Sep 25, 2017 Last Updated 10:45 AM, Sep 25, 2017

Lo stile di Moon sta conquistando tutti. Indice di gradimento record per il nuovo presidente

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Figlio di rifugiati nordcoreani fuggiti dalla guerra di Corea 1950-1953. Cattolico, il suo nome di battesimo è Timoteo. Attivista del movimento studentesco, laureato in Legge alla Kyung Hee University di Seul. Impegnato nella difesa dei diritti umani al fianco del presidente Roh Moo-hyun, di cui è stato consigliere e capo di Gabinetto tra il 2003 e il 2008. Candidato del Partito democratico alle elezioni presidenziali del 2012 vinte da Park Geun-hye. Eletto dopo la destituzione di quest’ultima per corruzione nel maggio 2017. Secondo presidente cattolico nella storia del Paese dopo il premio Nobel per la pace (anno 2000) Kim Dae-jung. Le note biografiche del presidente della Corea del Sud dicono molto della sua formazione, ma la vera sorpresa è rappresentata dalla sua personalità, che ad appena un mese dalla sua elezione, ha già indotto gli osservatori internazionali a parlare di “Moon style”.

Il suo stile è costituito da un particolare modo non autoritario di concepire il suo ruolo, inusuale per la Corea, che gli sta suscitando una grande ammirazione. Lo si è visto fin da subito: nel momento della sua elezione, prima di salire sulla limousine presidenziale, ha rotto il cerimoniale, recandosi nella hall dell’assemblea generale del suo partito. Senza alcuna esitazione è sceso tra la folla accorsa per congratularsi con lui, offrendo la piena disponibilità per fotografie e strette di mano. Poi, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione della residenza presidenziale, Moon è stato costretto per diversi giorni a fare il pendolare dal suo appartamento al palazzo presidenziale. Ogni mattina ha accettato di posare con un sorriso a beneficio delle macchine fotografiche e le telecamere, accanto ai suoi vicini di casa che facevano a gara per salutarlo. Un altro episodio che ha impressionato l’opinione pubblica è relativo ad una pausa dei lavori della sua segreteria, quando in maniche di camicia e con una tazza di caffè in mano è sceso insieme ai suoi collaboratori per una passeggiata nel parco adiacente all’ufficio presidenziale. In quell’occasione è stato avvicinato da alcuni bambini in gita ed ha aspettato con pazienza che un ragazzino tirasse fuori dal suo zainetto un notebook per chiedergli un autografo. Non appena insediato ha chiesto di pagare di tasca propria le spese personali e relative alla sua famiglia ridimensionando di molto il budget presidenziale e destinando le risorse eccedenti ai poveri e ai disoccupati. Da presidente intende continuare a battersi per i diritti civili.

Piccoli gesti, pur tuttavia significativi di una grande cambiamento di rotta annunciato da Moon in campagna elettorale: basta con gli atteggiamenti presidenziali autoritari e grande attenzione alla comunicazione con i cittadini. Anche per questo il suo indice di gradimento tra la popolazione è altissimo. Nel sondaggio, condotto da Gallup sulla base di 1.004 interviste condotte dal 30 maggio al 1° giugno, ben l’84 per cento degli intervistati ha detto che Moon "sta facendo un buon lavoro". Un record assoluto avendo battuto il precedente del 1993 stabilito dal presidente Kim Young-sam al termine del suo primo mese di incarico.

Il punto di forza di Moon è rappresentato dalla convinzione che la sua funzione è al servizio dei cittadini. Non è passato inosservato che durante la celebrazione del Memorial day del 6 giugno, accanto al presidente c’erano seduti i soldati invalidi di guerra mentre l’anno precedente gli stessi posti erano occupati dai rappresentanti del governo. Il portavoce presidenziale Park Soo-hyun ha sottolineato che il protocollo presidenziale verrà modificato in occasione di tutti gli eventi nazionali futuri portando i cittadini in prima fila.

Un altro gesto importante è rappresentato dal ridimensionamento della sua sicurezza personale. Moon ha chiesto che le sue guardie del corpo mantengano un comportamento "amichevole, aperto e di basso profilo”. Con i suoi più stretti collaboratori, poi, Moon ha chiesto di eliminare tutti gli stereotipi di comportamento basati sulla gerarchia. Dunque se nelle riunioni delle precedenti amministrazioni era solito vedere i segretari e le segretarie vestite di tutto punto prendere appunti sotto dettatura delle istruzioni del presidente, ora sono state introdotte delle riunioni sugli affari di stato basate sul dibattito, talvolta acceso, durante le quali Moon promuove l’adozione di un look informale per una maggiore comodità.

Infine, se il suo predecessore, Park Geun-hye, di rado è scesa nella sala stampa di Cheong Wa Dae, fatta eccezione per la conferenza stampa di capodanno, Moon, invece, in un solo mese lo ha già fatto tre volte. In generale un cambio di atteggiamento accolto molto bene per ora, ma non senza rischi. “Se Moon da un regime autoritario riesce a riformare la cultura organizzativa dell'intero governo e a migliorare la produttività e l’efficienza sarà un successo. In caso contrario, i complimenti si trasformeranno ben presto nella critica di essere soltanto preoccupato della sua immagine", ha spiegato a Yonhap un professore presso l'Università di Seoul.

Una sfida sul fronte interno che va ad aggiungersi a quelle lanciate nel campo delle relazioni internazionali, con la riapertura al dialogo con Pyongyang e una maggiore indipendenza dagli Stati Uniti, con i quali Moon Jae-in intende rinegoziare l’accordo sull’installazione del sistema antimissile Thaad che rischia di compromettere le relazioni con la Cina, primo partner commerciale della Corea del Sud.

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