Oct 17, 2017 Last Updated 9:04 PM, Oct 15, 2017

III Domenica di Quaresima - Anno A

Samaria yoin, Samaritana Samaria yoin, Samaritana
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 Gv. 4, 5-42

La Samaritana
Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete”.

La liturgia di queste 3 Domeniche( III-IV-V) di Quaresima prima delle Palme, ci propone i temi classici dell’antica catechesi battesimale, e pensate per i catecumeni che si preparavano al Battesimo la notte di Pasqua, attraverso un cammino catecumenale. Questi temi biblici sono:

1. L’Acqua: il Battesimo visto come “nuova nascita dall’acqua”, (la Samaritana al pozzo).

2. La Luce: il Battesimo visto come “passaggio dalle tenebre alla luce”, (il Cieco nato).

3. La Vita: il Battesimo visto come “passaggio dalla morte alla vita”, ( Lazzaro risuscitato).

Noi tutti, battezzati e cristiani, ma non sufficientemente “convertiti”, siamo pure invitati, nella grande “veglia pasquale”, a spolverare e rinnovare le nostre promesse e impegni battesimali.

Pertanto oggi l’immagine dell’acqua ci aiuta a riflettere sulla portata del nostro essere cristiani.

L’acqua è un elemento insostituibile per la vita delle creature, che s. Francesco chiama “sorella acqua, umile et preziosa et casta”. L’acqua battesimale, che ci ha rigenerati, trova le sue immagini prefigurative nelle varie acque della storia della salvezza.

a. Le acque primordiali della creazione: da cui sono fuoriuscite come da un immenso seno materno, tutte le cose.

b. Le acque del diluvio: che seppellirono e purificarono l’umanità peccatrice e corrotta.

c. L’acqua del mar Rosso: che segnò la liberazione dei figli d’Israele, dalla schiavitù alla libertà.

d. L’acqua del deserto: che dissetò gli Ebrei in cammino per il deserto, verso la terra promessa.

e. L’acqua pura predetta dal profeta Ezechiele: vedrà un fiume d’acqua sgorgare dal lato destro del Tempio a rendere pura e fertile la terra morta e sterile( Ez.47,1-12).

f. Zaccaria, profeta: parlò di una sorgente zampillante per lavare il peccato(Zac. 13,1).

g. Le acque del Giordano:ove Cristo si è immerso per significare il suo mistero pasquale di immersione nella morte ed emersione nella vita nuova.

h. S. Giovanni vedrà il compimento della Redenzione, quando dal fianco squarciato di Cristo in Croce, farà scaturire “sangue ed acqua”(Gv.19,34), e nella sua morte, farà dono del suo Spirito  alla nuova umanità che stava per nascere.

i. Cristo stesso si nasconde nel simbolo dell’acqua, come nel pane Eucaristico. Ha detto infatti:  “Chi ha sete venga a me e beva..dal suo seno sgorgheranno fiumi di acqua viva”(Gv.7,37-38).

j. I primi cristiani amavano definirsi “pesciolini”, dal nome simbolico di Cristo “pesce”. Il nome di Gesù era nascosto ai pagani, sotto il crittogramma acrostico formato con le lettere che in greco componevano la parola “pesce”(ictus) = “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”. Come altrettanto pesciolini, i cristiani infatti, sapevano di essere nati nell’acqua e di non poter vivere se non rimanendo nell’acqua battesimale, cioè nella fedeltà a Cristo, fuori del quale c’è morte.

Nell’”acqua viva” promessa da Cristo alla Samaritana, è adombrato tutto il mistero dell’acqua battesimale da cui nasce “l’uomo nuovo”, e nella quale vogliamo rinascere anche noi a Pasqua.

L’evangelista Giovanni, nel Vangelo odierno, sottolinea come il cammino di fede alla scoperta di Gesù, sia possibile a tutti, utilizzando simbolismi che hanno elementi come: acqua, pozzo, sete, bere, attingere..E’ l’intenso e tormentato tendere dell’uomo verso “qualcosa” che lo soddisfi pienamente. Giovanni consegna questo brano evangelico al credente di ogni tempo, perché confronti il proprio cammino di fede e il proprio incontro con Dio, con l’esperienza così profondamente umana vissuta dalla Samaritana.

La Samaritana. Il testo evangelico della Samaritana, è un saggio di educazione alla fede. Ciò non è possibile se si sfugge il confronto con Gesù Cristo. L’incontro fra Gesù e la Samaritana ruota tutto attorno alla realtà della sete e al profondo simbolismo dell’acqua. E’ mezzogiorno: qui Giovanni ammicca subito all’altro “mezzogiorno” in cui Gesù viene messo in croce. Gesù stanco dal cammino, si riposa. Il Verbo di Dio ha fame e sete. Una donna viene al pozzo nell’ora più calda del giorno, senza dubbio per non incontrare nessuno, data la sua cattiva reputazione(5 mariti). Invece c’è lì un uomo seduto sulla pietra del pozzo che l’aspetta. Il Figlio di Dio ha sete, desidera la fede di questa donna. Attraverso il dialogo che conduce gradualmente alla fede, la samaritana scopre in quell’uomo sconosciuto, prima un “giudeo”,(“come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me”); poi scopre ”uno più grande di Giacobbe”,(“sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe?”); poi come un “uomo straordinario”,(“dammi di quest’acqua perché non abbia più sete e non venga più qui ad attingere”); inoltre lo scopre come un “profeta”,(vedo che sei profeta”); ed infine nella sua vera identità di “Messia”(Cristo), e ”Salvatore del mondo”. Assetata di “acqua viva”, ora la samaritana abbandona il suo orcio e corre, totalmente cambiata, al villaggio ad annunciare ai suoi compaesani, come missionaria, la buona notizia del mistero di Cristo, lì al pozzo.

Il Signore che aveva sete, sente che ora la sua sete è stata saziata. Iniziando la donna alla vita di fede, suscitando autentici adoratori del Padre, non ha forse cominciato a compiere la sua missione? I samaritani si misero in cammino; la loro adesione a Cristo Salvatore del mondo, prefigura la fecondità del Vangelo predicato fino agli estremi confini del mondo.

Ci troviamo di fronte alla sete di un popolo nel deserto(Esodo), e alla sete di una donna al pozzo(Vangelo). La sete è simbolo di un bisogno intimo, vitale. Alla sete fisiologica, c’è sempre una sete più profonda in ogni uomo, in ogni società, in ogni comunità del nostro tempo. Noi cerchiamo sempre più “cose” per spegnere la sete; ma niente ci basta, niente ci soddisfa. La nostra civiltà ci offre solo beni di consumo non “valori spirituali”; ci sollecita all’arrivismo, al sicuro, al comodo. La rivolta dei giovani, le loro contestazioni e il rifugio nella droga e divertimenti vari, significano questa sete non placata, in delusioni sofferte. Ci si accorge lentamente che solo “un uomo infinito” può darci quanto cerchiamo nel buio; è Cristo soltanto che può appagare la nostra sete: se beviamo della sua acqua, troveremo felicità più nel dare che nel ricevere, più nell’aiutare il debole che nel disprezzarlo, e così nascerà in noi il desiderio di parlare con Lui e di Lui.  Solo chi è conscio del proprio peccato, sente il bisogno della salvezza. L’incontro autentico con Cristo, non lascia mai le cose e le persone come prima(es. la samaritana, il cieco, Lazzaro), e costringe a rifare la scala dei valori, a risistemare priorità, ad eliminare abitudini e apparenze, a strappare maschere d’ipocrisia. E’ un invito per tutti noi a convertirci a Cristo Gesù, a cercare Lui solo, come fonte di acqua viva che disseti il nostro cuore inaridito. E solo dopo averlo incontrato e amato sul serio, possiamo gridare, come i samaritani, ai quattro venti:”Gesù è veramente il Salvatore del mondo”.

Bere l’acqua viva di Gesù significa anzitutto credere o comunque portare a maturazione la propria fede mediante un rinnovato ascolto della Parola di Dio e nella recezione dei Sacramenti. Gesù è il “pozzo profondo” da cui sgorga l’acqua viva. La nostra sete può essere spenta solo dal Signore, la vera acqua sorgiva, alla cui vita siamo stati introdotti per mezzo del Battesimo.

Ora possiamo anche capire la richiesta di Gesù sulla Croce, prima di morire:”Ho sete”, che insieme a “dammi da bere”, è la volontà di Gesù di incontrare quanti lo attendono. L’acqua che scorre da Cristo è l’acqua che lava i nostri peccati, che ci disseta di amore e felicità e ci rende capaci di amare. 

Ora sappiamo pure qual è la “roccia” alla quale dobbiamo guardare, come gli ebrei nel deserto; e come Mosè percosse la roccia e ne uscì acqua, così Cristo fu percosso sulla Croce dalla lancia del soldato e ne uscì “sangue e acqua”.

E noi, pur battezzati, ma sempre assetati, dobbiamo essere i testimoni del Risorto, del suo amore e del suo mistero di grazia e di verità.

Preghiamo oggi con la Samaritana:”Signore, dammi della tua acqua viva, perché io non abbia più sete”.

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