Aug 23, 2017 Last Updated 3:35 PM, Aug 22, 2017

XVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

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Mt. 13,44-52.
“Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto… ad una perla preziosa... ad una rete…”

È commovente l’insistenza con cui Gesù, utilizzando da vero Maestro la chiave delle parabole, cerca di far breccia nel nostro cuore e nella nostra mente, per farci capire ed amare il suo Regno. Ce lo canta in tutti i toni, ricorrendo ai paragoni più disparati per adattarsi ai gusti di tutti gli ascoltatori. Domenica scorsa le parabole presentavano in primo piano il regno dei cieli in se stesso: nella sua composizione (grano e zizzania), nella sua funzione(lievito) e nella sua crescita (grano di senapa). Le parabole di oggi invece, quella del contadino che trova un tesoro (= preziosità del regno), e quella del mercante in cerca di perle (= bellezza del regno), parlano dell’atteggiamento dell’uomo nei confronti del Regno, la scelta fatta dall’uomo durante questa vita, un punto di incontro tra la ricerca dell’uomo e la proposta di Gesù; e la parabola della rete, spiega la responsabilità del regno, la separazione e la cernita fatta dagli Angeli, alla fine dei tempi, fra giusti e cattivi.

1. Il tesoro nascosto in un campo, e il mercante in cerca di perle preziose.

In queste due parabole, la scoperta del tesoro e della perla, avviene in modo casuale, inaspettato, ma è talmente esaltante che l’uomo decide di vendere tutti i suoi tesori per acquistare l’unico tesoro per cui vale la pena di vivere. Un contadino, lavorando la terra, si imbatte in un tesoro sepolto. Il caso non doveva essere tanto strano per gli antichi, data la loro abitudine di seppellire con il morto tutti i suoi gioielli. Ancora oggi, in Palestina, si scoprono tombe antiche con tali tesori; spesso il paese era soggetto a invasioni e deportazioni della gente in schiavitù, e perciò era costretta a nascondere nei campi i loro tesori nella speranza di ritrovarli un giorno, al loro ritorno. Quel contadino, perciò, tutto contento, va a casa, vende tutto ciò che ha e compra quel campo per entrare così in possesso del tesoro. Così pure per la perla, vende tutta la sua collezione per acquistare quella più preziosa. (es. i funerali tra i kikuyu del Kenya.).

Da notare i quattro verbi: “trovare, andare, vendere, comperare”. La rinuncia del contadino e del mercante non è distacco sofferto, ma piuttosto decisione spontanea, mossa dall’entusiasmo per quanto hanno trovato: sono “pieni di gioia”, perché chi ha Dio ha tutto. La differenza tra le due parabole è che: il tesoro è trovato per caso, mentre la perla è frutto di ricerche. Gesù vuol dirci che il Regno di Dio è un dono di Dio, è gratuito, però è anche frutto di diligente ricerca. Si dice pure che il tesoro è “nascosto”; nascosto per chi non conosce il Vangelo e la Chiesa, dopo 2000 anni! Ma è nascosto anche per i cristiani, nascosto, perché sempre da scoprire, ed anche difficile da scoprire.

In entrambi i casi delle parabole, si tratta di una scelta, la scelta della cosa migliore, anche quando esige il sacrificio di tutto il resto, di disfarsi di tutto. C’è un ritornello che ritorna due volte in questo Vangelo: quello relativo a chi “vende tutti i suoi averi”, cioè “staccarsi da”, “rinunciare a”: è una condizione-base per poter seguire Gesù. Pertanto il Signore propone a noi, la stessa scelta della cosa migliore, perché Lui è venuto a portare sulla terra il Regno dei cieli, cioè quella realtà misteriosa che è la verità e la vita stessa di Dio offerta agli uomini, che ha anche un volto visibile e concreto, che è la Chiesa da Lui fondata. Questo “regno” è appunto un tesoro, una perla, l’unica cosa veramente importante per cui vale la pena perdere tutto per acquistarla, anche se per il mondo, questo significa “utopia, follia”, ma che in fondo è “saggezza” aliena da ogni compromesso e patteggiamenti. Dice infatti Gesù: “Che giova all’uomo possedere il mondo intero se poi perde la sua vita?”, cioè, se non entra in possesso del Regno dei cieli, se non trova la propria salvezza?

Queste parabole di Gesù le troviamo come rivissute in un episodio reale e storico del Vangelo: ricordate quel giovane ricco, che si presentò a Gesù dicendo: “Maestro, che devo fare per possedere la vita eterna?”. Rispose Gesù: “Vai, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli” (Mt. 19,16 ss.). Il tesoro nascosto per il quale bisogna vendere tutto, è sì il Regno dei cieli, cioè una realtà, ma è soprattutto una persona: è Gesù stesso. Seguire Lui, sceglierlo per la vita e risceglierlo sempre di nuovo, essere suoi discepoli, significa aver fatto la scelta giusta, la sola che assicura il tesoro nei cieli. È Lui la perla preziosa. “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date per giunta” (Mt.6,33).

Il Vangelo è un lieto messaggio, non un annuncio funebre! Gesù ci vuole arricchire di beni superiori e per questo ci chiede di rinunciare ai beni inferiori, è un fare posto al più e al meglio, un dare tutto per il tutto, per questo è gioia. Pertanto se il regno di Dio non provoca in noi nessuna emozione, non sarà facile sfuggire alla tentazione di considerare forzato e fuori posto ogni richiamo ad impegnarci per una scelta che ci rimane estranea. Il regno di Dio è un mondo totalmente diverso, in cui la legge dell’amore è posta a fondamento di tutto.

S. Agostino, appena scoprì Dio esclamò:” Tardi ti ho amato, o bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo”. E S. Teresa: “A chi possiede Dio, nulla può mancare; Dio solo basta”. Nessuna ricchezza terrena, nessuna gioia umana, nessun valore culturale può reggere al paragone con il Regno di Dio. L’esperienza dell’evangelista Matteo, che lasciò il banco delle imposte per seguire il Maestro, sembra appone in qualche modo la sua firma alla sua opera, quando scrive nel Vangelo: “Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

2. La rete gettata nel mare.

La rete a strascico dei pescatori che viene gettata nel mare, ritira ogni genere di pesci, tra i quali ce ne sono anche alcuni non commestibili, quelli secondo gli ebrei, che non hanno spina dorsale, scaglie visibili (pesci cattivi). A riva si fa la cernita, e sappiamo come va a finire. Nessuno sfugge alla grande “retata”, è solo questione di tempo. Questa è il simbolo del Regno di Dio nel suo momento discriminante, è la rappresentazione del giudizio di Dio, quando finalmente il bene apparirà in tutto il suo splendore, mentre ora è tante volte confuso e irriconoscibile nel magma del male! Noi abbiamo la fortuna di essere stati chiamati alla fede, non per merito nostro, ma esclusivamente per la bontà di Dio. Il fatto poi di essere cristiani, di per sé, non costituisce una polizza a vita: c’è una scelta continua e costante che si impone a noi quando è in gioco il nostro essere cristiani: la coerenza fra fede e vita vissuta; diversamente si rischia di fare la fine di tanti cristiani anonimi, non praticanti, immersi in una società che propaganda altri valori o controvalori: soldi, successo, bella vita, violenza, egoismo, piaceri, consumismo, ecc. Dio è al primo posto nella nostra vita? C’è coerenza tra fede, (quello che diciamo di credere) e vita, (come viviamo di fatto)?..

Diceva il Card. Newman: “Chiedetevi se dovreste cambiare qualcosa nella vostra vita, nell’ipotesi che il regno scomparisse; se non trovate niente da cambiare, significa che non avete giocato la vostra vita su Cristo e sul suo regno”.

I veri cristiani, secondo l’autore della lettera a Diogneto (sec.II-III d.C.):”Abitano ciascuno la sua patria, ma come stranieri residenti..passano la vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo.. sono poveri, eppure rendono ricchi molti; sono privi di tutto, eppure abbondano in tutto”.

Ogni giorno cerchiamo amore, pace e giustizia: sono doni di Dio. Gesù ci annuncia l’ingresso nel mondo di queste realtà, chiamandole con una parola sola: Regno di Dio. Esso va oltre le nostre aspirazioni: è perciò come un tesoro nascosto, una perla preziosa che dobbiamo scoprire e possedere, o come una rete colma di ogni tipo di pesce da scegliere con cura.

La nostra s.Comunione oggi sia occasione per noi per ribadire la scelta di Gesù che abbiamo fatto nel Battesimo. Se lo sappiamo riconoscere, questo è il momento che il tesoro viene a nascondersi dentro di noi per farsi scoprire da noi, che è qui in mezzo a noi, è Dio con noi. E Gesù non può che suscitare la gioia di “averlo trovato” e la felicità di annunciarlo agli altri. ( es. Il falso tesoro e i ladri).

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