro vita l'amore e la giustizia. Il Regno è "vita, verità, giustizia, pace, gratuità, amore". Perciò, non erano importanti per Gesù le differenze razziali, di genere o di qualsiasi altro tipo. E Gesù non solo lo propose come ideale, ma lo realizzò nella pratica. Per i praticanti ortodossi questa apertura del Regno di Dio agli stranieri, infermi e peccatori era assolutamente impensabile. Di più, loro ritenevano che fuori da Israele e dalla sua particolare religione non ci fosse salvezza per nessuno. Si consideravano "proprietari" del Regno di Dio. Oggi la vigna del Signore si estende su tutti i terreni e anche con tutti i climi; non ci sono coordinate sconosciute. La Chiesa si muove e promuove per tutto il mondo e se alle volte sembra mettersi in ibernazione, torna a muoversi e si estende ancor di più. Anche nei tempi di magra quando i conflitti e la stanchezza sembrano dominare e gli oppositori si rallegrano che finalmente scompaia, le sue radici si rafforzano sempre di più e risaltano i prodigi. La Chiesa è davvero forte più nelle avversità che nelle compiacenze, quando è fragile e povera, come il suo maestro Gesù che rinasce quando tutto sembra perduto e finito. È l’esperienza che potremmo ascoltare in tutti gli angoli del mondo. La Chiesa è stata affidata a tutti i popoli e a tutte le razze, a tutti gli uomini di buona volontà. La vigna si adatta a tutti i terreni differenti tra se. E produce frutti abbondanti e variati. Lo Spirito ci commuove e la Chiesa non ha più frontiere. Non si identifica con nessuna appartenenza etnica, culturale o tradizione e usanza. Cristo è la sua unità e le dona la propria forza. Perchè il Signore la intrattiene e la ama secondo i suoi modi e non secondo i nostri, con pazienza, quella che ci manca spesso. Noi siamo collaboratori e per puro dono, suoi amici.

 

Questa vigna, la Chiesa, proprio come il mondo lavorato lui pure da Dio, il Signore ce la da come commissione perchè ci siano frutti buoni: la solidarietà, la stima, la meraviglia di fronte a una fede che nasce dall’impossibile e che annuncia un dio disarmato, ferito, compassionevole e buono. Il Signore  chiede alla Chiesa di compiere semplicemente quello che è buono, quello che è giusto, sentendosi solidale con tutto quello che è nobile e vero. In questo modo la pace di Dio non mancherà le difficoltà che si possano incontrare. Però è la pace di Dio e non la pace che offrono gli uomini. Sono cose ben diverse e si cercano per strade molto differenti. 

 

 

 


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