Dec 14, 2017 Last Updated 8:48 PM, Dec 13, 2017

XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

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Mt.21,28-32
“Colui che ti ha creato senza che tu l’abbia voluto,
non ti salva senza che tu lo voglia”
(S.Agostino).

Il messaggio che Gesù oggi ci annuncia è di convincere tutti coloro che si scandalizzano della sua predilezione per i peccatori, che questi, se fanno penitenza, sono più vicini alla salvezza dei benpensanti che si ritengono giusti. E’ la responsabilità personale nella salvezza. La nostra salvezza è tutta opera o dono gratuito che Dio fa all’uomo, però è anche frutto della nostra collaborazione e della nostra libertà. Giustamente S. Agostino dice: “Colui che ti ha creato senza che tu l’abbia voluto, non ti salva senza che tu lo voglia”. Pertanto segno di questa libertà dell’uomo è la sua capacità di convertirsi dal male al bene, di diventare da cattivo a buono e, per converso, la capacità di pervertirsi, passando ad essere da buono a reprobo. Nessuno, dunque, è fissato irrimediabilmente nella vita dal suo passato.

La parabola di Gesù riguarda il rifiuto del popolo ebraico, che non ha voluto ascoltare Cristo, e la sua sostituzione con i pagani. E’ il fare che conta, non l’obbedienza apparente:”Non chi dice,Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi concretamente fa la volontà di Dio”.

Il profeta Ezechiele e Gesù, illustrano questa verità della responsabilità personale nella salvezza.

1. Il profeta Ezechiele. Tenendo conto della situazione dei suoi contemporanei, il profeta cerca di raddrizzare le idee distorte e fatalistiche che essi hanno del peccato e della salvezza. Nel loro luogo di esilio, gli ebrei andavano dicendo: i nostri padri hanno peccato e noi ne portiamo le conseguenze.

Ezechiele si oppose con grande vigore a questa idea: Dio non castiga i figli per le colpe dei padri, o i padri per le colpe dei figli. Ognuno ha la possibilità di salvarsi, se solo lo vuole; ne è segno il perdono che Dio accorda sempre e generosamente a chi decide di lasciare la via del male per convertirsi a Lui con tutto il cuore. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Quante volte, di fronte all’ingiustizia e alla cattiveria presenti nel mondo, mettiamo Dio sotto accusa per le nostre malefatte! Quante volte abbiamo esclamato: Se Dio fosse giusto, non dovrebbe permettere il male nel mondo! L’accusa che rivolgiamo a Dio, Egli rimanda a noi il rimprovero:”Voi siete responsabili, perché liberi”. Il popolo di Dio a poco a poco ha preso coscienza dell’importanza della libertà e del rischio che essa comporta. Dobbiamo evitare di cadere nel fatalismo e nell’infantilismo, spesso latenti nei credenti!

2. La parabola di Gesù. Il Signore illustra questa stessa verità ai suoi contemporanei con la parabola dei due figli invitati dal padre ad andare a lavorare nella vigna. E’ l’esempio della capacità che ha l’uomo di cambiar vita, purché si mantenga in un atteggiamento di umiltà e non di autosufficienza.

Gli ebrei, - e i farisei in particolare – si aspettavano che il Messia, venendo, ratificasse la loro situazione in atto, cioè di privilegiati, di popolo eletto - l’esempio del figlio che aveva detto di al padre-, e quindi destinati alla salvezza, senza alcun nuovo scotto da pagare. Dall’altra parte, tutti gli altri popoli, i pagani, i peccatori, identificati come pubblicani e meretrici, che fino ad allora avevano detto di no a Dio.

Gesù manda all’aria questo comodo schema, rimettendo tutto in questione. Non basta essere figli di Abramo, non serve appellarsi a privilegi del passato: la salvezza è una cosa personale che si decide nell’atteggiamento che si assume davanti a Dio e davanti all’annuncio di Cristo. Dio può fare dei figli di Abramo anche dalle pietre, cioè dai peccatori più insensibili. Che i pubblicani e le prostitute, cioè la peggiore categoria di peccatori, avrebbero sopravanzato il meglio di Israele, questa era una ferita profonda che i farisei non perdonarono a Gesù! E Gesù mostra il suo agire con tanti esempi:

il pubblicano scese salvato dal tempio, giustificato davanti a Dio, e il fariseo, invece, no. Così Gesù che entrò in casa di Zaccheo il pubblicano, che per anni aveva succhiato soldi a tutti, e lo rivaluta; si lasciò lavare i piedi e ungerli da una prostituta; sottrae l’adultera al linciaggio dei benpensanti puri. Inoltre l’esempio del samaritano dinanzi al ferito sulla strada, che lo aiuta, a differenza degli osservanti della legge, che dicono sì e fanno no! Infine esalta la fede della donna Cananea e del centurione romano(pagani); accoglie le lacrime della Maddalena, ecc. La salvezza è offerta, dunque, da Dio a tutti gli uomini. Dipende dalla libera risposta di ciascuno. L’adesione dell’uomo a Dio è libera, ma deve essere anche concreta e fattiva. Non chi si contenta di pii sentimenti e di velleità, ma chi mette mano a tradurre in gesti e fatti di vita quotidiana, la volontà di Dio. Al di là di adesioni e rifiuti verbali, ciò che conta è la prassi. L’obbedienza a Dio si misura sui fatti, e non su tante chiacchiere. Dei due figli della parabola, Gesù dice di preferire quello che rifiuta a parole, ma poi si pente e fa quello che il padre gli ha chiesto; lo preferisce all’altro che a parole dice di sì al padre, ma poi non ne fa nulla e nel campo non ci va. I farisei hanno saputo dire di sì alla Legge, ma hanno opposto un no al Vangelo. E’ venuto il tempo in cui coloro che hanno rifiutato la legge, aderiscono invece al Vangelo di Gesù. Il regno di Dio non è di coloro che si considerano giusti, ma dei peccatori che credono e fanno penitenza.

Questa lezione di Gesù deve far meditare e far tremare di paura anche noi cristiani di vecchia data.

Si criticano i mali del mondo: i fallimenti nella vita familiare, i divorzi, gli aborti, i neonati abbandonati nei cassonetti delle immondizie, la corruzione, la mafia, si vorrebbero cambiare tante strutture, ecc. Tutte cose della vigna del nostro mondo che dovrebbero cambiare; ma i cambiamenti in meglio non avvengono da soli. La nostra Italia, così ricca di tradizioni, di cultura, ma anche di benessere, sta diventando povera di valori e vuota di fede. Il Papa parla spesso di una “nuova evangelizzazione”, cioè di un nuovo atteggiamento a recepire il Vangelo con una sincera conversione. Spesso la vita cristiana e sacramentale di molti cristiani, è ridotta alle grandi occasioni: Natale, Pasqua, battesimi, matrimoni, funerali. Nelle ferie e tempo libero, Dio è messo pure in vacanza, perché non c’è tempo per Lui, perché la priorità è godersi la vita ad ogni costo. Non dimentichiamoci che noi pure siamo quel figlio cui Dio si è rivolto per primo chiamandolo a lavorare nella sua vigna, cioè nella Chiesa. Noi siamo coloro che hanno detto di sì con il Battesimo e quanti altri sì impliciti proferiamo nella nostra vita cristiana. Ma spesso questo copre solo il rifiuto reale e crea una mentalità ipocrita. Il rischio è grave perché se noi trascuriamo di “rendere certa, giorno per giorno, la nostra elezione mediante le opere buone” (2Pt.1,10) e mediante una conversione continua del cuore, è contro di noi che si rivolge la parola di Gesù:”I pubblicani e le prostitute vi passeranno davanti nel Regno di Dio”!

Quel padre di famiglia del Vangelo, aveva un lavoro da compiere e bisognoso di aiuto. Non si rivolse a tutta la famiglia, alla comunità o alla folla: domandò personalmente ai suoi figli, uno per uno, se volevano andare a lavorare nella vigna.

Anche noi siamo invitati dal Signore a fare la stessa cosa.

Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani, ha detto: “Questo mondo meraviglioso, è il teatro di una interminabile battaglia, quella della morte contro la vita. Giovani, riscattate questo secolo di Caino; la Chiesa ha bisogno delle vostre energie, del vostro entusiasmo, ideali, disponibilità per gli altri. Non è tempo di vergognarsi di Cristo e del suo Vangelo. Cristo vi ama, vi chiama e vi manda. Non deludetelo”. E noi missionari ricordiamo che: la messe è molta, e noi missionari siamo sempre più pochi, insufficienti, anziani e malati. Venite a darci una mano, in nome e per amore di Cristo che vi ama. Non sprecate la vita pensando solo a voi stessi, per cose inutili. Si vive solo una volta sola.

S. Ambrogio: “Dio non guarda tanto a quello che gli doniamo, quanto piuttosto a ciò che riserviamo per noi stessi”.

Che la nostra vita sia tutta e sempre un sì a Dio, come fecero Gesù e Maria Vergine.

Il Dio della nostra salvezza, che ha assunto un volto umano in Gesù Cristo, ora, in questa celebrazione eucaristica, viene a noi per riproporci e attualizzare questa salvezza.

S. G. Bosco: “La salute del corpo è nelle mani di Dio: la salute dell’anima è nelle nostre mani”.

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