Aug 17, 2018 Last Updated 9:57 AM, Aug 17, 2018

"Dialogo, rispetto e libertà di espressione": 400 professionisti dell’informazione religiosa riuniti a Roma

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"La Chiesa ha molto da lavorare sui temi del dialogo, del rispetto e della libertà di espressione, soprattutto quando deve comunicare opinioni su questioni di natura sociale, cercando di esprimere chiaramente i valori propri della Chiesa come istituzione". Lo ha detto all'Agenzia Fides padre Hector Aranda Mella, direttore del Consiglio diocesano delle comunicazioni della diocesi di Chillán, Cile, che si trova a Roma per partecipare all’XI Seminario professionale per gli Uffici di comunicazione della Chiesa, che si svolge dal 17 al 19 aprile presso la Pontificia Università della Santa Croce, sul tema "Dialogo, rispetto e libertà di espressione nella sfera pubblica".

“Uno dei punti che sono stati discussi - dice p. Hector parlando del Seminario - ha riguardato la necessità della Chiesa di definire chiaramente i valori che intende comunicare, senza dimenticare che tutto ciò che dice deve essere sostenuto dalla credibilità". Inoltre, continua, "dobbiamo essere disposti ad ascoltare l'altro" e quando i messaggi vengono consegnati alla sfera pubblica "dobbiamo farlo con un senso di umanità, senza perdere di vista la persona".

Al Congresso partecipano 400 persone di diversi paesi, tra cui professionisti della comunicazione, direttori e responsabili degli uffici stampa delle diocesi, delle Conferenze episcopali e di altri organismi ecclesiali, nonché professori universitari e giornalisti.

Tra i relatori c’è il prof. Juan Pablo Cannata, coordinatore e ricercatore CECAP (Centro Studi di Comunicazione Applicata) della EPC, Universidad Austral, in Argentina, che ha detto a Fides: "Viviamo in società che si distinguono per la loro pluralità, in cui le persone hanno diverse proposte sui valori, su come vivere, come organizzare la società, l'educazione, e tutti gli altri problemi sociali", quindi se si vuole costruire quella 'cultura dell'incontro' che promuove Papa Francesco, per il prof. Cannata "è fondamentale cercare di creare le condizioni affinché ci sia un possibile dialogo su questi temi sostanziali". Per raggiungere questo obiettivo, uno degli elementi che il professore sottolinea come essenziale è "il bisogno di coerenza, che deve essere sia personale che istituzionale e intellettuale. Non si tratta di dire quello che si pensa senza ulteriori precisazioni, ma dobbiamo approfondire la nostra identità cristiana per esprimere la nostra sinfonia di valori” e aggiunge: “è importante che la nostra posizione sia il risultato di un approfondimento".

Il Seminario affronta anche la questione della libertà di espressione, perché lo stesso messaggio cristiano subisce, in molti paesi, gravi limitazioni nella vita pubblica, che vanno dalla censura indiretta, con dibattiti parzialmente tendenziosi, alle autentiche persecuzioni. A questo proposito il p. Hector ha detto a Fides: "in Cile la libertà di espressione è garantita costituzionalmente. Nel 2016, tuttavia, la Commissione interamericana per i diritti umani ha presentato una relazione in cui, pur riconoscendo alcuni notevoli progressi in questo settore, evidenzia anche una persistenza nelle pratiche che violano la libertà di espressione e il diritto di accesso all’informazione, come persecuzioni dei comunicatori o i media, repressione dei manifestanti nell’ambito pubblico, restrizioni ai giornalisti, ai comunicatori e alle radio comunitarie... ecc. ". Nonostante questi episodi, il direttore delle comunicazioni sottolinea che "in Cile c'è più libertà di espressione" rispetto ad altri paesi o rispetto al passato, come si può vedere nell'uso dei social network.

Il Seminario ha sottolineato che gli uffici di comunicazione ecclesiale di tutto il mondo hanno il compito di contribuire alla insostituibile funzione sociale di un'informazione libera e affidabile, come ha affermato Papa Francesco nella Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014: "Abbiamo bisogno di risolvere le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell'incontro richiede che siamo disposti non solo a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo compito". (LG)

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