Nov 23, 2017 Last Updated 8:44 PM, Nov 19, 2017

Padre Paul F. Stefanowich e' scomparso Venerdì, 24 luglio 2015, presso il Saint Peter's University Hospital in New Brunswick, NJ, all'età di 88 anni.

Padre Paul è nato a Wibaux, Montana, il 14 luglio 1927. I genitori erano Clementine e Jerry Stefanowich. E' cresciuto nel Montana, prima di trasferirsi in California all'età di 17 anni per frequentare l'ultimo anno di liceo alla Saint Anthony High School di Long Beach, Ca. Dopo la maturità, ha svolto il servizio militare nell'United States Air Force. Erano i primi anni dopo la seconda guerra mondiale. Quale membro dell'aviazione si recò in Francia ed in Germania. Ricordava con ammirazione la tenacità e la capacità dei tedeschi di ricostruire il loro paese dalle macerie dei bombardamenti. Dopo aver servito lo Stato con fedeltà per quattro anni, fu congedato con il grado di Sergeant Staff. E' stato membro dei veterani di guerra cattolici degli Stati Uniti d'America.

Legato alle sue radici familiari, dopo il servizio militare padre Paul andò a lavorare come mandriano di pecore e buoi nel Wyoming. Stette per molti anni nel ranch di suo fratello, Joseph, e poi decise di diventare Missionario della Consolata. Frequentò il Holy Apostles College in Cromwell, Connecticut. In seguito si iscrisse all'Università Cattolica di Washington, DC, presso la quale ottenne il Baccalaureato in Filosofia.

Padre Stefanowich ha emesso la professione perpetua l'8 gennaio 1970 a Somerset, NJ. Fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1972 nella parrocchia di S. Agostino di Canterbury a Kendall Park, NJ.

Durante i suoi anni di dedicato servizio sacerdotale e missionario, padre Paul risiedette nelle comunità IMC di Milford, CT, dal 1974 al 1975 e dal 1977 al 1982; di Buffalo, NY, nel 1976 e poi dal 1995 al 2001; di Pittsburgh, PA, dal 1982 al 1983; e di Somerset, NJ, dal 1984 al 1994 e poi dal 2002 fino alla morte. Ha servito la comunità missionaria della Consolata come Superiore e come Amministratore Regionale. Quale sacerdote della Consolata, Padre Paul ha avuto anche l'opportunità di visitare le missioni della Consolata in Kenya per due mesi insieme con il suo compagno di Seminario p. John Reuther. Egli inoltre ha esercitato il ministero di cappellano dei Cavalieri di Colombo (Monsignor O'Grady – Council Number 664).

Anche negli anni di avanzata età, continuò a diffondere la gioia del Cristo Risorto celebrando nel Missionary Center e nelle Parrocchie locali. Padre Paul e' dotato di un meraviglioso senso dell'umorismo e di una straordinaria capacità di confortare le persone, specialmente tramite le sue omelie – molto rassicuranti – e il sacramento della riconciliazione. A qualsiasi ora della giornata egli era disponibile ad ascoltare la confessione di quanti, laici e sacerdoti, si rivolgevano a lui.


Padre Stefanowich era il più giovane dei sette figli di Clementine e Jerry. Prima di lui sono mancati i suoi fratelli: Peter e Joseph; e le sue sorelle: Mary, Rose, Victoria, e Gertrude. Ha lasciato una sorella, Florence Johnson abitante in Seal Beach, CA, e tre generazioni di nipoti.

Il Funerale si e' tenuto il 29 luglio 2015 nella chiesa parrocchiale di Sant'Agostino di Canterbury, in Kendall Park, dove padre Stefanowich era stato ordinato prete 43 anni prima. Ora riposa nel cimitero di St. Peter and Paul in Williamsville, NY, dove sono sepolti anche p. Giuseppe Prina, p. Giuseppe Moncher, p. Charles Fogarty, fr. Mario Petrino, p. Roberto Viscardi, p. George Hickey, e p. Robert Rezac.

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Messa Esequiale Di P. Paul Stefanowich

Omelia Di P. Peter Ssekajugo
Chiesa Parrocchiale di St. Agostino di Cantebury
Kendall Park, NJ.
29 luglio 2015.


Fratelli e sorelle,
Oggi stiamo celebrando l'ultima messa di Padre Paul Stefanowich a Somerset, New Jersey. Questa è la nostra ultima cena eucaristica con lui. Stiamo dicendo addio ad un grande uomo che ha vissuto una vita tranquilla, ordinaria e semplice. Si tratta di una Messa di addio sulla terra, ma di benvenuto in cielo. Si tratta di una Messa di ringraziamento a Dio per i doni ammirevoli che ci ha dato in Paul ed a Paul per il suo servizio all'umanità. La vita di Paul è stato un dono per la sua famiglia che è venuta in Montana dalla Polonia nel secolo scorso; un dono per l'America, il suo amato paese, cui ha prestato servizio in diversi modi; un regalo ai nostri Missionari della Consolata; un dono per la Chiesa universale; e un dono per il mondo. In Paul, si potrebbe identificare un vero americano e un autentico credente.

Ho incontrato P. Paul la prima volta il 4 dicembre 2013, quando sono arrivato negli Stati Uniti. Avevo sentito dire che era il rappresentante legale dei Missionari della Consolata, che aveva firmato i nostri documenti per il Visto. Quando l'ho visto, l'ho riconosciuto come un anziano calmo, sereno e saggio, un nonno affettuoso. Il suo volto sembrava un po' difficile. Il rivestimento esterno era duro; ma dentro era tenero ed amorevole. E' come la noce d'anacardio il cui guscio è duro, ma l'interno è dolce e deliziosa.

Ero arrivato il martedì; e la domenica successiva ho accompagnato Paul alla parrocchia di Holy Trinity in Helmetta per la Messa, credendo che fosse lui a presiedere. Quando eravamo in sacrestia, dopo aver salutato P. Stanley, Paul mi ha detto: "Vuoi presiedere per favore?" Mi e' venuta l'ansia ed ho iniziato a cercare scuse poiché ero nuovo qui. Ma come potevo dire di no a un nonno, anche se ero ancora nuovo e non conoscevo ancora la cultura americana. Da quel momento, Paul non ha più presieduto, quando andavo con lui alla parrocchia della Holy Trinity. Nei mesi successivi, quando ho iniziato a guidare, ha sempre voluto che fossi io a guidare. Ho visto Paul come un anziano che lasciava i giovani imparare da lui e li aiutava ad assumersi la loro responsabilità. Ricordo P. Stanley che lo aiutava sempre a indossare la casula, come un vescovo.

In tutti i viaggi che abbiamo fatto insieme, ho sempre imparato qualcosa di nuovo da lui. In generale, i suoi commenti sul traffico, la legge, e il comportamento delle persone furono parole di profonda saggezza. I suoi consigli e commenti erano brevi, precisi, e divertenti. I nostri missionari lo ricordano per la sua franchezza e onestà: un uomo che non ha mai esitato a dirti la sua opinione, non solo ciò che è dolce alle tue orecchie, ma la verità.

Vorrei condividere alcuni dettagli semplici su di lui: Paul era un uomo di verità. Era convinto che per vivere bene e poter fare ciò che si deve fare, basta conoscere e fare ciò che è giusto e vero e osservare la legge. Era convinto che agire secondo le norme potrebbe rendere le persone libere.

Ecco alcune delle sue parole e consigli. Era solito impartire l'ordine al semaforo di diventare verde, e quando capitava che il semaforo da rosso diventava verde, diceva: "Vedi, mi obbedisce!" Talvolta diceva: "Fa' quello che devi fare e non preoccuparti dei dei poliziotti". "Andando veloci si possono risparmiare due minuti, ma che cosa sono rispetto al (valore della) vita?" "Uno accelera solo per andare rapidamente in ospedale, o per trovarsi disteso lungo la strada, o giungere direttamente in paradiso." "Non andare oltre la linea gialla solo perché tutti gli altri lo fanno." "Superando la linea gialla si guadagnano circa due pollici, ma per che cosa?" "Non ci sarà data una multa per gli errori di coloro che viaggiano dietro o davanti a noi." "E' sufficiente seguire la regola del traffico: 'Quando guidi, va dove il traffico va' -, ma quando va nella direzione sbagliata non seguirlo!". Per lui, una buona norma rende liberi. Penso che credeva in ciò che Gesù ha detto: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." O in quello che Sant'Agostino di Ippona diceva: "Ama, e fa' quello che vuoi", intendendo che amando non ci si sbaglia mai.

A proposito di fede e di credere, Paul una volta mi ha detto che le persone che non credono come noi saranno giudicate secondo la loro fede, e che quelli che non credono in nulla saranno giudicati secondo i principi di umanità. Secondo Paul, per essere un buon credente, uno dovrebbe chiedersi: "Sono contento di quello che credo? Sono fedele ad esso?" La felicità e la fedeltà ai propri principi erano il criterio di base secondo lui. Questa convinzione rivela Paul come un uomo del dialogo inter-religioso e interculturale.

E' interessante notare che Paul esitava a dare consigli quando qualcuno gli chiedeva un parere nel prendere una decisione. Una volta gliene ho chiesto la ragione, ed egli mi ha risposto: Se do la mia opinione e la decisione si rivela sbagliata, mi riterrai responsabile del tuo errore. Tu dirai: “Paul mi ha detto di fare così.”

Possiamo guardare alle tante uniche e significative fasi delle vita di Paul:

  • Paul il cowboy: un mandriano che tende il bestiame nei ranch in Montana. Qualcuno che ha vissuto una vita nascosta, semplice, umile e tranquilla prendendosi cura degli animali e conducendoli a buoni pascoli ed a sorgenti d'acqua. Qualcuno che amava gli animali, che ne guariva le ferite, che toglieva loro le zecche ed altri insetti, che chiamava ogni animale per nome. Qualcuno che ha sofferto condizioni meteo-climatiche, incerte come il prezzo del latte: neve, ghiaccio, pioggia, tempeste, siccità e caldo estivo. Paul era un pastore con una capanna per proteggersi dal sole, e gli stivali per proteggerlo da superfici dure, pietre taglienti, e morsi di serpente. Usava un bastone per guidare le pecore, e una frusta per fare correre i cavalli. Per Paul, essere in Montana è stato essere molto vicino alla natura ed a tutto il creato per la sua vastità, i verdi pascoli, e l'atmosfera cowboy.
  • Gli piaceva il suo luogo di campagna nativo, il Montana. La sua vita lo ha accompagnato ovunque. Ha lasciato il Montana, ma il Montana non ha mai lasciato lui. Gli piaceva andare a cavallo, e guardava trotto e galoppo in TV. Corse a cavallo e wrestling erano i suoi programmi televisivi preferiti, forse perché riflettono la lotta per la vita che ogni lavoratore deve affrontare, ma anche perché gli ricordavano il Montana.
  • Ogni volta che padre Paul passava lungo Middlebush Road per andare a prendere la posta, ammirava i cavalli che brucano spesso in un terreno adiacente la strada e si lamentava: "Ora mi rendo conto di quanto ero stupido quando sono arrivato in questo luogo. Avrei dovuto avvicinarmi a quel recinto dove ci sono i cavalli e guardare dentro. Poi i proprietari mi avrebbero chiesto: 'Scusi signore, che fa qui?' Allora avrei risposto: 'Sto solo guardando i vostri cavalli'. Allora mi avrebbero chiesto: 'Ti piacciono i cavalli?' E io avrei risposto: 'sì! - Sono un cowboy.' Allora mi avrebbero fatto entrare e fatto fare un giro." Alla Consolata Paul aveva bovini e due cavalli
  • Alcuni pastori nella Bibbia
    Abramo era un pastore che ha visto il roveto ardente mentre tendeva il bestiame del suocero. Da lì Dio lo chiamò per condurre il suo popolo dalla schiavitù alla libertà. Re Davide era un pastore, e da lì Dio lo ha scelto per essere il re del suo popolo. Gesù conosceva l'equitazione ed è entrato trionfalmente in Gerusalemme su un cavallo. San Paolo, secondo la tradizione non scritta, vide il Signore ed è stato convertito dopo essere caduto da cavallo. E forse, nei suoi viaggi per tutto l'Impero Romano, talvolta ha predicato su un cavallo. Tendo a pensare che gli altri apostoli sapessero andare a cavallo, anche se la maggior parte di loro erano pescatori. Qualche studioso ha anche detto che - perché no? - alcuni di loro potevano anche essere dei cowboy!
    In modo simile, tutte queste persone furono chiamate da Dio dal prendersi cura di mucche, pecore e capre a occuparsi del suo popolo. Paul è stato chiamato dal essere cowboy ad essere prete, ad essere un buon pastore del popolo. Proprio come gli apostoli che furono chiamati da essere pescatori di pesci ad essere pescatori di uomini, Paul è stato chiamato da essere pastore di animali ad essere pastore di persone.
    Il salmo 23, che abbiamo appena ascoltato, dice: Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. E' il nostro buon pastore che ci nutre con la sua Parola, con il suo Corpo e il suo Sangue. Si preoccupa per la nostra vita e ci protegge dai pericoli.
  • Paul era un militare, un soldato che ha viaggiato all'estero in Germania dopo la seconda guerra mondiale. Egli apparteneva alle forze di occupazione e ha partecipato alla missione di mantenimento della pace. Amava la Germania.
    Fu chiamato da Gesù per essere il suo soldato, per combattere la guerra contro Satana e contro l'ignoranza di Cristo. Fu chiamato per liberare il popolo di Dio dal peccato e portarli a perdonare, dalle tenebre alla luce, dall'egoismo alla generosità e alla solidarietà. Fu chiamato a portare la svolgere Misericordia di Dio ovunque.
  • Paul era un tuttofare nella nostra casa dei Missionari della Consolata, sempre contento con degli strumenti nelle sue mani. "Dategli uno strumento ed egli risolve il problema" dice padre Lenny nella sua testimonianza. Egli ci ricorda San Giuseppe, l'operaio, nella Famiglia di Nazareth. Era anche un buon cuoco con ottima soddisfazione di tutti i commensali. Alcuni dei suoi piatti preferiti erano i 'pierogies' (un piatto polacco), la carne, specialmente una bistecca, e gli hot dogs. Come uomo che amava l'officina e la cucina, Paul incarna l'esempio di Maria e Giuseppe. Il nostro fondatore Giuseppe Allamano inoltre ci consiglia di esercitare lavoro manuale. San Paolo scrive che lavorava con le sue mani, per non essere di peso a nessuno. Prima o durante ogni pasto Paul era solito chiedere: "Hai lavorato?" Se la risposta era “no”, diceva: "Allora non dovresti mangiare."
  • Paul era un veterano che non ha mai cessato di predicare Gesù Principe della Pace. Indossò la divisa del sacerdozio, l'uniforme di Gesù, l'uniforme di San Paolo dalla sua chiamata fino alla sua morte. Non ha mai avuto un periodo di riposo. Ogni tanto scherzosamente chiedeva: “Ed io quando vado in pensione?”
  • Appassionato della neve, Paul ha sempre pregato che nevicasse. Gli piaceva la neve; per lui rappresentava una sfida. Paul non ha mai indossato un cappotto durante l'inverno, e quando lo ha fatto, si poteva essere sicuri che non era in buona salute. Iris, una dei nostri amici Latino-Americani presso i Missionari della Consolata, ha detto ieri, "a padre Paul piaceva la neve, ma è morto in estate solo per prepararsi per il prossimo inverno; e a Buffalo – dove sarà seppellito - c'è un mucchio di neve in inverno!"
  • Paul era un uomo che amava wrestling. Il lunedì e il venerdì, dovevamo guardare le notizie in anticipo e poi, alle 8, lasciare il telecomando a padre Paul. Anche se molti di noi non erano tanto interessati al programma televisivo, apprezzavamo la sua compagnia a guardarlo. Due anni fa, la nostra comunità ha dato a Paul come regalo di Natale un DVD pieno di wrestling; ma non l'ha mai guardata. Forse voleva vedere l'incontro dal vivo. Una volta gli ho chiesto se i lottatori si stancano e mi ha detto che si tratta di una professione e un lavoro. "Tu ti sei mai stancato di celebrare la Messa?", mi chiese. Ora posso immaginarlo alle prese con Dio come Giacobbe nell'Antico Testamento. Paul sta lottando con i santi, contento di tenere il telecomando della vita dal cielo, ci guarda, mentre riposa nelle mani di Dio.
  • Paul l'anziano: padre Paul diceva sempre che sperava di battere il record di suo padre di vivere fino all'età di 106. Ora sono insieme in cielo. Paul aveva raggiunto profonda saggezza, calma, pazienza, buon consiglio, e l'armonia. Nella Bibbia troviamo una lunga lista di persone anziane, ognuno con la sua saggezza, la sua vocazione e la sua missione.
  • Alcune persone anziane nella Bibbia
    Abramo era vecchio quando gli fu detto di lasciare il suo paese ed andare verso la Terra Promessa. Lui e sua moglie Sara hanno ricevuto le promesse di Dio in età avanzata. Mosè visse a lungo e morì all'età di 120 anni. La maggior parte dei profeti, come Elia, morirono vecchi. Zaccaria ed Elisabetta, i genitori di Giovanni Battista erano abbastanza vecchi; Anna e Gioacchino, i nonni di Gesù, erano anziani; Simeone e Anna, che hanno ricevuto Gesù nel tempio, hanno vissuto una lunga vita al servizio del Signore incessantemente nel tempio. La Scrittura loda la saggezza e la gente saggia. "La sapienza inizia dalla venerazione di Dio." Questo è il tipo di vita beata che Paul ha ricevuto da Dio e goduto in terra. Egli e' il chicco di grano caduto nel terreno profondo e ha dato frutti.
  • Le fasi della vita
    Qui sulla terra viviamo secondo il cerchio della giornata: l'alba, il mattino, il mezzogiorno, la sera, e il tramonto o la notte della vita.
    Quando un bambino è nel grembo di sua madre, è la sua alba; quando nasce, inizia il mattina; nel tempo giovanile, quando ha 30 o 40 anni e' il mezzogiorno della vita; quando ha 50 – 60 anni, il pomeriggio; quando ha 70, 80, 90 anni, la sera; e infine arriva la notte e il tempo del riposo. Ma in seguito viene la risurrezione; è di nuovo primavera, è una nuova vita.

Ma ogni epoca, ogni periodo della giornata ha la sua vocazione e dà il suo frutto. Guardate all'età di Papa Giovanni Paolo II, quando morì; all'età di Papa Benedetto XVI, e ora di Papa Francesco. Non c'è età che non produce frutto. È per questo che in Africa e nelle tribù indigene quanto uno e' più vecchio, tanto più lui o lei è rispettato e valorizzato nella famiglia e nella comunità.
Allo stesso modo, il tesoro della memoria e della ricchezza della chiesa americana è nell'anziano che trasmette questo tesoro ai giovani. Seguendo l'esempio degli aerei, più alto vanno più stabili diventano e meglio vedono l'universo dall'alto; così è con i nostri anziani. Più crescono gli anni, più prudenti, stabili, saggi e luminosi diventano. La notte dell'età non è un periodo oscuro, ma un periodo di più luce e luminosità. Tuttavia, anche se sono più stabili emotivamente e spiritualmente, fisicamente diventano più deboli in quanto cominciano ad occuparsi meno delle cose materiali.

  • Cavaliere di Colombo: Paul era un cappellano del Consiglio che si riunisce presso i Missionari della Consolata. Aveva l'abitudine di partecipare a tutte le riunioni ed alle funzioni dei Cavalieri della Diocesi di Metuchen. Una volta mi ha chiesto di diventare un Cavaliere. Quando qualcuno gli ha detto che lo avrei potuto sostituire e succedere quale cappellano, ha risposto: "Lui mi può sostituire, ma non assumere le funzioni di cappellano!" Ha servito Dio all'interno di questo gruppo che egli amava, e che lo amava. Ogni Consiglio dei Cavalieri lo conosceva. Attraverso i Cavalieri Paul ha dato il suo tempo e condiviso la sua conoscenza, ha servito il popolo sia materialmente che spiritualmente, vivendo nella carità e nella fede, secondo la spiritualità dei Cavalieri. Con gli angeli e i santi del cielo, Paul è un grande Gran Cavaliere, accanto a Dio in cielo, proteggendo l'umanità dall'alto, anche se il suo spirito rimane qui in mezzo a noi.

Paul aveva una varietà di mansioni, o missioni; ed ogni missione gli ha dato una diversa identità e tutte queste identità avevano lo stesso obiettivo: servire Dio e l'umanità.

  • Paul era un uomo ricco di umore: Quando gli si chiedeva com'era il suo stato di salute, di solito rispondeva: "Terribile!" Perché terribile? Ritorceva: "Perché mi piace così!" Nei suoi ultimi giorni però non ha mai detto “Terribile”, ma: "Eccezionale! (Terrific)."
    Il suo senso dell'umorismo lo ha aiutato a non vivere una vita stressante, noiosa, e faticosa. Anche soffrendo, diceva qualcosa che poteva fare ridere, ma allo stesso tempo poteva far comprendere la natura delle cose. Era molto simile al pastore il cui volto riflette le difficoltà quotidiane incontrate, ma che tuttavia possiede ancora un cuore tenero, bello e pieno di misericordia. Come può avvenire questo? E' perché ama i suoi animali. Sa dell'odore delle pecore, come Papa Francesco ci consiglia di fare.

Paul ha conservato il suo senso dell'umorismo fino agli ultimi giorni della sua vita. La prima volta che lo abbiamo portato in ospedale in ambulanza, l'infermiera ha cercato di vedere se era cosciente di sé stesso. Quando lei gli chiese dove fosse, egli rispose che era in prigione, ...perché non poteva uscire! Alla domanda quale giorno fosse, disse: "Oggi è il giorno dopo ieri". Alla domanda: "Come ti senti, padre Paul?" Lui rispose: "Con le mie mani!" Un'altra volta gli ho chiesto come si sentiva e mi ha detto: " Se fosse come mi sento io, sarei a casa; ma la situazione è diversa, non sto bene, secondo i medici!" Nel Saint Peter's Hospital, l'infermiera aveva messo una piccola benda sul naso. Quando gli chiesi per che cosa fosse, egli disse che non lo sapeva. Poi chiesi scherzando, "Allora perché la accetti?" Ha detto, "I medici sanno cosa fare con il mio corpo, e io non so che cosa fare con il mio corpo." Paul non ha mai mostrato alcun segno di dolore o sofferenza, né si è mai lamentato con medici e infermieri. Quando gli hanno detto che volevano fare qualcosa su di lui, per esempio, fare dei prelievi di sangue, o sottoporlo ad alcuni esami o procedure mediche, diceva loro: "Fai quello che devi fare (con me)."

E' stato difficile prevedere l'andamento della salute di Paul nell'ultimo mese della sua vita. Sembrava migliorare lentamente ma costantemente. Dopo essere stato nel Centro di Riabilitazione, ha usato la sedia a rotelle per qualche giorno nella nostra casa e per celebrare la Messa presso il Centro Missionario. In seguito, ha lasciato la sedia a rotelle e ha iniziato ad usare il girello. Poi lo ha gettato via, come il paralitico, che, guarito da Gesù, ha lasciato la barella, e cominciò a camminare da solo. Purtroppo, per Paul, questa gioia non durò a lungo. Il suo spirito sembrava essere pronto, ma a poco a poco il corpo stava diventando debole.

L'ultima Messa che padre Paul ha festeggiato con noi fu il 20 giugno, festa della Consolata. Possiamo chiamarla, la sua Messa di addio cui ha partecipato una moltitudine di persone. Il giorno dopo è stato portato di nuovo in ospedale, e poi al Centro di Riabilitazione, e, infine, all'ospedale di nuovo dove muore il Venerdì 24 luglio, dieci giorni dopo il suo 88 ° compleanno, che ha celebrato nel suo letto di malato, al Saint Peter's University Hospital.

P. Paul disse che era stato in cielo prima
In una delle sue omelie Paul raccontò cosa gli è successo il giorno in cui morì. Arrivò alle porte del cielo; San Pietro gli ha dato il compito di aprire e chiudere la porta per gli ospiti e i nuovi arrivati. Per lungo tempo, Paul aprì e chiuse la porta. Ma un giorno, quando chiuse si trovò fuori - si era chiuso fuori dal cielo.

Quando Paul passava davanti alla cappella nella nostra casa diceva: "Salutiamo il capo". Entrava e diceva una breve preghiera in silenzio, inchinandosi. Ogni volta che tornava da un viaggio, apriva solamente la porta della cappella e diceva: "Gesù ti ringrazio perché ci tieni al sicuro." Parlava a Gesù come un bambino parla a sua madre: "Ciao Gesù, ciao, sta' bene." Ha sempre pregato il breviario. Aveva un altra breviario nella sala TV: spegneva la TV e là pregava; poi riaccendeva. Frequentava il sacramento della riconciliazione e la gente lo cercava per ricevere l'assoluzione da lui.

Padre Paul amava i bambini. Le madri ricordano le belle esperienze che i loro figli avevano quando facevano la prima confessione ed i consigli ricevuti.
Riguardo Paul, padre Lenny scrive: "Mentre ci sono molte cose buone che si possono dire di padre Paul, del suo carattere e della sua vita, la cosa più notevole è il suo spirito religioso. Quale sacerdote Missionario della Consolata fedele, egli è sempre rimasto vicino a Gesù nel Santissimo Sacramento, ed è stato profondamente devoto della nostra Madonna Consolata."

 

 

 

 

 

 

 

Il segretariato per il clero, la vita consacrata e le vocazioni degli Stati Uniti ha reso noto nei giorni scorsi uno studio teso a fornire un identikit delle persone che oggi scelgono di consacrarsi in un ordine, maschile o femminile. Ne è emerso un quadro molto interessante, che testimonia di scelte mature, adulte e certamente dell’importanza di un’educazione e di una formazione cattolica, sia nella famiglia che nella scuola.

Il “religioso/a medio/a” oltre oceano ha trentasette anni, proviene da una famiglia cattolica, ha tre o più fratelli, ha pregato regolarmente il Rosario, e ha praticato l’Adorazione eucaristica già prima di decidersi a entrare in un ordine religioso. Un numero molto alto di loro è stato educato in una scuola cattolica, o ha ricevuto un’istruzione a casa.

Lo studio si è basato sulle risposte fornite da 454 Superiori maggiori di istituti religiosi; il che corrisponde al 57 per cento del totale delle Congregazioni presenti negli Usa, ed è stato condotto dal Center for Applied Research in the Apostolate (CARA). Nel 2014 sono stati 190 gli uomini e le donne che hanno preso i voti perpetui. Del totale, 41 fratelli professi (molti di loro probabilmente diventeranno sacerdoti) e 77 sorelle hanno accettato di rispondere al sondaggio.

Il primo dato che emerge riguarda la composizione familiare. Il 21 per cento proviene da famiglie con cinque o più figli; il 15 per cento ha quattro fratelli e sorelle, il 20 per cento ne ha tre, e solo l’8 per cento è l’unico figlio o figlia dei genitori.

Una buona percentuale – il 14 per cento – sono dei convertiti, in media verso i 24 anni di età; l’83 per cento hanno genitori – entrambi – cattolici, e il 31 per cento ha un parente che è sacerdote, o è in una congregazione religiosa.

Da un punto di vista etnico si può notare che la grande maggioranza, il 67 per cento – sono bianchi; mentre il resto si divide equamente fra asiatici (14 per cento) e ispanici (15 per cento).  Solo il 3 per cento sono afro-americani, mentre c’è un significativo uno per cento di Nativi americani.

E’ notevole la quantità di nuovi professi che non sono nati negli Stati Uniti. Il 76 per cento ha visto la luce negli USA, ma un quarto dei nuovi professi è nato altrove. Degli “stranieri” il neo-professo tipo è entrato negli States nel 2002. Per quanto riguarda l’istruzione, una forte maggioranza relativa (il 42 per cento) ha frequentato la scuola elementare cattolica; il 31 per cento è stato in una High School cattolica, e il 34 per cento in un collegio cattolico. Una grande maggioranza – il 59 per cento – da bambino ha partecipato a corsi di educazione religiosa parrocchiali. E’ interessante rilevare che anche se nel periodo in cui andavano a scuola solo l’1 per cento degli americani riceveva la sua istruzione a casa, fra i nuovi professi ben il 6 per cento di loro  ha avuto questa esperienza; il 2 per cento dei maschi, e il 13 per cento delle femmine. Il 7 per cento di loro ha rivelato che il loro ingresso nella religione è stato ritardato dal fatto che dovevano pagare i debiti per l’istruzione ricevuta nei college.

Il livello di istruzione dei neo-professi è alto. Il 50 per cento è laureato, e il 18 per cento ha un grado accademico superiore (master, o dottorato). Il 61 per cento di loro aveva un impiego a tempo pieno, prima di entrare nella vita religiosa, e il 27 per cento lavorava part-time.
Il loro coinvolgimento nella vita della Chiesa era intenso. Il 42 per cento ha partecipato a corsi di formazione per giovani, e il 20 per cento in corsi per adulti. Circa la metà di loro ha insegnato in parrocchia, o è stato lettore. Il 73 per cento dei maschi – e il 14 per cento delle femmine – hanno servito all’altare.

Il loro discernimento è stato aiutato (62 per cento) da un ritiro spirituale prima di abbracciare la vita religiosa. Una maggioranza notevole pregava il Rosario regolarmente (72 per cento) o praticava l’Adorazione eucaristica (73 per cento). Il 59 per cento aveva un direttore spirituale. Un 14 per cento di loro è stato consigliato da un sacerdote o da un religioso a non abbracciare la vita religiosa; il 25 per cento ha trovato un ostacolo nella propria madre, (ma una percentuale analoga invece ne ha avuto l’appoggio) il 15 per cento nel proprio padre (ma anche qui la cifra è eguale per i padri a favore)  e il 36 per cento è stato sconsigliato da un altro parente. L’incoraggiamento è venuto da religiosi (47 per cento), un sacerdote della parrocchia (49 per cento) o da un amico (il 44 per cento).

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