Sep 25, 2017 Last Updated 10:45 AM, Sep 25, 2017

Il ritorno della teologia nelle università russe

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Il Ministero russo della Giustizia ha emesso il 14 giugno un decreto di approvazione del grado accademico di studi teologici. Lo ha comunicato il ministro della pubblica istruzione, Olga Vasileva, alla prima conferenza scientifica pan-russa su “La teologia nell’ambito formativo umanitario”, come riportato dal corrispondente di RBK.

Il decreto prevede che la teologia non sia considerata soltanto un ramo della storia o della filosofia, ma un indirizzo specifico in grado di rilasciare titoli di specializzazione (“kandidat”) e di dottorato. La Vasileva considera questo “un giorno veramente storico”, e bisognerà di conseguenza “fare ogni sforzo per preparare gli specialisti” in campo teologico.

Il ministro ha anche fatto presente la necessità di rafforzare le cattedre di teologia negli ambiti formativi e scientifici russi. “Nel campo dell’istruzione, la teologia si sviluppa in tre direzioni: come disciplina autonoma (che prevede baccalaureato, master e specialistica), come disciplina preparatoria nei piani di studi misti, e come disciplina facoltativa”, che viene insegnata in 51 istituti superiori russi. Al momento, seguono i programmi di teologia più di 4500 persone. “Siamo solo all’inizio del cammino, e ora è importante chiarire le tappe dello sviluppo e la qualità di questo ramo del sapere”, ha aggiunto.

Già nel 2015, dopo un forte intervento pubblico del Patriarca Kirill (Gundjaev), la teologia era stata riconosciuta come disciplina scientifica dalla Commissione superiore per le attestazioni presso il Ministero dell’istruzione e la ricerca scientifica. È stato possibile presentare le prime tesi di laurea in questa disciplina a partire dal 2016, quando sono stati formati i consigli di esperti e di valutazione delle dissertazioni.

Il primo giugno scorso era finalmente stato proclamato il primo specialista ufficiale (“kandidat nauk”) in teologia, il sacerdote ortodosso p. Pavel Khondzinskij, decano della facoltà di teologia dell’università umanitaria ortodossa di San Tikhon, che ha difeso una tesi sul tema: “Soluzione dei problemi della teologia russa nel XVIII secolo, nella sintesi di San Filaret, metropolita di Mosca”. Alla storica sessione di tesi non erano stati ammessi estranei e giornalisti.

Si tratta di una grande vittoria della Chiesa Ortodossa Russa, e in particolare del Patriarca Kirill, che più di tutti aveva insistito per ottenere questo risultato. La partecipazione della cultura cristiana al processo formativo pubblico è stato uno dei punti qualificanti del suo Patriarcato, inaugurato nel 2009. Kirill era stato giovanissimo rettore dell’Accademia Teologica ortodossa di Leningrado negli anni Settanta, e ha sempre avuto una grande sensibilità per gli studi teologici, anche per la sua storica amicizia con i gesuiti del Pontificio Istituto Orientale di Roma.

Nei tempi antichi la teologia in Russia è stata molto sacrificata, per la difficoltà di distinguersi dall’ascesi monastica e di evitare l’accusa di razionalismo. Dal XVII secolo entrò in Russia la teologia scolastica dei gesuiti, con la formazione dell’Accademia Teologica di Petr Mogila a Kiev e delle prime scuole russe a Mosca e San Pietroburgo, anch’esse molto influenzate dalla teologia occidentale (il latino fu lingua accademica in Russia fino a metà dell’Ottocento). Nel secolo XIX, le facoltà teologiche ortodosse di Mosca, San Pietroburgo, Kiev e Kazan’ furono tenute rigidamente separate dalle università statali, per timore di inficiare la purezza dell’ortodossia. Il primo a cercare di superare questa barriera fu il famoso filosofo religioso Vladimir Solov’ev, che studiò da entrambe le parti, e fu imitato dai grandi teologi di prima della rivoluzione (Berdjaev, Bulgakov, Florenskij). Soltanto oggi la cultura teologica rientra ufficialmente nel mondo accademico russo, in mezzo alle diffidenze della maggior parte dei professori laici, che vedono in queste riforme un tentativo della Chiesa di imporsi ideologicamente nel Paese attraverso le strutture formative. La speranza del Patriarca Kirill e del suo vice, il metropolita Ilarion (Alfeev), è piuttosto quella di usare la cultura come strumento di crescita della coscienza ortodossa della popolazione, spesso ancorata a una visione puramente formale dell’appartenenza ecclesiale.

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