Oct 23, 2017 Last Updated 2:20 PM, Oct 23, 2017

Domenica delle Palme

“Osanna al Figlio di Davide”…. / “Sia crocifisso” - Mc 14-15

Con questa Domenica delle Palme o della Passione, ha inizio la “grande Settimana” dell’anno liturgico: la Settimana Santa: “santa” fra tutte, per i “santi misteri” che vi si commemorano durante il “Triduo Pasquale”. In questi santi giorni, seguiremo Gesù passo passo, giorno per giorno, ora per ora, quando si snodano vivi e presenti gli avvenimenti ultimi della vita del Signore: dal suo ingresso trionfale e gioioso a Gerusalemme, come un Re, tra le acclamazioni gioiose della folla osannante e dei discepoli, fino al Golgota. Ma Gesù è un Re che è venuto non per dominare, ma per servire e dare la sua vita a redenzione dell’umanità. Al Calvario Gesù giungerà solo, abbandonato quasi da tutti coloro che gli erano stati vicini, e dagli amici più cari!.

Ma quando tutto sembra perduto, ecco che tutto sta per cominciare!

> La liturgia riflette tutto questo: dopo la scena gioiosa dell’intronizzazione regale di Gesù, “Osanna al Figlio di Davide”, passa immediatamente al “sia crocifisso”, cioè al racconto della sua Passione e Morte. Questo è il cuore del mistero di Gesù Cristo.

> Quest’anno è l’evangelista Marco che ci racconta la Passione del Signore. E’ una catechesi in un testo asciutto e crudo sulla passione di Cristo, in un crescendo di solitudine. Marco non ha paura di urtarci, anzi sembra che lo cerchi. Mette in risalto i contrasti, sottolinea i paradossi e lo scandalo della croce. Il tutto è raccontato lungo un itinerario geografico preciso, che va dalla valle del torrente Cedron, attraverso Gerusalemme, fino alla tomba nel giardino; tutto si svolge nell’arco di 24 ore, da sera a sera. Durante il processo sembra che solo il gallo (di Pietro) testimonia in favore di Gesù! L’isolamento è totale e la solitudine di Cristo pure, finchè verrà proclamato dal centurione romano: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”.

> Ora leggendo il racconto della Passione, ci viene spontaneo chiederci: chi furono i responsabili della morte di Gesù: i giudei o i romani? Gesù morì per motivi religiosi (dichiarandosi “Messia”) o per motivi politici(ribelle a Roma)? In realtà Gesù fu condannato insieme dai giudei e dai romani; nella sua morte si realizzò una strana coincidenza di motivi religiosi e di motivi politici, anche se la responsabilità più diretta pare ricadere sui capi ebraici di allora e non su tutto il popolo ebraico.

> Il credente però è alla ricerca di un altro responsabile della morte di Cristo. S. Pietro ce lo indica nella sua prima Lettera: “Egli prese su di sé i nostri peccati e li portò nel suo corpo sulla croce”(1Pt.2,24). Perciò diciamo che Gesù portò i nostri peccati sulla croce, e i nostri peccati portarono Gesù sulla croce!

> Finito di leggere il racconto della morte di Gesù, anche se gli accusatori e i testimoni di una volta sono morti, la storia non è finita. La condanna di Gesù va ancora avanti in tanti suoi discepoli e cristiani che vengono odiati e uccisi come Gesù, ancora oggi! Il masso è stato rotolato contro l’entrata del sepolcro, ma sappiamo però che quel masso non ha tenuto: Gesù è risorto ed è assiso alla destra del Padre. Eppure, finchè dura il peccato, Cristo è ancora misteriosamente nella tomba, non è ancora risorto del tutto per gli incalliti del peccato di incredulità. Cristo è ancora perseguitato e ucciso negli innocenti molestati e uccisi peggio degli animali, nei modi più impensabili dettati da un terrorismo spietato che agisce in nome di non so quale Dio sanguinario, che certamente non è il Dio di Gesù Cristo! L’uomo sulla scia di Caino, continua a perpetuare i suoi delitti, così che Cristo continua a soffrire nei suoi membri. E’ in questo che veramente Gesù si mostra nostro fratello!

> Tutta la nostra vita è, in certo senso, una Settimana Santa, se la viviamo con coraggio e fede, nell’attesa dell’”ottavo giorno” che è la grande Domenica della gloria eterna.

> In questo tempo Gesù ripete a noi l’invito che rivolse ai suoi discepoli nell’orto degli ulivi: “Restate qui e vegliate con me”(Mt.26,38).

>La palma che porterete a casa, sia segno di pace, di fratellanza, di vittoria, di perdono e di speranza per tutti.   La Madonna ci assista e ci accompagni nella vita.

 

“Vogliamo vedere Gesù…E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo”. Gv. 12, 20-33

 Siamo giunti al termine del cammino quaresimale, nel cuore dell’ultima Settimana di vita di Gesù, dell’ultima grande Settimana che ci introduce nella Settimana Santa, dopo cioè l’unzione di Betania (6 giorni prima della Pasqua) e l’ingresso messianico di Gesù sull’asinello, in Gerusalemme.

Avvenimenti e parole sono già prefigurazione della Passione. Il tema di fondo è quello dell’“ora della glorificazione”: “è giunta l’ora”, l’ora di Gesù. Giovanni non dice più: “non era ancora giunta la sua ora” : questa è l’ora stabilita dal Padre, non dagli uomini; nessuno può toccare Gesù prima che giunga quell’ora stabilita dal Padre, in cui Cristo si consegna alla morte.

Nel Vangelo di Giovanni, l’”ora” per eccellenza è il grande momento della morte e risurrezione di Gesù, cioè della sua “glorificazione”, fonte di salvezza per l’umanità. Quando agli inizi del suo ministero pubblico i suoi avversari “cercano di arrestare Gesù, nessuno riesce a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora”(7,30). E poi: “Nessuno lo può arrestare, perché non era ancora giunta la sua ora”(8,20). Ma alle soglie della sua morte, Gesù stesso, rispondendo ad alcuni dei suoi discepoli, afferma: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo..Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora”!(12,23.27). Nel Cenacolo, Gesù, “sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”(13,1). E poi prega così: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo”(17,1).

/ Tra le persone che si recano a Gerusalemme per la festa di Pasqua ci sono alcuni Greci che domandano di poter “vedere Gesù”. Ed è interessante notare che si rivolgono ai soli due apostoli che portano un nome greco: Filippo e Andrea. L’evangelista interpreta questo desiderio come indice di buona volontà dei pagani di aprirsi alla fede. Gesù risponde che sarà grazie alla sua “elevazione”(in croce) che tutti gli uomini potranno effettivamente arrivare alla fede. L’elevazione di Gesù in croce, è la vera risposta alla domanda di quei Greci: là essi “vedranno” chi è Gesù veramente, perché vedranno Dio che li ama. Gesù trafitto e glorificato sulla croce, attira tutti, cioè offre a tutti la possibilità di salvezza, rivelando l’amore del Padre che fa vivere chiunque gli crede.

Da notare che all’inizio del Vangelo di Giovanni, Andrea e Filippo volevano, pure loro, “vedere Gesù”. Più che un vedere fisico, è un vedere teologico, cioè entrare in amicizia con Lui.

/ Come i Magi a Natale, erano accaniti nel perseverare e nel cercare il Bambino Gesù, e lo hanno trovato, perché chi cerca trova; così questi pagani che vengono da lontano, hanno un obiettivo chiaro: “vogliamo vedere Gesù”, e trovano il loro Dio, Gesù, il Figlio del Dio vivente. I Magi hanno trovato un Bambino bisognoso di tutto; i Greci trovano un uomo che sta per essere crocifisso, un uomo che, alla loro ricerca, dice: ”se il chicco di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Gesù è appunto il “chicco di grano” stritolato e posto in terra a marcire: la nostra salvezza è il frutto di esso.

/ Tra i Greci(pagani) e Gesù, ci sono gli apostoli, i discepoli(Filippo e Andrea). Oggi chi sono questi “Filippo e Andrea”, questi tramiti e intermediari tra i pagani e Gesù? Non sono forse i missionari? Il dono più grande che una Chiesa, un gruppo di cristiani può fare al mondo è far conoscere Gesù, mostrare Gesù e il suo Vangelo. Questo non è solo un privilegio, ma una grande responsabilità.

/ I 5 miliardi di persone che attendono ancora Cristo, lo vogliono vedere. Una ricchezza immensa è ancora nascosta solo per mancanza di fervore missionario e di vocazioni missionarie. Oggi i missionari sono troppo pochi, e stanno diminuendo!. Se vogliamo obbedire a Dio Padre, che vuole tutti gli uomini salvi in Cristo, e portare frutti, è urgente far conoscere e amare Gesù da quanti incontriamo sul nostro cammino. Gesù ha raggiunto la piena manifestazione della sua gloria, attraverso l’umiliazione, la sofferenza e la morte. Il Regno di Dio non è come il regno degli uomini, dove solo il potere, il denaro, la forza, contano! Nel Regno di Dio ci si entra come Gesù, attraverso il nascondimento, la sofferenza e la morte. La morte violenta di milioni di martiri, è stata, nel cammino della Chiesa, la semente di cristianità rigogliose.

/ S. Agostino ha detto: “Ama e fa quello che vuoi”. Perché questo? Se uno ama veramente col cuore, non offenderà mai colui che ama! Così con la nostra testimonianza di vita cristianamente vissuta, facciamo “vedere” Gesù al mondo. Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo. Non si tratta di una formula o di un’idea, ma di una Persona, e la certezza che essa ci infonde: “Io sono con voi tutti i giorni”, ci dice Gesù.

/ “Gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti di oggi non solo di “parlare” di Cristo, ma in certo senso, di farlo loro “vedere” e di essere suoi testimoni“(Giovanni Paolo II).

/ Il paradosso del Vangelo: essere vincitori della morte, significa lasciarsi inghiottire da essa; vedere il Cristo vuol dire attendere che egli scompaia; l’ora del trionfo è l’ora del supplizio; vivere è morire; guadagnare è perdere. Gesù parte, non per abbandonare, ma per ritrovare più profondamente; muore non per decomporsi, ma per riprodursi in una moltitudine. Per l’evangelista Giovanni, non c’è un venerdì santo disperato: salire sulla croce, significa andare verso la gloria.

Non basta che la Croce sia piantata sul Calvario, deve essere piantata anche nel nostro cuore.; allora “volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”(Gv.19,37).Cristo, il “chicco di grano che muore” nella sua ora, salva il mondo e quanti credono in Lui, nella sua nuova alleanza nell’amore. Accostarsi al Cristo glorioso, vuol dire accettare di nascere dal suo fianco trafitto.

/ Dio non si insegna, lo si racconta con l’entusiasmo e la gioia di chi lo ha incontrato personalmente. Dio non si discute, lo si manifesta con la trasparenza della nostra vita cristiana. Dovremmo far nascere la nostalgia di Dio! Oltre la macchina, la televisione, il telefonino..,l’uomo ha bisogno di altro, l’uomo ha bisogno di Dio. L’umanità ha nostalgia di Dio, ha paura della sua assenza e del suo silenzio. Di tanti Santi è stato detto che ti “facevano venire la voglia di Dio”!

/ Un poeta greco, ha scritto una bella lirica: “Parlami di Dio, disse al mandorlo, e il mandorlo fiorì”(N. Kazantzakis). Possa la nostra vita fiorire in una testimonianza convinta e coerente che parli di Dio agli uomini di oggi.

Allora: “vogliamo vedere Gesù”, sia la preghiera che rivolgiamo allo Spirito Santo alle soglie della Settimana Santa.

A Igreja do Brasil há cerca de 50 anos entendeu que o tempo da Quaresma poderia ser um momento propício para incrementar uma evangelização libertadora. Surgiu, então, a Campanha da Fraternidade, instrumento que ao longo dos anos virou um marco importante na caminhada eclesial à luz do espírito da Constituição Conciliar Gaudium et Spes e dez anos mais tarde da Evangelii Nuntiandi.
Neste ano de 2015, cinquentenário da Gaudium et Spes a Campanha da Fraternidade volta a desafiar as comunidades cristãs e os próprios cristãos a refletirem e voltar ao espírito que animou a Igreja conciliar que assim se exprimia: “As alegrias e as esperanças, as tristezas e as angústias dos homens de hoje, sobretudo dos pobres e de todos aqueles que sofrem, são também as alegrias e as esperanças, as tristezas e as angústias dos discípulos de Cristo; e não há realidade alguma verdadeiramente humana que não encontre eco no seu coração... Por este motivo, a Igreja sente-se real e intimamente ligada ao gênero humano e à sua história” (GS 1).

O tema escolhido: “Igreja e sociedade” e o lema: “Eu vim para servir” (Mc 10,44) são convites claros para retomarmos a dimensão profética – sociopolítica do nosso tempo, em que os desafios para a evangelização exigem que sejamos uma Igreja em saída, evangélica, humilde, que sabe escutar, caminhar e curvar-se sobre uma humanidade caída, colocando sempre no centro, a pessoa humana muitas vezes considerada mercadoria.

A Campanha da Fraternidade deste ano vem fortalecer o espírito e a ação da Pastoral Carcerária e das Pastorais Sociais. Ajuda ainda a refletir e assumir o que papa Francisco afirma claramente como programa da sua ação pastoral como bispo de Roma no quarto capítulo da Evangelii Gaudium, tratando e apresentando a Dimensão Social da Evangelização como essencial para o anúncio do Reino de Deus.

É um fato que para a Pastoral Carcerária o “eu vim para servir” constitui a essência de sua ação que a faz ser presença consoladora e de promoção da vida humana, particularmente junto às pessoas mais excluídas, pisoteadas, humilhadas, encarceradas, privadas de sua liberdade, torturadas, espancadas mostrando para elas o rosto e as atitudes de um Deus misericordioso, de alguém que não se cansa de amar.

A Campanha da Fraternidade 2015 é uma ótima ocasião para ajudar a Igreja no Brasil e particularmente os cristãos, a uma compreensão e valorização das pastorais sociais que, em muitos casos são de fronteira devido à sua ação, opção e ao âmbito em que operam e isso pode ser a oportunidade para derrubar muros, barreiras, preconceitos. Esse esforço ajuda as comunidades, as pessoas e ao mesmo tempo Igreja em saída, samaritana, discípula e missionária.

Essa é a conversão, a mudança que precisamos realizar para vencermos a tentação dos intimismos, das verdades pré-concebidas, dos dogmatismos, onde a lei do templo ainda é forte. A Campanha da Fraternidade nos guia e nos transforma pela força do Espírito e pela escuta da Palavra de Deus. Somos chamados a sermos realmente servos de uma humanidade que precisa mais de testemunhos do que de mestres, de atitudes do que de discursos bonitos.

Pe. Gianfranco Graziola, IMC, é vice-coordenador nacional da Pastoral Carcerária.

  Veglia di Quaresima

Lettore:   Il Getsèmani è il luogo della solitudine, dello smarrimento, dell’angoscia che fa sudare sangue… ma è anche il luogo del silenzio e della preghiera. Gesù si rifugia nella solitudine e vive l’intima comunione con il Padre. Quando Gesù si ritira nel Getsèmani è consapevole dell’epilogo doloroso della sua vita, ma dopo lo smarrimento non perde l’occasione di stabilire il programma della sua vita: non penserà a sé, si fa obbediente, ascoltatore della parola e della volontà del Padre. Siamo qui per vegliare insieme a Gesù nell’orto degli Ulivi. Per vivere con lui l’Ora Santa, quel tempo in cui Gesù ha vissuto in stretta comunione con il Padre prima di essere arrestato.

Rivivremo le sue sensazioni, ripeteremo i suoi gesti, entreremo con lui nel profondo della sua preghiera.

Guida:      Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

Tutti:        Amen

 dal Vangelo di Marco   (Lettura a più voci C narratore Gesù)

C Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:

«Sedetevi qui, mentre io prego».

C Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:

«La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».

C Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva:

«Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

C Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro:

«Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

C Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro:

«Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

 

Guida:      Entriamo quindi in quell’ora. Stiamo con Gesù nell’Orto degli Ulivi. Impariamo da Lui la preghiera, confrontiamo le nostre paure con le sue, scopriamo cosa vuol dire mettere la propria vita nelle mani di Dio e accettare la sua volontà, fino in fondo.

 Canone: RESTATE CON ME

 State qui, vegliate con me.

State e pregate. State e vegliate.

LA PREGHIERA – “Abbà! Padre!”

Lettore:   C’è un momento per fermarsi, cercare e ritrovare se stessi! Un momento per liberarci dalla schiavitù del quotidiano e dalle cose che spesso ci opprimono. Un momento per porsi delle domande… Ritrovare la passione per le cose che si vedono e leggerle nella prospettiva del Mistero di Dio. Un momento per ripartire da noi per arrivare a Dio. Siamo qui davanti a Te Signore, per fare una nuova esperienza di Te; ancora una volta in questo momento di preghiera allargherai il nostro cuore e parlerai ad ognuno di noi. In questo tempo di conversione vogliamo riconciliarci con Te e con noi stessi, facendo pace dentro di noi, e rispondendo all’invito che hai fatto ai discepoli. E noi, ci affidiamo completamente a Lui nella preghiera?

 (dopo un breve momento di silenzio)

Lettore:   La preghiera è dialogo con Dio. È mettere tutto noi stessi, la nostra intera vita di fronte a Lui. La preghiera è una relazione di affetto. Tra due persone. Tra noi e Dio. Dio ci viene a cercare. Apriamogli le porte del nostro cuore. Lasciamoci trovare. Lasciamoci amare. La preghiera è anche ascolto della Sua voce. Raccogliamoci quindi in un profondo silenzio e nella posizione e nello spazio che a noi sembra quello più giusto per ascoltare e parlare con Dio. Restiamo lì in sua compagnia fino alla fine di questa veglia.

Tempo per la preghiera personale

 Preghiera (tutti insieme)

Donaci Signore parole giuste:
quando non sappiamo cosa dirti,
quando non sappiamo come parlare con te,
quando non osiamo aprire bocca.

Donaci Signore parole vere:
quando non riusciamo a vederti con occhi autentici,
quando non riusciamo a conoscerti,
quando non riusciamo a fare luce.

Donaci Signore parole buone:
quando sentiamo dentro un silenzio arrogante;
quando ti guardiamo con rancore;
quando parliamo male di te e degli altri.

Donaci Signore le tue parole:
quando non sappiamo come pregare.

Canto: SO CHE TU SEI IL MIO SIGNOR

 Il volto tuo risplende in me, so che Tu sei il mio Signor.
Mi illumini, mi liberi, so che Tu sei il mio Signor.

 Rit.   Se intorno a me vedrò che tutto crolla, io starò
fra le tue mani nel tuo amor, so che Tu sei il mio Signor. (2 v.)

 Mia forza sei, mia gioia o Dio, so che Tu sei il mio Signor.
Mi salverai, confido in Te, so che Tu sei il mio Signor.

Rit.   Se intorno a me vedrò che tutto crolla, io starò
fra le tue mani nel tuo amor, so che Tu sei il mio Signor. (3 v.)
fra le tue mani io starò, so che Tu sei il mio Signor. (2 v.)
so che Tu sei il mio Signor.

 TRISTEZZA, PAURA, ANGOSCIA – “La mia anima è triste fino alla morte”

Lettore:   Dio ci pone di fronte alle domande che assillano la nostra vita… Ci chiede di scegliere, a volte anche la via più difficile, quella che passa dalla Croce e, realizzando l’intima comunione con Lui, ci chiede di incamminarci sulla via della speranza.

Chiediamo al Padre di aiutarci a scoprire le nostre più intime paure. Solo insieme a Dio avremo il coraggio di andare nel profondo di noi stessi per essere sinceri.

Quali sono le mie paure?
Quando ho provato sconforto?
In quali situazioni mi sono sentito solo?
Sono riuscito ad avvertire la presenza di Dio in questi momenti?
Anche se non l’ho avvertita, ho avuto fiducia in Lui?

Guida:      Scriviamo le nostre paure, le nostre difficoltà, le nostre fatiche, sul foglio che ci è stato consegnato.

 Salmo 37 (a cori alterni uomini e donne)

Signore, non punirmi nella tua collera,
non castigarmi nel tuo furore.

 Le tue frecce mi hanno trafitto,
la tua mano mi schiaccia.

Per il tuo sdegno, nella mia carne non c'è nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato.

Le mie colpe hanno superato il mio capo,
sono un carico per me troppo pesante.

Fetide e purulente sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.

Sono tutto curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.

Sono tutti infiammati i miei fianchi,
nella mia carne non c'è più nulla di sano.

Sfinito e avvilito all'estremo,
ruggisco per il fremito del mio cuore.

Signore, è davanti a te ogni mio desiderio
e il mio gemito non ti è nascosto.

Palpita il mio cuore, le forze mi abbandonano,
non mi resta neppure la luce degli occhi.

I miei amici e i miei compagni
si scostano dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.

Tendono agguati quelli che attentano alla mia vita,
quelli che cercano la mia rovina tramano insidie
e tutto il giorno studiano inganni.

Io come un sordo non ascolto
e come un muto non apro la bocca;

sono come un uomo che non sente
e non vuole rispondere.

Perché io attendo te, Signore;
tu risponderai, Signore, mio Dio.

Avevo detto: “Non ridano di me!
Quando il mio piede vacilla,

non si facciano grandi su di me!”.

Ecco, io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.

Ecco, io confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.

I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo:

mi rendono male per bene,
mi accusano perché cerco il bene.

Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;

vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.

 Canone: NADA TE TURBE

Nada te turbe, nada te espante
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
solo Dios basta!

 

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”. Gv. 3,14-21

 Questa quarta Domenica di Quaresima è detta “Laetare”, cioè della “gioia”. Ma qual è il motivo della nostra gioia? = Dio ci ama. E questo lo abbiamo sentito nelle letture della Messa odierna:

Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati”..(Ef.); “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”(Gv.).

Dio ci ama quindi, l’amore di Dio è l’anima di tutta la Bibbia. DIO- CI- AMA: è la proposizione più semplice che si possa immaginare.

Un soggetto = Dio; un oggetto = noi; un verbo = amare. Dio, l’uomo e in mezzo sta l’amore.

Qui c’è tutta la storia della salvezza. La fedeltà e l’amore di Dio giunge all’inaudito. Continuamente la Bibbia martella il tema della fedeltà di Dio e dell’infedeltà dell’uomo, malato cronico di “sclerocardia”(=durezza di cuore). Così possiamo dire che la storia della salvezza è lo scontro fra l’ostinata fedeltà di Dio e l’infedeltà dell’uomo. Il nostro Dio, il cui specifico è la misericordia, non si rassegna a perderci e arriva al culmine della “pazzia”: ”Dio ha tanto amato il mondo da dare(= consegnare, abbandonare) il suo Figlio unigenito”.

/ Nel dialogo di Gesù con Nicodemo ci sono tre simboli da prendere in considerazione: il serpente innalzato sull’asta: il Figlio mandato dal Padre: la luce. I primi cristiani riprendono la prima immagine del serpente e la applicano a Gesù sulla croce. La seconda immagine è la rivelazione dell’amore di Gesù per tutte le persone. La terza immagine è il simbolo della luce, che esprime la lotta del bene contro l’indifferenza, la negligenza e il pessimismo. I tre simboli indicano che la missione di Cristo e dei cristiani consiste nel trasformare situazioni di morte in speranza di vita.

La morte di Gesù sulla croce costituisce l’inizio della sua esaltazione gloriosa: la croce è il trono regale di Gesù; da quel trono Gesù attirerà tutti a sé(Gv.12,32).

Così il Cristo crocifisso è diventato l’amore visibile di Dio verso il mondo, e l’odio del mondo verso Dio. L’ardente volontà salvifica di Dio, procede dal suo amore sconfinato per l’uomo e si realizza nel Cristo, morto e risorto, dono assolutamente gratuito di Dio. L’amore vero rifiuta la logica dello scambio. Quando si ama veramente, non si dice: ho dei diritti: ho fatto il mio dovere.. L’amore vero ama gratuitamente e non esige mai di essere riamato.

/ Notate bene la differenza, tra queste due espressioni di amore, e scoprite qual’ è quella giusta:

  1. Ti voglio bene, perchè ho bisogno di te”. // b. “Ho bisogno di te, perché ti voglio bene”.

Cristo Gesù è il segno che Dio ci ama nonostante la nostra indegnità. La vera conversione quaresimale consiste nel lasciarsi amare, nell’accogliere, in Cristo, l’amore gratuito del Padre, e rispondervi con una fede senza mercanteggiamenti.

/ Tuttavia questo agire di Dio nella storia, provoca una “crisi”, perché, di fronte al rivelarsi dell’amore divino, gli uomini si dividono e Gesù diventa quel segno di “contraddizione” predetto da Simeone alla Madonna: è quella “pietra d’inciampo o di salvezza” che divide e associa, separa e raccoglie, procurando un giudizio sull’umanità. Gesù non è venuto per condannare, ma chi non crede in Lui è già condannato, perché ci si mette fuori del perdono e dell’amore di Dio e della redenzione portata dal Figlio di Dio. Questo è il peccato contro lo Spirito, il rifiuto della luce, il mettersi fuori da Dio: e questa è la propria condanna, la quale non viene da Dio ma da se stesso, mettendosi fuori. Chi accetta Cristo come dono di Dio, trova salvezza.

/ Ieri come oggi, il problema dell’uomo è il suo nascondersi a questa ricerca di Dio, il fare a meno di Dio, è fuggire da Dio. E Dio non si stanca mai di inseguire l’uomo peccatore, perché lo ama e lo vuole salvo. La salvezza o la condanna non si rimandano al futuro, ma si realizzano nell’oggi, nel momento presente, trovano la loro sorgente nell’accettazione o nel rifiuto di Cristo.

/ L’Incarnazione e il Calvario sono la manifestazione dell’amore di Dio. Sulla Croce ci va il Figlio incarnato, ma con Lui ci va l’amore del Padre che lo ha mandato per amore nostro. Tutto è partito dall’amore(Gv.3,16) e attraverso l’amore(Gv.13,1) torna all’amore(Gv.17,26). L’amore è così sorgente, oggetto e termine della Rivelazione. Ogni uomo è “giudicato” da questo progetto divino, individuato da questa rivelazione, interpellato dal Salvatore crocifisso e risorto.

// S. Massimo: “La Croce è il giudizio del giudizio”.

// S. Ireneo: “Attraverso il legno della Croce, l’opera del Verbo di Dio è diventata manifesta a tutti: egli ha aperto le braccia sulla croce per radunare tutti gli uomini. Due braccia tese, perché ci sono due popoli dispersi in tutta la terra. Una sola testa al centro, perché c’è un solo Dio al di sopra di tutti, in mezzo a tutti e in tutti. In principio Dio creò Adamo non perché avesse bisogno dell’uomo, ma per avere qualcuno su cui effondere il suo amore”.

// S. Agostino: “Molti si dicono cristiani, ma in realtà non lo sono, perché non sono ciò che significa questo nome, non lo sono cioè nella vita, nei costumi, nella fede, nella speranza e nella carità”.

// B. Teresa di Calcutta: “Credere è lasciarmi attrarre, lungo la verticale dell’amore: a mia volta allargando le braccia, così vicino, così simile che Cristo possa aderire e baciarmi senza staccarsi dalla croce”.

// Da un proverbio cinese: “Non cade lacrima che non renda più limpido l’occhio”.

/ Il momento decisivo nella storia della salvezza, è quello in cui un uomo, meglio una comunità, mossa dallo Spirito Santo, dice, come facciamo noi ora: ”Dio ci ama e noi crediamo nell’amore”!

 Esempio: La casa senza la croce

 

A Boas, negli Stati Uniti, la maestra distribuì ai suoi scolari dei foglietti col disegno di una casa “a cui manca qualcosa di molto importante”. Dopo alcuni istanti di incertezza, tutti capirono che mancava il comignolo e si affrettarono a completare il disegno. Solo un ragazzino dell’ultimo banco esitò a lungo, benché i vicini gli mostrassero la soluzione disegnata. Infine si decise e tracciò sulla porta una bella croce nera: per lui valeva assai più di un comignolo o di qualsiasi altra comodità. “Senza croce, una casa è sempre vuota”, diceva sua madre.

 

 

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