Oct 17, 2017 Last Updated 9:04 PM, Oct 15, 2017

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

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Mt.22,1-14.
“ Molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

 

La Parola di Dio di questa Domenica, è intrisa da un grande annuncio di speranza e di gioia: è un messaggio di consolazione di Dio al suo popolo: la salvezza universale da parte di Dio, e la collaborazione e l’attiva partecipazione da parte dell’uomo. I piani di Dio prendono corpo e si basano su un impegno e una promessa. Il regno dei cieli è il festino di nozze; Gesù ne è lo Sposo; Dio Padre, il Re della parabola, l’autore e l’origine dell’intero progetto. Tutte le promesse di Dio hanno trovato il loro compimento con la venuta di Gesù Cristo. Egli, dirà S. Paolo, è il “sì” di Dio, l’”amen” per eccellenza.

La grande sala in cui si celebra il festino è la Chiesa, e la redenzione è imbandita in essa.

/ La parabola del “banchetto nuziale, rappresenta l’itinerario della storia della salvezza operata da Dio. Israele, scelto per primo, l’ha rifiutata; i pagani, chiamati in un secondo tempo, otterranno la salvezza se diventeranno membra vive e operanti di Cristo.

La chiamata per un grande banchetto. Chi non si affretta ad accettare un invito a nozze? Sembra davvero inverosimile il racconto riferito da Matteo! Un Re(Dio) che deve mandare a chiamare per due volte (tramite i profeti e gli apostoli), gli invitati(i giudei), e questi che reagiscono con indifferenza o con un atteggiamento duramente ostile; il passaggio è improvviso, dalla festa alla repressione degli invitati ribelli, la cui città viene data alle fiamme(distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, nel 70 d.C.). I nuovi commensali (peccatori e pagani), raccolti a caso lungo le strade per riempire la sala; e quel povero diavolo buttato fuori nelle tenebre, anche se non ha avuto né il tempo né i mezzi per procurarsi l’abito nuziale (giudizio finale).

Ora tutto questo non è naturale! E infatti la parabola si riferisce a una realtà soprannaturale, quella della salvezza: la festa di gioia e di comunione a cui sono invitati, dapprima Israele, e poi la Chiesa e tutta l’umanità. La parabola descrive a grandi linee lo sviluppo di questa storia: il rifiuto e l’ostilità di Israele di fronte all’invito dei profeti e dei giusti, così come all’annuncio del Vangelo da parte di Gesù e dei suoi apostoli. La distruzione di Gerusalemme, assunse valore simbolico agli occhi della prima comunità cristiana; e l’espansione missionaria della Chiesa tra i pagani, il popolo non ebraico.

Tuttavia, “molti sono chiamati, ma pochi eletti”. Dio ha in mente una festa universale per l’umanità. Gli inviti sono stati trasmessi dai profeti, poi dagli apostoli: ma si sa che magra accoglienza ricevettero. Il popolo ebraico, da primo diventa ultimo; altri, i pagani, prenderanno il loro posto.

Noi siamo ora quella seconda ondata di invitati, cercata nei crocicchi delle strade, fatta di buoni e cattivi, ciechi, storpi e zoppi. Siamo noi al riparo di ogni rifiuto? Anche per noi c’è un grande avvertimento, come per quell’uomo non vestito a festa, cioè un opportunista, un parassita. Il credente, salvo rare eccezioni, preferisce la sua tranquillità, la carriera che a poco a poco si è costruita, i suoi interessi, alla gioia universale della salvezza. Si può essere cristiani di nome, senza impegnarsi in un cammino di conversione, ci si può credere invitati al banchetto del regno e rimanere indifferenti di fronte ai piatti vuoti di tanti bambini sulla terra, che muoiono di fame. E’ la vita battesimale che conta, non il certificato di Battesimo; è l’abito di cui parla S. Paolo, quando dice che dobbiamo “rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio, nella giustizia e nella santità” (Ef.4,24). Senza questa novità di vita, il biglietto d’invito conterà ben poco agli occhi del Re!

Amico, perché sei qui”? è la domanda rivolta a ciascuno di noi che ci troviamo adesso nella grande sala nuziale che è la Chiesa, per il banchetto che è l’Eucaristia. Chiediamoci se non siamo anche noi qui senza veste nuziale, se non siamo qui per caso, per abitudine, senza prendere parte e interesse a ciò che si svolge, perché il cuore è assente e la mente persa dietro ad altri interessi...

Ciò che è in questione non è, evidentemente, solo il nostro essere qui in chiesa – il perché siamo venuti a Messa – ma è il nostro essere cristiani. Essere vestiti di veste nuziale potrebbe significare rivestirsi di opere evangeliche, del manto di coloro “che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica ogni giorno”.

Dio vuole tutti gli uomini salvi; Egli chiama tutti, buoni e cattivi, a far parte della sua Chiesa. Gli invitati alla mensa del Signore sono i rifiuti della società, i miserabili, le vittime della fame di pane, di verità e di perdono: Dio li sazierà. Ora occorre un luogo dove si ritrovi il gusto della festa, dell’amicizia e la gioia di vivere. Questo luogo dovrebbe essere la Chiesa. Però l’attualizzazione del Vangelo, verte sull’impegno cristiano: quando si è parte del regno (essere cristiano), bisogna vivere con dignità la propria appartenenza alla Chiesa, come testimoni vivi della risurrezione di Cristo, come lievito nella pasta. La convocazione della Chiesa per formare un unico popolo di Dio, passa attraverso la testimonianza dei credenti

Gesù ci ha raccontato tutta la storia, non so a che punto della storia siamo adesso, ma so che il banchetto è pronto, e sappiamo tutti dove andremo a finire se non accettiamo il suo invito!

Tutto perciò comincia con un invito. E’ stato detto che “l’uomo è il rischio di Dio”, perché Dio rischia di trovarsi con la sala delle nozze del Figlio, vuota, con le Chiese vuote e con un banchetto con nessuno che vuole partecipare! Eppure, Dio continua ad invitare e l’uomo continua a rifiutare! E non solo, ma anche a farsi “gettare fuori” una volta che è entrato in sala, cioè a sbagliare la vita. “Non basta vivere, ci vuole anche una ragione per vivere”: e la nostra ragione è Cristo! E’ Lui l’abito da indossare per non fallire la vita. Nel Battesimo abbiamo ricevuto, con la veste bianca, il compito di passare la vita a rivestirci di Cristo Gesù.

S. Giovanni Crisostomo: “Vesti il corpo con l’abito modesto, ma rivesti di porpora l’anima. Tu, invece fai il contrario. Adorni in modo assai vivo e vario il corpo, e tolleri che l’anima, la quale ne è regina, sia trascinata prigioniera dalle sue irrazionali passioni. Non ti rendi conto che sei invitato alle nozze di Dio?”.

L’Eucaristia è il banchetto della nuova amicizia che riunisce gli uomini a Dio. Vi pregustiamo il convito eterno in cui Dio sarà sempre con noi. Il Padre invita tutti ad entrare nella sala del banchetto. Il Figlio Gesù, ci fa partecipare al suo Corpo e al suo Sangue. Lo Spirito Santo ci trasforma in modo tale che la nostra comunione sia piena. Tutto ciò è possibile; ce ne dà prova S. Paolo, il quale incatenato per la fede, potè esclamare: “tutto posso in colui che mi dà forza”.

A Gesù, Buon Pastore e Sposo della parabola, col quale ora stiamo per comunicarci al suo Corpo eucaristico, chiediamo che ci doni anche il suo Spirito e l’aiuto per essere sempre coerenti alla nostra chiamata e vocazione cristiana.

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