Apr 24, 2017 Last Updated 9:33 PM, Apr 23, 2017

IV Domenica di Quaresima – Anno A

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Gv.9,1-41

Il Cieco nato.
“Io sono la luce del mondo”.

Le domeniche di Quaresima che stiamo vivendo, sono il periodo di maggior impegno nel nostro cammino verso la Pasqua, per i massimi misteri della fede che ci vengono proposti, come avveniva nella Chiesa primitiva, per la preparazione dei catecumeni al Battesimo.

Nel cuore della Quaresima, la domenica odierna, chiamata “Laetare”( = rallegrati), invita la comunità cristiana a rallegrarsi e ad esultare per il trionfo della luce sulle tenebre, ad opera di Cristo, “luce vera, che illumina ogni uomo”(Gv.1,9). Il tema della luce è quindi oggi predominante, collegato a quello della fede e del Battesimo. Domenica scorsa abbiamo incontrato una donna di Samaria, che non aveva nome, ed era assetata. Gesù le promise che l’avrebbe dissetata con un’acqua speciale. Oggi incontriamo un uomo, anche lui senza nome, cieco dalla nascita, che non poteva vedere Gesù, ma il Signore ridona la vista al cieco. Pertanto, dopo il simbolismo dell’acqua oggi c’è quello della luce, altro simbolo della liturgia battesimale che ci illumina sul mistero della salvezza portata da Cristo nel mondo. L’accettazione o meno della luce(=Cristo), qualifica e cataloga i diversi tipi di cecità nell’uomo.

Nella Bibbia la luce è una delle realtà più cariche di simbolismo e che meglio si presta a descrivere e a rappresentare Dio stesso. Infatti la salvezza è descritta come luce, la non- salvezza, come tenebre, buio, cecità. La condizione dell’uomo è così condizionata alla sua decisione: scegliere le tenebre o la luce; camminare nel buio o nella luce; preferire Dio che lo conduce alla salvezza o il proprio peccato che lo fa perire nel buio, nelle tenebre, nella cecità e nella morte.

I primi Padri della Chiesa usavano l’immagine di “illuminazione”, per designare il Battesimo, perchè il cristiano, innestato in Cristo per il Battesimo, è stato da Lui illuminato, e perciò i battezzati venivano indicati come “illuminati”, ossia degli esseri che, trasferiti dal regno delle tenebre a quello della luce, sono diventati figli della luce, e camminano nella luce incontro a Cristo, luce del mondo:”Io sono la luce del mondo: chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”(Gv.8,12). Sappiamo bene che la luce elettrica non regge se non è legata ad una centrale elettrica, e se non è sostenuta dall’incessante roteare delle turbina. Così il cristiano, per essere luce, ha bisogno di nutrire, di alimentare giornalmente il suo spirito con il Vangelo e con i Sacramenti, specie con l’Eucaristia.

Nella guarigione del cieco nato, Giovanni ci presenta il dramma tra luce e tenebre, e dà a Gesù l’occasione di rivelarsi come la “luce del mondo”, e come Colui che “fa vedere”, ridona la vista ad un cieco. Inoltre all’evangelista non è la storia della guarigione che interessa, ma qualcosa di più grande: è la storia di una conversione, è un venire alla luce in maniera piena. In modo particolare, Giovanni, vuol dirci due cose: 1. Quel cieco è ognuno di noi: anche noi siamo andati un giorno alla piscina di Siloe – il fonte battesimale -, ci siamo lavati e siamo tornati che ci vedevamo. 2. La luce che ci ha dato è la fede: quel cieco, acquistata la vista, confesserà poi: “Credo, Signore”. Così fede e Battesimo sono nel segno della luce. Gesù è impotente a guarire coloro che non ammettono la propria cecità(come i farisei del Vangelo); il Signore riesce ad aprire gli occhi unicamente a coloro che non vogliono tenerli chiusi(come il cieco nato).

Noi siamo in parte nella luce e in parte ancora nelle tenebre. La fede che abbiamo ricevuto è un germe che deve crescere e svilupparsi. Quello che si vorrebbe è una fede cieca, un cristiano schizofrenico, cioè scisso in due: l’uomo e il cittadino, da una parte, il cristiano credente, dall’altra. E una tentazione, è ipocrisia, alla quale molti cristiani cedono, riducendo la fede spesso ad un vestito di festa che si indossa solamente la domenica per andare a Messa(quando si va!)..Il vero cristiano è anche un “testimone della luce”(Cristo), come ha promesso nel giorno della Cresima.

Una giovane ebrea cieca, chiese un giorno ad un cristiano:”Voi cristiani che dite di vedere, che cosa ne fate della luce”? Gesù guarendo il cieco nato, ha voluto ricordarci che c’è un altro occhio che deve ancora aprirsi nel mondo, oltre quello materiale: è l’occhio della fede. Esso permette di scorgere un altro mondo al di là di quello che vediamo con gli occhi del corpo: il mondo di Dio, della vita eterna, che non finisce con la vita di questo mondo effimero.

Il recupero della vista da parte del cieco, procede di pari passo con la sua scoperta di chi è Gesù. All’inizio, il cieco non sa nulla di Gesù che è per lui soltanto un modestissimo uomo qualsiasi,”quel tale”. Poi lo definisce”inviato”(Siloe, in ebraico vuol dire “inviante”, getta fuori l’acqua), Gesù è “l’Inviato”, il Messo di Dio per eccellenza, il Messia. Più tardi il cieco dirà che Gesù è un “profeta”. Poi ancora più avanti dirà:”egli viene da Dio”, dall’interno di Dio. E finalmente, troviamo quella definizione misteriosa che Gesù amava:”il Figlio dell’uomo”. Alla fine il cieco si prostra, si mette in ginocchio e riconosce nel Cristo il “Kyrios il Signore Dio:Io credo, Signore”, confessa.  Il cieco allora è il battezzato, che esce dalla sua notte di tenebra e di male e si affaccia alla luce, nella quale risplende il volto di Cristo.

Quando siamo stati battezzati, il padrino accese una candela alla fiamma del cero pasquale. Da quel giorno la luce di Cristo è diventata la nostra luce:”Ricevi la luce di Cristo”, ci disse il sacerdote. Da allora la luce è dentro di noi, perché possiamo illuminarci di Dio. Cerchiamo di non spegnere questa luce della fede, ma portarla accesa fino all’incontro finale con Cristo.

Però da notare che, per giungere a riconoscere Gesù come Dio, quel cieco dovette accettare di essere scacciato dalla sinagoga, e quindi in conflitto con l’opinione dominante, rinunciare a fare parte del mondo che contava. Lui ora è diventato capace di vedere, progredendo verso la luce fisica e spirituale, mentre gli altri, rimanevano ciechi, rifiutarono la luce progredendo verso le tenebre e la cecità, pur convinti ipocritamente di vedere. Di qui le ultime parole di Cristo, gelide e sferzanti:”Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane”.

Stiamo assistendo oggi ad un fenomeno quanto mai singolare: mentre gli occhi della scienza diventano più luminosi e precisi, gli occhi dello spirito umano si stanno facendo sempre più opachi ed incapaci di vedere il bene, e l’uomo rischia di diventare sempre più indecifrabile a se stesso. E’ questa situazione che interpella il cristiano a darsi da fare per essere testimone di luce in un mondo avvolto dalle tenebre di strane ideologie. Cristo è l’unica luce veramente capace di illuminare il profondo mistero dell’uomo, ma bisogna convincersi di essere ciechi per poter essere guariti da Lui. Rinunciare a Cristo, significa ripiombare nelle tenebre più oscure togliendo alla propria vita il gusto di camminare nella luce. La fede comincia là dove si accetta che Dio abbia ragioni che la mia ragione non comprende: “Io vedo perché credo, o credo perché vedo”?.

Anni fa, durante l’era spaziale, un cosmonauta sovietico, appena rientrato da un giro attorno alla terra, disse ai suoi ammiratori:”In cielo non ho visto aggirarsi né Dio, né gli Angeli!”. Poveretto! pensava forse di incontrare Dio come un suo compagno di leva!.  Invece al comandante americano dell’”Apollo 8”, fu domandato se avesse visto Dio nel cielo. La sua risposta di credente fu:”No, neanche io l’ho visto, ma ho veduto tutte le prove della sua esistenza!”.

L’episodio della guarigione del cieco nato, è un itinerario verso la luce della fede, ed indica il cammino che ogni cristiano deve percorrere se vuole giungere alla pienezza della fede cristiana.

E’ appunto quello che l’evangelista Giovanni ha voluto ricordare agli uomini di ogni tempo.

Pertanto se non riusciamo a gridare ancora come il cieco nato:”Io credo, Signore”, diciamogli almeno, come un altro personaggio del Vangelo:”Signore, aiuta la mia incredulità!”.

Frasi bibliche:

a.La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta…Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”(Gv.1, 5.9).

b. “Chiunque fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”(Gv.3,20-21).

c. “Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”(Rom.13,12).

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