Dec 13, 2017 Last Updated 9:13 PM, Dec 10, 2017

Fratello: Immagine di Gesù (IT-EN)

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Il Fratello è la persona che vuole imitare Gesù.

Gesù, discendente della tribù di Giuda e non di Levi, non ha vissuto la sua vita terrena come né come un levita né come un sacerdote, infatti lo chiamavano il figlio del falegname. Quando Giovanni mandò i suoi discepoli da Gesù per chiedergli se era lui il messia, egli disse loro di riferire quello che hanno visto: i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti … (Lc 7;22) non che hanno visto un profeta o un leader di qualche religione.

Direi che Gesù ha vissuto come Fratello, si è fatto fratello di tutti ascoltando e condividendo i problemi delle persone che incontrava.

Il Fratello si presenta con le più svariate professioni. Infatti è insegnate, costruttore, dottore, avvocato ... proprio come Gesù che durante la vita in Galilea esercitava mestieri così detti laici.

Solo alla fine della sua vita, a Gerusalemme, nella stanza superiore, si è presentato come sacerdote. Subito dopo ha iniziato la passione.

Però prima di iniziare la cena ha fatto una cosa straordinaria, ha consacrato il servizio.

Lui, il Cristo, il Dio sulla terra, ha messo il grembiule ai fianchi, si è abbassato fino a terra, e ha lavato i piedi a quelli che stavano con lui. Una cosa inconcepibile. Il Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli. 

Il vangelo di Giovanni ci presenta l'icona di Gesù con il grembiule che lava i piedi come un servo. Poi chiede a loro: ” Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,12-15).

È alla luce dell'icona della lavanda dei piedi che l'altra icona di Gesù che spezza il pane, suo Corpo, e condivide il vino, suo Sangue, trova il suo pieno significato.

Il servizio è parte integrante dell'eucaristia: “Fate questo in memoria di me”.

Il servizio, il rendersi disponibile a tutti i bisogni e a tutte le necessità di quelli che incontriamo, è proprio l'identità e la vocazione del Fratello. Il Fratello con il suo mestiere e la sua professionalità si mette a disposizione della sua famiglia religiosa, della Chiesa e dei fratelli, specialmente di quelli che si trovano in ogni tipo di necessità. 

Lo Spirito Santo suscita tra i fedeli numerosi carismi al fine di accrescere la comunione mediante il servizio fraterno. In tal modo la salvezza arriva ai più svantaggiati: perché i ciechi vedano, gli storpi camminino, i prigionieri siano liberati, e per educare i giovani, curare i malati, servire gli anziani….

Se diamo uno sguardo alla vita di Gesù, dalla nascita a Betlemme alla sua morte a Gerusalemme, possiamo dire che ha vissuto bene ogni momento della vita. Anche quando si è fermato dodicenne a discutere con i dottori del Tempio. Giuseppe e Maria hanno dovuto ritornare a Gerusalemme e lo hanno ritrovato solo dopo tre giorni. Al richiamo dei suoi genitori, la sua risposta è stata: “Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49).

Ha vissuto bene anche quando si è arrabbiato ed è diventato violento usando la frusta. Si è arrabbiato proprio come facciamo noi. Ha rovesciato le tavole e le sedie ai venditori, liberato il bestiame che lì si trovava. Lo ha fatto perché avevano fatto del Tempio, un covo di ladri invece di una casa di preghiera (Mt 21,13). Gesù è stato proprio come uno di noi.

L’Allamano e i Fratelli

Il nostro Fondatore ci esortava di fare il bene tutte le cose perché in questo sta la santità. Ricordiamoci che ci voleva prima santi e poi missionari. L'Allamano non solo voleva che vivessimo onestamente ma voleva che il bene fosse fatto bene. Il bene non bisogna farlo tanto per farlo, ma va fatto con cuore, attenzione, delicatezza, disponibilità, gioia e amore.

“È l'esigenza di rispondere con la santità della vita all'amore di Dio” (Rm 5,5). 

Noi missionari della Consolata dobbiamo inoltre avere una particolarità, un tocco speciale in tutte le nostre azioni, dobbiamo mettere e portare consolazione in tutte le cose che facciamo. Il dare Consolazione, fiducia e speranza è la nostra particolarità, il nostro carisma, il nostro modo di fare.

Per noi Fratelli è più facile portare consolazione perché viviamo a fianco della gente. Stiamo con loro e facciamo quello che fanno loro. Evangelizziamo e consoliamo con il lavoro delle nostre mani.

Il Fratello, essendo un laico consacrato, è un segno della presenza di Dio nelle realtà secolari, quali la cultura, la scienza, la salute umana, il mondo del lavoro, la cura dei deboli e degli svantaggiati.

Attraverso il lavoro manuale testimoniamo l'eccelso valore del lavoro, mediante il quale l'uomo collabora con Dio al perfezionamento dell'opera meravigliosa della creazione, si fanno prossimi ai loro fratelli più semplici e si identificano con Gesù, fratello e operaio (31 identità e missione del religioso fratello).

Rende visibile oggi il volto di Gesù-fratello.

Gesù divenne fratello facendosi solidale con le sofferenze degli uomini. Fratello è l'appellativo con cui si rivolge ai discepoli dopo la sua resurrezione, e Maria Maddalena è incaricata di comunicarlo … “Va dai miei fratelli e di loro: salgo al Padre mio e Padre vostro” (Gv 20,17).

Ho notato che quando qualcuno desidera fare parte della nostra famiglia religiosa ed è incline a professioni laiche, lo si incoraggia a intraprendere studi religiosi. Quasi che evangelizzare sia prerogativa dei soli sacerdoti e non per quelli che amministrano, insegnano, costruiscono e si prendono cura dei bisognosi, degli ammalati e degli emarginati …

Gli apostoli quasi subito l'inizio della loro predicazione si accorsero che venivano presi da tanti lavori manuali e dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense” e scelsero alcuni per questo incarico, così “la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente” (At. 6,3-7)

Forse noi, in questo momento ci siamo un po' dimenticati di questo, ma mi ha fatto piacere che l'ultimo capitolo generale abbia messo negli Atti al numero 59 che “i formatori siano consapevoli del fatto che nella loro comunità formano dei consacrati alla missione, alcuni chiamati ad essere presbiteri ed altri Fratelli”.

Nella mente del Fondatore ci sono sempre stati i Fratelli. Dieci anni prima dell'inizio della nostra famiglia religiosa, il 6 aprile del 1891 l'Allamano scriveva a P. Calcedonio Mancini queste parole: “Anche oggi ho un certo numero di sacerdoti, i laici poi non mancheranno...”. Non dimentichiamo che le prime due spedizioni erano composte da due sacerdoti e da due Fratelli. Diceva ancora: “Un sacerdote è missionario di natura sua. Se poi si tratta di un religioso non sacerdote, se è di vita attiva e specialmente se si riferisce agli infedeli, è un vero missionario, come i nostri Coadiutori” (Conf. del 21 dicembre 1919).

“Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione, all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa le opere di misericordia, le compia con gioia” (Rm 12,6-8).

 

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Brother: Image of Jesus

The Brother is a person who wants to imitate Jesus

Jesus, a descendant of the tribe of Judah and not of Levi, did not live his earthly life as a Levite or as a priest, because they called him the carpenter's son. When John sent his disciples to Jesus to ask him if he was the messiah, he told them to report what they saw: the blind see, the crippled walk, the lepers are cured ... (Lk 7:22) and not that they had seen a prophet or leader of some religion.

I would say that Jesus lived as a Brother, he became a brother of all, listening and sharing the problems of the people he met.

The Brother presents himself with the most varied professions. In fact, you are teacher, constructor, doctor, lawyer ... just as Jesus, who during his life in Galilee practiced so called ..lay professions.

Only at the end of his life, in Jerusalem, in the upper room, he appeared as a priest. Immediately before starting the Passion.

But before starting his Passion, he did an extraordinary thing, he consacrated service.

He, the Christ, the God on earth, put the apron on his hips, fell to the ground, and washed the feet of those who were with him. An inconceivable thing. The Master Washing the Feet to His Disciples.

John's gospel presents us with the icon of Jesus with the apron washing feet like a servant. Then he asks them: "Do you understand what I did for you? You call me Master and Lord, and you say well, because I am. If therefore I, the Lord and Master, have washed your feet, you also must wash feet to one another. I have given you an example, that you also do as I have done to you "(Jn 13: 12-15).

It is in the light of the washing of the feet that the other icon of Jesus breaking bread, his body, and sharing wine, His Blood, finds its full meaning.

Service is an integral part of the Eucharist: "Do this in memory of me".

Service, being available to all needy and to all the needs of those we encounter, is precisely the Brother's identity and vocation. The Brother with his profession and professionalism is available to his religious family, to the Church and to his brothers, especially those who are in every need.

The Holy Spirit raises numerous charisms among the faithful in order to increase communion through fraternal service. In this way salvation comes to the most disadvantaged: because the blind sees, the crippled walk, the prisoners are released, and to educate the young, heal the sick, serve the elderly ...

If we look at the life of Jesus, from birth to Bethlehem and to his death in Jerusalem, we can say that he has lived well every moment of life. Even when, twelve years old, he stopped to discuss with the doctors of the Temple. Joseph and Mary had to return to Jerusalem and found him only after three days. At the call of his parents, his answer was, "Do not you know that I have to deal with my Father's things?" (Lk 2:49).

He also lived well even when he was angry and became violent using the whip. He became angry just as we do. He overturned the boards and the chairs to the sellers, freed the livestock that was there. He did so because they had turned the Temple into a den of thieves instead of a house of prayer (Mt 21.13). Jesus was just like one of us.

Allamano and the Brothers

Our Founder exhorted us to do all things well because in this is holiness. Let us remember that he wanted us first saints and then missionaries. The Allamano not only wanted us to live honestly, but he wanted the good to be done well. Good does not have to be done just in order to do it, but it must be done with heart, attention, good manners, availability, joy and love.

"It is the need to respond with the holiness of life to God's love" (Rm 5,5).

We Consolata Missionaries must also have a peculiarity, a special touch in all our actions, we must place consolation in all the things we do. Consolation, trust and hope is our peculiarity, our charisma, our way of doing.

For us brothers it is easier to bring consolation because we live alongside people. We are with them and we do what they do. We evangelize and console with the work of our hands.

The Brother, being a consecrated lay person, is a sign of God's presence in secular realities, such as culture, science, human health, the world of work, the care of the weak and the disadvantaged.

Through manual work, we witness the high work value through which man collaborates with God in the perfecting of the wonderful work of creation, they are closer to their simplest brothers and are identified with Jesus, brother and worker (31 identities and the mission of the religious brother).

Makes visible today the face of Jesus-Brother

Jesus became a brother in solidarity with the sufferings of men. Brother is the name he addresses to his disciples after his resurrection, and Mary Magdalene is in charge of communicating it ... "Go to my brothers and tell them: I go to my Father and your Father" (Jn 20,17).

I have noticed that when someone wants to be part of our religious family and is inclined to lay professions, we encourage him instead to undertake religious studies. Almost as evangelizing is the prerogative of the priests only and not for those who administer, teach, build, and care for the needy, the sick and the marginalized …

The apostles almost immediately began their preaching that they were taken by so many manual work and said, "It is not right that we leave the Word of God for serving the canteens" and chose some for this assignment, so "the God's word spread and the number of disciples greatly multiplied "(Acts 6: 3-7)

Perhaps we, at this moment, have forgotten this, but I was pleased that the last general chapter wrote in Acts at number 59 that "the trainers are aware that in their community they are consecrated to the mission, some called to be priests and other brothers. "

In the mind of the Founder there have always been the Brothers. Ten years before the beginning of our religious family, on April 6, 1891, Allamano wrote to P. Calcedonio Mancini these words: "Even today I have a number of priests, the laity will not fail." Let us not forget that the first two dispatches consisted of two priests and two brothers. He still said, "A priest is a missionary of his nature. If it is a non-priest religious, if it is of active life, and especially if it refers to the infidels, it is a true missionary, as our Coadjutors “(Conf. Of Dec. 21, 1919).

"We therefore have different gifts according to the grace given to each one of us. Those who have the gift of prophecy exercise them according to the measure of faith; who has the gift of ministry, attend to ministry; who has the gift of teaching, teach; who exhorts, exhorting. Who gives, do it with simplicity; whoever presides, do it with diligence; those who do the works of mercy, fulfill them with joy "(Rm 12: 6-8).

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