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III Domenica di Pasqua - Anno B

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Letture:
At.3,13-15.17-19;
Sal.4;
1Gv.2,1-5;
Lc.24,35-48; - «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro».

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Prima lettura: negli Atti degli Apostoli, Pietro dichiara il peccato di coloro che hanno ucciso il Signore; al tempo stesso afferma che all'origine del peccato c'è l'ignoranza.
In altre parole, il peccato è sempre un errore che l'ignoranza della legge non scusa. Ignorare la verità non rende innocenti; tuttavia è anche vero che se loro avessero conosciuto tutti gli aspetti della situazione, quegli sbagliati non li avrebbero commessi.

Dio sta sempre dalla parte del perdono, fa di tutto per non condannare, per assolvere e salvare. Questa è la prospettiva positiva, nella quale dobbiamo collocare il cammino della nostra conversione. C'è in gioco la nostra pace interiore, che è fondata sulla pace con Dio. Se siamo in pace con Lui, tutto è più facile. La pace interiore è la condizione necessaria per costruire pace anche all'esterno, con il prossimo. Al contrario, colui che ha lo spirito inquieto, difficilmente sarà in grado di disporsi alla pace con gli altri. È come se, dovendo scalare una montagna, invece di considerare l'obbiettivo della vetta, calcolassimo il numero complessivo dei passi. Ebbene, soppesare la fatica è una battaglia persa prima ancora di averla iniziata. Vincerà la fatica, e noi perderemo ogni slancio e non arriveremo mai alla meta.

La seconda lettura pone in relazione l'amore per Dio e l'osservanza dei comandamenti, ai quali siamo tutti tenuti per fede. "Da questo sappiamo di aver conosciuto Dio: se osserviamo i Suoi comandamenti.". Nel linguaggio biblico, conoscere Dio, conoscere un uomo, una donna, significa amare Dio, amare un uomo, amare una donna. Non si ama Dio se non si osservano i Comandamenti di Dio; non si ama il fratello se non si osservano i comandamenti dell’amore, del patto o della relazione promessa, come tra marito e moglie, tra figli e genitori, tra capi e sudditi.
Vangelo: il corpo di Cristo risorto come è?

Non è diventato Spirito, ma è rimasto corpo umano tanto che Gesù risorto mostra le ferite delle mani e dei piedi agli Apostoli e in S. Luca mangia il pesce arrostito davanti a loro. D’altra parte entra nel cenacolo a porte chiuse ed esce scomparendo nello stesso modo. Quel corpo risorto di Gesù si è unito all’anima che era stata creata da Dio nel momento del concepimento nel grembo della Madre sua Maria e da cui si era separata al momento della sua morte in croce. Quell’anima con quel corpo risorto formano il Cristo risorto, giubilo del paradiso e meraviglia degli uomini che non possono comprendere il mistero.

Questo mistero va creduto: solo la fede ci introduce a quella vita trionfale del Risorto. La stessa fede ci dice che anche il nostro corpo risorgerà alla fine dei tempi e che la nostra anima, separatasi dal corpo al momento della morte temporale, si unirà al corpo risorto per formare il Beato nella gloria del paradiso.

Nel Credo della Messa noi professiamo: “Credo nella risurrezione della carne”, credo che i nostri corpi, mutatosi chimicamente in altre sostanze, risorgeranno e con l’anima, nell’unità di anima e corpo, formeranno i beati del cielo.

Quanto tempo dovrà passare prima che le anime si uniranno di nuovo al loro corpo risorto per formare i beati del cielo? Non c’è computo che abbia valore, perché fuori del temporale non esiste il tempo. Il corpo di Gesù rimase tre giorni nel sepolcro e poi l’anima di Cristo si riunì al corpo rendendolo Re dell’universo, Capo della Chiesa e del Corpo mistico. Il corpo della Madonna forse rimase meno di un giorno nella tomba e la sua anima benedetta si riunì al corpo verginale rendendo la persona la Regina del cielo.

Mentre vivo quaggiù nel temporale, devo avere un grande rispetto per l’anima mia, ma anche per il mio corpo che è l’unico mezzo con cui posso fare il bene e purtroppo anche il male. L’anima non può né meritare, né peccare se non per mezzo del corpo. Il corpo, unito in unità indissolubile all’anima, la condiziona in tutte le sue azioni e in tutte le sue credenze, condizione che cesserà solo con la morte, che è la separazione dell’anima dal corpo: l’azione più violenta per ogni individuo.

Benedetto sia Dio nella sua infinita sapienza e lode a Cristo che ha voluto assumere la natura umana per portarci la salvezza! Ha compiuto questa grande meravigliosa opera nel grembo purissimo di Maria Immacolata.

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