Aug 17, 2018 Last Updated 9:57 AM, Aug 17, 2018

Costa Rica: l’impegno della Chiesa nell’accoglienza dei migranti dal Nicaragua

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In tutto il loro numero è stimato in circa 25mila e rischia di aumentare a dismisura, nel caso proseguano le violenze dovute alla repressione governativa delle proteste pacifiche. Nel mese di luglio la repressione delle forze paramilitari ha avuto un’escalation, e così pure il numero di vittime, salite a oltre 400

Da settimane è un flusso continuo. Sono centinaia ogni giorno i nicaraguensi che varcano la frontiera con la Costa Rica. In tutto il loro numero è stimato in circa 25mila e rischia di aumentare a dismisura, nel caso proseguano le violenze dovute alla repressione governativa delle proteste pacifiche. Nel mese di luglio la repressione delle forze paramilitari ha avuto un’escalation, e così pure il numero di vittime, salite a oltre 400. Da qui, per molte persone, la necessità, prima ancora che la scelta, di lasciare le loro case e di cercare rifugio nel vicino Stato centroamericano. In Costa Rica si sta cercando di gestire l’emergenza, con qualche fatica, anche se da qualche decennio ormai il Paese più prospero e pacifico dell’America Centrale è abituato a fare i conti con i migranti. L’ultimo caso è di due anni e mezzo fa, quando per mesi migliaia di cubani e haitiani, che volevano raggiungere gli Stati Uniti, furono bloccati al confine con il Nicaragua, che non permetteva loro di proseguire il cammino.

Chiesa in prima linea nell’aiuto e nel sostegno legale. La Chiesa costaricense è in prima linea in questa opera di solidarietà, come conferma al Sir mons. José Manuel Garita, vescovo di Ciudad Quesada, diocesi settentrionale e frontaliera della Costa Rica: “In seguito all’aggravamento della situazione in Nicaragua e al gruppo numeroso di rifugiati, la Conferenza episcopale ha emesso ancora lo scorso 20 luglio un comunicato in cui invitavamo i fedeli a essere solidali, vicini e accoglienti con i fratelli nicaraguensi, costretti a fuggire dal loro Paese e a cercare ospitalità in Costa Rica. Abbiamo ricordato le ragioni dell’ospitalità e dell’accoglienza, sostenute in molti brani dell’Antico Testamento, e soprattutto il mandato evangelico dell’amore, ricordato in particolare nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, nel quale Cristo ci dice che accogliendo il forestiero accogliamo lui stesso.

Attraverso la Pastorale sociale stiamo cercando di dare delle risposte per accogliere e aiutare i nostri fratelli, perché possano trovare un rifugio e degli alimenti, ma anche per sostenerli a livello legale, nella loro richiesta di ottenere lo status di rifugiati”.

Mons. Garita accenna inoltre a quanto si sta facendo nella sua diocesi di Ciudad Quesada: “Nella mia diocesi, che per centinaia di chilometri confina con il Nicaragua, sono stati aperti due centri in cui vengono distribuiti alimenti e vestiari”. Conclude il vescovo: “Ci sentiamo motivati da Papa Francesco, che ci ricorda che siamo chiamati a toccare la carne sofferente di Cristo nella persona che soffre e a essere una Chiesa aperta. Anche se in questo momento la Costa Rica vive una situazione fiscale, economica e sociale difficile e delicata, ciò nonostante siamo chiamati a essere solidali e accoglienti”.

In arrivo molti giovani studenti. Ulteriori notizie sull’accoglienza che viene data in questi giorni ai rifugiati nicaraguensi arriva da Félix Ríos Gadea, responsabile della mobilità umana della Conferenza episcopale costaricense (Cecor). “Stimiamo che siano circa 25mila i migranti nicaraguensi arrivati in queste settimane – spiega -. Difficile però dare una cifra esatta, in quanto solo una minoranza entra in Costa Rica in modo regolare. Alcuni sono sicuramente dei rifugiati, altri cercano una migliore situazione economica”. Ríos spiega che “da circa quarant’anni nel nostro Paese si cerca di dare una risposta evangelica di fronte al fenomeno delle migrazioni. Negli anni Ottanta l’emergenza riguardò il Nicaragua; poi arrivarono molti colombiani, nel momento più duro del loro conflitto; più recentemente abbiamo avuto il caso dei migranti cubani e haitiani bloccati dal Nicaragua alla frontiera.

La differenza principale è che solitamente la Costa Rica viene vista come un Paese di passaggio. In questo caso, invece, i nicaraguensi chiedono di stabilirsi qui, anche se la maggior parte spera di tornare se la situazione nel loro Paese migliorerà.

Tra coloro che arrivano ci sono moltissimi giovani studenti, che portano con sé richieste di lavoro, formazione, integrazione, e anche di evangelizzazione e attenzione pastorale”.

Il prossimo passo: allestire posti letto nelle diocesi. Il responsabile della mobilità umana non nega le difficoltà: “Questo afflusso è molto intenso, ma è nostro dovere dare una risposta. Stiamo cercando di fare una mappatura e di coordinare le forze con le realtà religiose che operano per i migranti, come ad esempio il servizio dei gesuiti, e con le tre diocesi maggiormente interessate. Operativamente, riusciamo a garantire dei centri che distribuiscono pasti, vestiario, generi di prima necessità”. La Chiesa, al momento, non gestisce invece centri di accoglienza con posti letto: “Ci sono due centri statali, uno nel nord del Paese e uno nel sud, ma sono insufficienti e molti migranti stanno dormendo all’aperto. Stiamo valutando l’idea di aprire per la notte alcuni ambienti ecclesiali, stiamo cercando luoghi adeguati”. Al tempo stesso, conclude Ríos, “pur dentro il principio di sussidiarietà, chiediamo allo Stato di assumersi le sue responsabilità”.

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