May 24, 2017 Last Updated 2:51 PM, May 23, 2017

S.Madre Teresa Di Calcutta, Serva Misericordiosa Degli Scarti

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Nel contesto della celebrazione del Giubileo degli Operatori e dei Volontari della Misericordia, il 4 settembre di quest’anno Papa Francesco proclamerà santa la beata madre Teresa di Calcutta, la suora che consacrò la sua vita al servizio degli ultimi, degli scarti della società.

La figura della Madre Teresa ci spinge a pensare alla economia dell’esclusione che ha progressivamente prodotto la «cultura dello scarto» che è la causa di una strage sociale.

Papa Francesco già nel suo documento programmatico, l’esortazione Evangelii gaudium, aveva scritto:

«No a una economia dell’esclusione. Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia della esclusione e della iniquità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questa è esclusione. Non si può tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è iniquità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie d’uscita. Si considera l’essere umano in sé stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiuti, “avanzi”» (EG.53)

In varie occasioni para Francesco è ritornato sul tema della «cultura dello spreco e dello scarto». Nell’Udienza generale in Piazza San Pietro nel mese di giugno 2013 ha detto:

«Coltivare e custodire non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani: I Papi hanno parlato di ecologia umana strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana. E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte, e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono de dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l’uomo, ma è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne: noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità…… Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame. Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi… Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme».

Papa Francesco non si è limitato all’analisi e alla denuncia della «cultura dello scarto», soprattutto nelle sue dimensioni più profonde di negazione della sacralità della vita umana e della dignità della persona umana, e di causa di tensioni e conflitti di ogni sorta… ma ha invitato tutti a una azione concreta per il superamento di questa cultura e per la costruzione della cultura della solidarietà e della ecologia umana e ambientale, alla luce della Parola di Dio e della Dottrina sociale della Chiesa. Nell’Evangelii gaudium ha scritto una bella pagina esortando ad «Avere cura della fragilità» come risposta alle conseguenze della «cultura dello scarto».

«Gesù, l’evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona, si identifica specialmente con i più piccoli (cf. Mt.25,40). Questo ci ricorda che tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura dei più fragili della Terra. Ma nel vigente modello “di successo” è privatistico”, non sembra abbia senso investire affinché quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possono farsi strada nella vita (EG 209).  È indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetti, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati ecc.». (EG 210)

«Piccoli ma forti nell’amore di Dio, come san Francesco d’Assisi, tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo». (EG 216)

Animati dallo Spirito di Dio, molti uomini e molte donne nel corso della storia hanno speso la loro vita nel servizio ai più fragili, agli ultimi, agli scarti della terra. Un posto speciale nei tempi moderni lo merita senza dubbio la santa Madre Teresa di Calcutta. Ella sentì e visse la vocazione ad «uscire nelle strade a servire i poveri» e sulle strade delle periferie, prima di Calcutta e poi di tante città del mondo, incontrò anziani moribondi, bambini abbandonati e orfani, lebbrosi e ammalati di ogni tipo. … Particolare attenzione ha dedicato al tema dell’isolamento sociale: secondo Madre Teresa «essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare». Per questo le sue iniziative hanno cercato di essere il più possibile inclusive, anche in relazione alla diversità di cultura, lingua e religione.

Le periferie sociali ed esistenziali, dove vivono e soffrono gli scarti della società, sono state lo spazio missionario della Madre Teresa. È stata la sua generosa risposta all’ordine ricevuto dal Signore. È lo stesso ordine che il Signore ha dato a noi, missionari della Consolata, quando ci ha inviati come missionari alle periferie del mondo, alle situazioni più difficili, «dove nessuno vuole andare».

Ascoltiamo l’invito che ci rivolge papa Francesco nell’Evangelii gaudium:

«Più della paura di sbagliare, spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc.6,37)» (EG 49)

Molti di noi, per l’età o per le condizioni di salute non possiamo più «uscire fisicamente nelle strade», non possiamo più andare in quelle situazioni «dove nessuno vuole andare» però possiamo accompagnare con il nostro affetto e la nostra preghiera i confratelli e le consorelle che danno testimonianza evangelica in quelle situazioni di frontiera. Non possiamo più essere con loro fisicamente, però siamo ancora con loro spiritualmente.

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