Aug 17, 2018 Last Updated 9:57 AM, Aug 17, 2018

“Difendere il diritto alla vita, alla libertà e all’inviolabilità di ogni personaˮ

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Per la Santa Sede «parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza». Papa Francesco parla al Corpo diplomatico accreditato in Vaticano e il tradizionale discorso con gli auguri per il nuovo anno è l’occasione per uno sguardo allo stato del mondo secondo gli occhi d’Oltretevere. Bergoglio sceglie di soffermarsi sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sancita nel 1948, settant’anni fa, ricollegandola al messaggio evangelico e alla vicinanza mostrata da Gesù a ogni essere umano. All’inizio del suo lungo e articolato discorso il Papa ricorda il centenario della fine della Prima Guerra mondiale e cita due moniti che ne derivano. Il primo: «La pace non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto. Non è la legge del timore che dissuade da future aggressioni bensì la forza della ragionevolezza mite che sprona al dialogo e alla reciproca comprensione». Il secondo: «La pace si consolida quando le nazioni possono confrontarsi in un clima di parità». Per questo, spiega, è importante ricordare che le comunità politiche «sono uguali per dignità di natura». Se non si riconosce la dignità di ogni persona umana, si apre la strada alla diffusione dell’ingiustizia, dell’ineguaglianza sociale e della corruzione e si può arrivare alla «barbarie». 

Nuovi diritti e “colonizzazioni ideologicheˮ  

Francesco constata che «nel corso degli anni», soprattutto in seguito al ’68, «l’interpretazione di alcuni diritti è andata progressivamente modificandosi», includendo «una molteplicità di “nuovi diritti”, non di rado in contrapposizione tra loro». Questo ha portato all’affermazione di «nozioni controverse dei diritti umani che contrastano con la cultura di molti Paesi, i quali non si sentono perciò rispettati nelle proprie tradizioni socio-culturali, ma piuttosto trascurati di fronte alle necessità reali che devono affrontare». C’è quindi «il rischio – per certi versi paradossale – che, in nome degli stessi diritti umani, si vengano ad instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli». Il Papa non lo specifica, ma è noto da molti suoi precedenti interventi che qui si riferisca alle campagne per la contraccezione, l’aborto e la promozione della teoria del gender, che vengono imposte ai Paesi del Terzo Mondo in cambio di aiuti economici. 

Bambini e anziani “scartatiˮ  

Tra i diritti fondamentali ancor oggi violati, Bergoglio cita «primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana... Penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti. Penso agli anziani, anch’essi tante volte scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso. Penso alle donne, che spesso subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie. Penso poi a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù. Quante persone, specialmente in fuga dalla povertà e dalla guerra, sono fatte oggetto di tale mercimonio perpetrato da soggetti senza scrupoli?». 

Diritto alla salute  

Francesco chiede di «il diritto alla salute della persona e dei suoi familiari... È importante unire gli sforzi affinché si possano adottare politiche in grado di garantire, a prezzi accessibili, la fornitura di medicinali essenziali per la sopravvivenza delle persone indigenti, senza tralasciare la ricerca e lo sviluppo di trattamenti che, sebbene non siano economicamente rilevanti per il mercato, sono determinanti per salvare vite umane». 

Diritto alla vita, diritto alla pace  

«Difendere il diritto alla vita - spiega il Papa - implica pure adoperarsi attivamente per la pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere. Eppure gravi conflitti locali continuano ad infiammare varie Regioni della terra». Gli sforzi collettivi per fermare i conflitti «sembrano essere sempre meno efficaci di fronte alla logica aberrante della guerra». Francesco spiega che «il disarmo integrale e lo sviluppo integrale sono strettamente correlati fra loro» e che promuovere la pace «implica combattere l’ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre». La proliferazione di armi «aggrava chiaramente le situazioni di conflitto e comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura». Il Papa elogia il «risultato storico raggiunto lo scorso anno con l’adozione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari» e mette in guardia, con le parole dell’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII, dal rischio che «un fatto imprevedibile e incontrollabile» possa mettere in moto l’apparato bellico. Con le parole di Papa Roncalli, Bergoglio ripete: «Riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia». 

L’appello per Corea e Siria  

Francesco ritiene di primaria importanza che si possa sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni» , ed è anche «importante che possano proseguire, in un clima propositivo di accresciuta fiducia tra le parti, le varie iniziative di pace in corso in favore della Siria». «Il comune auspicio è che, dopo tanta distruzione, sia giunto il tempo di ricostruire. Ma più ancora che costruire edifici, è necessario ricostruire i cuori, ritessere la tela della fiducia reciproca... In tal senso è vitale che siano tutelate le minoranze religiose, tra le quali vi sono i cristiani, che da secoli contribuiscono attivamente alla storia della Siria». Il Papa ricorda i profughi e chiede che «possano far ritorno in patria», ringraziando e chiedendo il sostegno della comunità internazionale per i Paesi che li hanno accolti, in particolare Giordania, Libano e Turchia. Dialogo chiede Bergoglio anche per l’Iraq, lo Yemen e l’Afghanistan. 

Il nodo di Gerusalemme e del Venezuela  

Francesco rivolge un «pensiero particolare» a israeliani e palestinesi, e «nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri», rinnova un «pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni», invitando «a rispettare, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani. Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti». Il Papa cita poi il Venezuela, che sta attraversando una crisi politica ed umanitaria sempre più drammatica e senza precedenti. La Santa Sede, mentre esorta a rispondere senza indugio alle necessità primarie della popolazione, auspica che si creino le condizioni affinché le elezioni previste per l’anno in corso siano in grado di avviare a soluzione i conflitti esistenti, e si possa guardare con ritrovata serenità al futuro». 

L’Africa e l’Ucraina  

Francesco chiede quindi non dimenticare «le sofferenze di tante parti del Continente africano, specialmente in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia, in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana, dove il diritto alla vita è minacciato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dal terrorismo, dal proliferare di gruppi armati e da perduranti conflitti». Non basta indignarsi, spiega il Papa, «occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano». Un analogo impegno a «ricostruire ponti è urgente pure in Ucraina», dove l’anno appena concluso «ha mietuto nuove vittime continuando a recare grandi sofferenze alla popolazione, in particolare alle famiglie che risiedono nelle zone interessate dalla guerra e che hanno perso i loro cari, non di rado anziani e bambini». 

La famiglia e i suoi diritti  

Il Papa ricorda che quello di formare una famiglia è un diritto fondamentale e la famiglia «ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato». Francesco osserva che «purtroppo specialmente in Occidente», la famiglia è «ritenuta un istituto superato» e alla stabilità «di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili». Occorre «piuttosto la roccia», che «è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna». Per questo Bergoglio ritiene «urgente che si intraprendano reali politiche a sostegno delle famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati». Il disinteresse per le famiglie, dice ancora il Papa «porta poi con sé un’altra conseguenza drammatica – e particolarmente attuale in alcune Regioni – che è il calo della natalità. Si vive un vero inverno demografico!». E non si posso dimenticare, aggiunge, le «famiglie spezzate a causa della povertà, delle guerre e delle migrazioni. Abbiamo fin troppo spesso dinanzi ai nostri occhi il dramma di bambini che da soli varcano i confini che separano il sud dal nord del mondo, sovente vittime del traffico di esseri umani». 

Migranti e “paure ancestraliˮ  

Nella parte del suo discorso dedicata al grande tema delle migrazioni, Francesco afferma che oggi se ne parla molto «talvolta solo per suscitare paure ancestrali. Non bisogna dimenticare - ammonisce - che le migrazioni sono sempre esistite. Nella tradizione giudeo-cristiana, la storia della salvezza è essenzialmente storia di migrazioni. Né bisogna dimenticare che la libertà di movimento, come quella di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo. Occorre dunque uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone». Accogliere l’altro, spiega il Pontefice «richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate». Bisogna accogliere «praticando la virtù della prudenza»: «I governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, per permettere quell’inserimento».  

Il “grazieˮ a chi accoglie  

Il Papa ringrazia gli Stati che «si sono prodigati in questi anni per fornire assistenza ai numerosi migranti giunti ai loro confini. Penso anzitutto all’impegno di non pochi Paesi in Asia, in Africa e nelle Americhe, che accolgono e assistono numerose persone». E cita l’assistenza del Bangladesh al popolo Rohingya. «Particolare gratitudine» è espressa da Francesco «all’Italia che in questi anni ha mostrato un cuore aperto e generoso e ha saputo offrire anche dei positivi esempi di integrazione». «Il mio auspicio - aggiunge, con parole che si indirizzano all’attuale dibattito pre-elettorale - è che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero». Apprezzamento è espresso anche per gli sforzi compiuti da Grecia e Germania. L’Europa, aggiunge Bergoglio, «deve essere fiera di questo suo patrimonio, basato su certi principi e su una visione dell’uomo che affonda le basi sulla sua storia millenaria, ispirata dalla concezione cristiana della persona umana».  

Accogliere per integrare  

Francesco ricorda quindi i processi di preparazione per l’adozione di due Patti Mondiali (Global Compacts) sui rifugiati e per una migrazione sicura. E si sofferma sulla parola «integrazione». «Chi accoglie - spiega - è chiamato a promuovere lo sviluppo umano integrale, mentre a chi è accolto si chiede l’indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso. Ogni processo di integrazione deve mantenere sempre la tutela e la promozione delle persone, specialmente di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità, al centro delle norme che riguardano i vari aspetti della vita politica e sociale». Con questo, la Santa Sede «non intende interferire nelle decisioni che spettano agli Stati», ma richiama «dei principi di umanità e di fraternità». 

Il diritto di cambiare religione  

Tra i diritti richiamati dal Pontefice c’è «anche il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, che include la libertà di cambiare religione». Purtroppo, continua Francesco, «è noto come il diritto alla libertà di religione sia sovente disatteso e non di rado la religione divenga o l’occasione per giustificare ideologicamente nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale, se non addirittura per forme di persecuzione dei credenti».  

Il diritto al lavoro  

Il Papa richiama poi l’importanza del diritto al lavoro, senza il quale «non vi è pace né sviluppo». «Rincresce constatare invece come il lavoro sia in molte parti del mondo un bene scarsamente disponibile», specie per i giovani. Spesso «è facile perderlo non solo a causa delle conseguenze dell’alternarsi dei cicli economici, ma anche per il progressivo ricorso a tecnologie e macchinari sempre più perfetti e precisi in grado di sostituire l’uomo». Non manca poi un richiamo alla tendenza «a pretendere da chi lavora ritmi sempre più pressanti. Le esigenze del profitto, dettate della globalizzazione, hanno portato ad una progressiva riduzione dei tempi e dei giorni di riposo, con il risultato che si è persa una dimensione fondamentale della vita». Bergoglio nota quindi l’incremento della «piaga del lavoro minorile»: «Non si può pensare di progettare un futuro migliore, né auspicare di costruire società più inclusive, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli, come i bambini». Eliminare le cause di questa piaga «dovrebbe essere una priorità di governi e organizzazioni internazionali». 

L’impegno per salvare la terra  

Dopo aver citato i disastri naturali come i terremoti e gli uragani, indipendenti all’azione umana, Francesco indica tra «i doveri particolarmente impellenti quello di prendersi cura della nostra terra». Ricorda che «c’è anche una precipua responsabilità dell’uomo nell’interazione con la natura. I cambiamenti climatici, con l’innalzamento globale delle temperature e gli effetti devastanti che esse comportano, sono anche conseguenza dell’azione dell’uomo». Occorre dunque «affrontare, in uno sforzo congiunto, la responsabilità di lasciare alle generazioni che seguiranno una Terra più bella e vivibile, adoperandosi, alla luce degli impegni concordati a Parigi nel 2015». Lo spirito che il Papa suggerisce è quello dei costruttori di cattedrali del Medio Evo, i quali sapevano che non avrebbero visto il compimento del proprio lavoro, ma comprendevano di essere parte di un progetto, di cui avrebbero goduto i loro figli. 

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