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STOP A MEGA-MINIERA D'ORO IN PERÙ PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Armato   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 00:00

goldperuUna società controllata dalla Newmont ha sospeso la costruzione di un immenso impianto a cielo aperto in Perù. Un banco di prova per Humala. Dopo varie giornate di protesta delle comunità locali, la compagnia mineraria Yanacocha, controllata al 51,4 per cento dalla statunitense Newmont, ha sospeso la costruzione di un'immensa miniera d'oro a cielo aperto in Perù.

La decisione è stata annunciata nei giorni scorsi dal presidente della compagnia, Carlos Santa Cruz, al fine di ristabilire la tranquillità e la pace sociale. Sulla scelta hanno influito anche le dichiarazioni rilasciate dal primo ministro peruviano, Salomón Lerner, secondo cui i progetti minerari devono godere del consenso delle comunità che vivono nelle zone interessate.

Il progetto, denominato Minas Conga, prevedeva un investimento fino a 4.800 milioni di dollari e interessava quattro laghi nella regione settentrionale di Cajamarca. La produzione doveva cominciare nel 2015 e prevedeva una rendita tra le 580 e le 680 mila once d'oro nei primi cinque anni.

Adesso l'impresa dice di essere disposta a cominciare un dialogo con la popolazione della zona e il governo per raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti. Ma il Frente de Defensa de Cajamarca, per bocca di Idelson Hernández, ha detto di sperare che il presidente Humala dichiari ufficialmente la definitiva irrealizzabilità del progetto Conga, in quanto danneggia il sistema acquifero di tutta la regione.

La vicenda è un banco di prova importante per il neopresidente peruviano Ollanta Humala, proveniente dalle fila del partito nazionalista. Se la politica dell'ex presidente Alan García era chiaramente sbilanciata a favore delle multinazionali e tendeva a criminalizzare le proteste delle comunità locali (con esiti anche drammatici, come i fatti di Bagua del 2009), Humala, pur non essendo pregiudizialmente contrario ai grandi investimenti nel settore minerario, ha sempre dichiarato di volere ascoltare la popolazione e di prendere sul serio la sostenibilità ambientale dei progetti.

Una società controllata dalla Newmont ha sospeso la costruzione di un immenso impianto a cielo aperto in Perù. Un banco di prova per Humala

Dopo varie giornate di protesta delle comunità locali, la compagnia mineraria Yanacocha, controllata al 51,4 per cento dalla statunitense Newmont, ha sospeso la costruzione di un'immensa miniera d'oro a cielo aperto in Perù.

La decisione è stata annunciata nei giorni scorsi dal presidente della compagnia, Carlos Santa Cruz, al fine di ristabilire la tranquillità e la pace sociale. Sulla scelta hanno influito anche le dichiarazioni rilasciate dal primo ministro peruviano, Salomón Lerner, secondo cui i progetti minerari devono godere del consenso delle comunità che vivono nelle zone interessate.

Il progetto, denominato Minas Conga, prevedeva un investimento fino a 4.800 milioni di dollari e interessava quattro laghi nella regione settentrionale di Cajamarca. La produzione doveva cominciare nel 2015 e prevedeva una rendita tra le 580 e le 680 mila once d'oro nei primi cinque anni.

Adesso l'impresa dice di essere disposta a cominciare un dialogo con la popolazione della zona e il governo per raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti. Ma il Frente de Defensa de Cajamarca, per bocca di Idelson Hernández, ha detto di sperare che il presidente Humala dichiari ufficialmente la definitiva irrealizzabilità del progetto Conga, in quanto danneggia il sistema acquifero di tutta la regione.

La vicenda è un banco di prova importante per il neopresidente peruviano Ollanta Humala, proveniente dalle fila del partito nazionalista. Se la politica dell'ex presidente Alan García era chiaramente sbilanciata a favore delle multinazionali e tendeva a criminalizzare le proteste delle comunità locali (con esiti anche drammatici, come i fatti di Bagua del 2009), Humala, pur non essendo pregiudizialmente contrario ai grandi investimenti nel settore minerario, ha sempre dichiarato di volere ascoltare la popolazione e di prendere sul serio la sostenibilità ambientale dei progetti.

 

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