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QUARANT'ANNI DI TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Armato   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 00:00

quaeraNel 1971 il sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez dava alle stampe un libricino che avrebbe originato il più importante movimento teologico d'America.

 

Quarant'anni fa il sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez dava alle stampe un libricino che avrebbe dato vita al più importante movimento teologico d'America: la Teologia della liberazione.
Teología de la liberación, perspectivas (1971) si fondava sull'idea dell'opzione preferenziale per i poveri emersa nella prima Conferenza dell'episcopato latinoamericano di Medellín (1968) e sulle precedenti aperture del Concilio Vaticano II.
Gutiérrez, oggi sacerdote domenicano di 83 anni, pensava che Dio stesse dalla parte delle popolazioni del Terzo Mondo nella loro ricerca di terra, libertà, giustizia e dignità. Nell'America Latina degli anni Sessanta e Settanta, attraversata da grandi disuguaglianze, regimi totalitari e attese redentrici legate ai popoli oppressi, questo pensiero ha attecchito rapidamente e la sua eco si è diffusa nel resto del mondo.

Vi si sono ispirati personaggi del calibro di Hélder Camara e Óscar Arnulfo Romero. In un primo momento il Vaticano ha appoggiato un modello di Chiesa popolare e progressista. Paolo VI (1963-1978) nominò diversi vescovi progressiti. Ma successivamente Giovanni Paolo II (1978-2005) pose un freno a questa tendenza, perché in alcune sue varianti radicali la Teologia della liberazione alimentava la lotta di classe, allontanava dalla fede le classi medie e alte e finiva per dissolvere il cristianesimo nel marxismo.

Sotto Giovanni Paolo II, la presa di distanza del Vaticano rispetto alla Teologia della liberazione si è tradotta in una serie di nomine a carattere conservatore e in due documenti di critica dottrinale, denominati Istruzioni, redatti da Joseph Ratzinger quando era ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Intervistato da AFP, Gutiérrez ha recentemente dichiarato che «nella Teologia della liberazione la povertà significa insignificanza sociale, essa non si limita alla dimensione economica; il povero è l'insignificante e l'escluso per diverse ragioni, da qui la gravità della disuguaglianza sociale che soffriamo in Perù».
«Questa teologia è ancora viva in America Latina nonostante le ultime quattro decadi e il suo messaggio centrale, l'opzione preferenziale per i poveri, si ripercuote sul compito pastorale della Chiesa... Basta andare a vedere le conclusioni della Conferenza episcopale dell'America Latina e del Carive di Aparecida (Brasile, 2007) per rendersene conto», ha aggiunto il sacerdote domenicano.

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Gennaio 2012 08:32
 

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