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IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Giuseppe Ramponi, IMC   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 00:00

lucemondo

Se siamo immagine di Dio miglioreremo la somiglianza stando lontani?

 

 

Dt 18,15-20. Il popolo di Israele ha provato paura nel contatto diretto con Dio. Preferisce la mediazione di Mosè. Dopo arrivano anche a dichiarare impronunciabile il nome di Dio. Gesù ci restituisce il diritto alla vicinanza e ci invita a pregare dicendo ‘’Padre nostro’’.

1 Cor 7,32-35. Per San Paolo è importante che ogni persona si senta gustosamente motivata a servire il Signore senza imposizione di cultura e tradizione altrui. Esiste l’uguaglianza quando si rispetta la differenza.

Mc 1,21-28. Gesù ordina che il sabato, massimo esempio di conformismo religioso, culturale e sociale, sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa.

 

Quello che importava di più a Gesù era la libertà dello spirito: che l’uomo fosse libero dentro di se, nel suo cuore. Diceva Gesù che genera corruzione quello che esce dal cuore non quello che è fuori. Ricordiamo la famosa affermazione: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (Gv 8, 31-32). I farisei rifiutarono la verità di Gesù e rimasero prigionieri delle proprie idee, delle tradizioni, delle catene culturali e religiose. Anche San Paolo era legato a una interpretazione tradizionale e culturale della Parola. Ma un giorno accettò di essere illuminato da Gesù, finì la cecità spirituale e arrivò a una libertà totale tanto da modificare radicalmente la propria vita nell’essere, pensare e fare. La gente diceva: “prima perseguitava il Vangelo e adesso lo annuncia e promuove”. Dopo tanti anni esiste ancora un incatenamento spirituale tragico. Una delle maggiori sfide che l’annuncio del Vangelo incontra tra noi, è che la gente capisca la relazione che esiste tra la vita e la fede. E’ necessario decidere che senza ascoltare le domande, le nostre risposte, per quanto siano belle, non servono a nulla. Bisogna assolutamente ascoltare le domande di Dio, del mondo, dei poveri, dei fratelli e delle sorelle che sono nostri vicini. Le persone che ci stanno attorno dove mettono le proprie aspirazioni? Dove stanno le proprie glorie e croci? Dove è il cuore di coloro con cui vogliamo condividere il Vangelo? E non dimentichiamo mai che per condividere bisogna sapere con chi e perchè. Non puoi condividere quando non hai niente da dire, non hai niente da far vedere, non hai niente da chiedere. La residenza e l’ubicazione nel mondo influisce molto. Però molto più importante è il luogo che si chiama cuore. Potremmo stare nel quartiere più discosto, nella miseria più estrema e avere il cuore altrove. Non possiamo vivere in un altro mondo senza costruirlo prima. Diceva Gesù: il tesoro è dove si mette il cuore.

 

Con la nostra fede battesimale, che è la fede consegnata dalla Chiesa, accogliamo il dono della salvezza e accettiamo di essere in questo mondo persone come le vuole Dio, secondo il modello di Gesù Cristo. Ci identifichiamo come cristiani perchè vogliamo essere di Cristo. E siamo uniti se ci sentiamo membra del corpo di Cristo. Purtroppo c’è un altro sì, il sì dottrinale di questa chiesa e quell’altra. È lì che cominciamo a dividerci. Il sì dottrinale non è più cogliere la proposta di Dio ma esprimere l’adesione alle proposte su Dio, contenute nelle dottrine nei dogmi e nelle definizioni dei maestri della fede.

 

 

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