Nov 23, 2017 Last Updated 8:44 PM, Nov 19, 2017

Appello del patriarca caldeo: Il popolo viene prima dei pozzi petroliferi, no a nuovi conflitti

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Serve una “cooperazione” fra i leader irakeni, per dare vita a un “fronte comune” contro il pericolo di “nuovi conflitti”, perseguendo l’obiettivo primario di “proteggere le persone prima ancora dei pozzi petroliferi”. È quanto sottolinea il patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako, in un appello alla nazione consegnato ieri al presidente della Repubblica Fuad Masum e inviato ad AsiaNews. Nella lettera il primate della Chiesa irakena auspica la creazione di una “nazione civile moderna e forte, sotto una consolidata guida politica”, in grado di “avviare riforme nei settori economico, sociale e culturale”. E rinnova l’invito già espresso più volte in passato di un dialogo sincero fra Baghdad ed Erbil, mettendo da parte “lo spirito di vendetta, il sospetto, le rappresaglie o i discorsi di fuoco”.

Intanto l’esercito irakeno dopo la presa di Kirkuk ha conquistato altre porzioni di territorio fino a poco tempo fa nelle mani dei curdi, concentrate nella provincia di Ninive e di Diyala. In una nota ufficiale i militari confermano che le forze governative “hanno ripreso il controllo di Khanaqin e Jalawla” e di Makhmur, Bashiqa, Sinjar e della diga di Mosul. Secondo alcune fonti le forze irakene avrebbero inoltre intimato ai Peshmerga (i combattenti curdi) di ritirarsi dalla piana di Ninive, in particolare dalle cittadine cristiane di Teleskof e Alqosh, Il timore è che possano divampare nuovi scontri nelle prossime ore.

In una situazione di forte tensione, mar Sako ha rinnovato l’invito alle parti per un dialogo sincero per trovare una soluzione alla crisi.

Di seguito, la lettera-appello del Patriarca caldeo.

In questi giorni il nostro Paese sta attraversando eventi mai sperimentati prima, i quali sono il risultato di tutto quello che è successo in Iraq, da nord a sud, nel corso degli anni e fino ad oggi. Pertanto, questa fase critica necessita di una collaborazione nazionale e a tutti i livelli, per poter andare oltre questa crisi e muoversi in direzione di una soluzione della stessa. Per la creazione di una partnership concreta e su scala nazionale; per la nascita di un nuovo Iraq.

Gli eventi che sono occorsi in quest’ultimo periodo sono parte di conflitti che hanno determinato una tensione permanente e il collasso della stabilità nel Paese. E come sempre, i civili innocenti sono le prime vittime di queste tensioni di cui non hanno alcuna colpa.

Se in queste ore l’unità dell’Iraq ha catturato l’attenzione della comunità internazionale, sia per benefici di natura strategica o quanto piuttosto per questioni di principio, questa stessa unità è il ritornello comune di tutti i partiti irakeni. Una unità che viene nominata in termini di responsabilità per la sua conservazione o come accusa per un suo eventuale fallimento.

Tutte le componenti originarie della terra irakena che sono interessate a una vita comune, in questo momento sono chiamate ad andare oltre questa situazione di fragilità adottando lo spirito di cittadinanza e lo stato di diritto, clemenza e perdono; al contempo è necessario mettere da parte lo spirito di vendetta, il sospetto, le rappresaglie o i discorsi di fuoco.

In questa dichiarazione, con senso della misura e di amore, noi ci rivolgiamo alla leadership irakena - al governo centrale e alle istituzioni regionali [curde] - per andare avanti e per salvare il Paese anche a fronte di ciò che è successo in questi ultimi anni. È responsabilità di tutti noi prenderci cura dell’Iraq e, oggi più che mai, vi è un estremo bisogno di un processo vero di riconciliazione nazionale, per indirizzare il processo politico sul giusto cammino. Serve instaurare un dialogo coraggioso, onesto, improntato alla civiltà, per discutere di tutte quelle materie che sono oggetto di confronto e basandosi sulla Costituzione. Questo è il volere sincero e comune del saggio popolo irakeno, e deve essere confermato da una autorità saggia nell’esercitare la sua leadership.

Questa riconciliazione nazionale può fornire rispose concrete e appropriate per uscire da questa crisi, e non solo per la questione legata al referendum. I problemi che investono questo Paese non riguardano stranieri provenienti da luoghi lontani, ma investono persone fra loro fratelli e cittadini che vivono nella stessa terra. Per questo la soluzione non può essere raggiunta senza il negoziato e la giusta elaborazione del pensiero.

Questo metodo porterà ad offrire coraggiose concessioni reciproche e la cooperazione fra i vari leader irakeni, dando vita a un fronte comune contro il pericolo di nuovi conflitti; vale a dire, per proteggere le persone prima ancora dei pozzi petroliferi. L’obiettivo è quello di formare una nazione civile moderna e forte, sotto una consolidata guida politica, che contribuisca a sviluppare l’establishment di governo e avviare riforme nei settori economico, sociale e culturale. Questo progresso sarà sostenuto da una rinnovata fiducia, dall’implementazione di misure di sicurezza, di stabilità, sostenendo il processo di ricostruzione, e preparando il terreno per il ritorno degli sfollati nella loro terra natale, in un Iraq basato sulla coesistenza e la civiltà.

* Patriarca caldeo di Baghdad e presidente della Conferenza episcopale irakena

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