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AI «CLANDESTINI» IN ISRAELE CARCERE SENZA PROCESSO PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Zanella   
Venerdì 20 Gennaio 2012 00:00

carcerclanmdeA stabilirlo una nuova legge anti-immigrazione approvata dalla Knesset. Tre anni di prigione per chi entra nel Paese senza permesso, inclusi famiglie e minori.

Una legge «anti-infiltrati». Viene definita così dal parlamento israeliano la nuova norma varata il 9 gennaio contenente un inasprimento delle pene rispetto ai migranti, tra cui anche famiglie e minori, che entrano nello Stato d'Israele senza permesso.

Come riporta IRIN News, gli immigrati irregolari potranno essere soggetti a detenzione preventiva fino a tre anni senza processo. Secondo la legge, il controllo giurisdizionale dell'arresto sarà condotto da un tribunale amministrativo che in ogni caso non sarà in grado di rilasciare i rifugiati arrestati prima che la pena a tre anni di carcere venga effettivamente scontata. Inoltre, coloro che aiutano i migranti dopo il loro ingresso in Israele, cooperanti compresi, rischiano fino a 15 anni di prigione.

«Si tratta di un emendamento alla legge votata nel 1954 . Creata in origine per contrastare i terroristi fedayeen, oggi il suo intento dichiarato è di dissuadere i richiedenti asilo e i rifugiati presenti in Israele a rimanere. Ma tale legge calpesta i diritti umani ed ignora i valori democratici».

La norma, che rientra in un piano da quasi 170 milioni di dollari per la sicurezza di Israele, risponde all'allarme lanciato dal governo Netanyahu nei confronti del flusso migratorio in aumento registrato dalla frontiera del Sinai. Secondo il ministero degli affari interni israeliano, infatti, sarebbero all'incirca 40 mila gli «infiltrati» e i richiedenti asilo provenienti da Sudan ed Eritrea ed entrati in Israele negli ultimi sei anni.

«Non sappiamo cosa ci succederà – ha spiegato un richiedente asilo dal Sudan, parlando con IRIN News a Tel Aviv – . Gli israeliani ci vedono come un fardello che pesa sul loro welfare, ma quando siamo fuggiti non avevamo scelta; il governo dovrebbe distinguere tra immigrati irregolari e  rifugiati evitando scelte che tendono a generalizzare troppe situazioni».

 

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