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THAILANDIA «RIFUGIO» DI TERRORISTI ISLAMISTI? PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Zanella   
Sabato 04 Febbraio 2012 00:00

thaislaL’arresto di un integralista di Hezbollah, i controlli labili sul confine con il Laos e l’atteggiamento «lassista» del governo fanno di Bangkok luogo sicuro per i fabbricanti di morte.

La minaccia terroristica arriva in Thailandia e ha il volto di Hussein Atris, libanese con passaporto svedese che, nei giorni scorsi, è stato arrestato mentre stava per imbarcarsi al Suvarnabhoumi Airport di Bangkok. L'uomo, presunto militante di Hezbollah, è sospettato di essere coinvolto nell'organizzazione di un attacco terroristico nel cuore della capitale thailandese.

All'interno del suo magazzino all'estrema periferia di Bangkok, nel distretto di Samut Sakhon, la polizia thai ha trovato numerose sostanze esplosive tra cui oltre 4 tonnellate di fertilizzante e 300 litri di nitrato di ammonio, inducendo le autorità a pensare che tutto fosse pronto per una strage.

Atris sarebbe stato segnalato nella «lista nera» della polizia già dall'inizio di dicembre, dopo che l'intelligence thailandese era stata messa in guardia su un gruppo di militanti di Hezbollah aventi obiettivi terroristici mirati in particolare a cittadini e beni israeliani a Bangkok.

Ma nella vicenda UCA News evidenzia l'atteggiamento lassista del governo e dei controlli di frontiera nel dotarsi misure antiterrorismo adeguate: se Atris avesse scelto di uscire dalla Thailandia attraverso il Nong Khai, provincia al confine con il Laos, sarebbe infatti sfuggito senza dare nell'occhio, considerando che non tutti i check-point sono collegati al database dell'ufficio centrale per l'immigrazione.

A questa situazione si somma il conflitto nelle province dell'estremo sud della Thailandia, coinvolte da decenni in una sanguinosa guerra civile che vede contrapposte le forze governative (di credo buddhista) e la minoranza separatista dei ribelli islamici Malay. Due debolezze interne al Paese che fanno della Thailandia un terreno fertile e rifugio sicuro per il terrorismo islamico.

«Gran parte del materiale che la polizia ha trovato nel mio magazzino è stata portata lì, probabilmente dagli agenti segreti del Mossad» ha dichiarato Atris in un'intervista ripresa sul Bangkok Post. «Sono finito in Thailandia perché avevo un partner in Libano che importava merci asiatiche – ha detto -. Sono musulmano sciita, ma non faccio parte di Hezbollah».

La Thailandia non è estranea a complotti terroristici rivolti ad obiettivi israeliani. Nel marzo 1994 un gruppo legato a Hezbollah pianificò un attentato con autobomba all'ambasciata israeliana nel distretto di Langsuan (Bangkok). Anche allora il piano saltò, questa volta per un guasto tecnico, ma secondo The Nation poco è stato fatto, negli anni, per migliorare l'apparato di sicurezza thailandese e la percezione della minaccia terroristica nel mondo politico e civile: in un recente sondaggio emerge come il 55,9% dei thailandesi pensa che Bangkok non possa essere nel mirino del terrorismo internazionale.

 

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