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| LOBBY «ROSA» CONTRO L'INFIBULAZIONE |
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| Scritto da Laura Zanella |
| Domenica 20 Novembre 2011 00:00 |
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In Africa sono 140 milioni le donne che convivono con una mutilazione genitale, alle quali – secondo l’Unicef - si aggiungono ogni anno circa 3 milioni di bambine. Ma a Galkayo, città della Somalia centro-settentrionale, le donne hanno deciso di dire «basta» ad un'insensata sofferenza. Organizzate in una sorta di «lobby», si sono attivate per fare pressione sulle autorità locali dello stato del Puntland. Obiettivo, ottenere una legge anti-mutilazioni genitali femminili e far conoscere i problemi di salute correlati a questa pratica soprattutto alla sfera maschile e religiosa. «Abbiamo notato che le mutilazioni, anziché diminuire, stanno rientrando nella pratica comune soprattutto all'interno dei campi profughi, dove si registra anche un aumento contestuale del numero di stupri» ha affermato ad IRIN News Lul Madar, responsabile del Women's Development Network della regione del Mudug, una delle organizzazioni che lottano per l'attivazione di una legislazione contro la turpe pratica. «Anche se una legge non eliminerà il fenomeno – ha osservato Madar – avrebbe comunque un effetto intimidatorio e potrebbe contrastare efficacemente l'infibulazione». Non solo. «L'obiettivo delle donne – ha spiegato Hawa Aden, direttore dell'Education Centre for Peace and Development di Galkayo – è che anche la religione islamica dichiari illegale ogni mutilazione della donna attraverso l'emanazione di una nuova norma (fatwa)». A combattere contro le mutilazioni sono attiviste come Farhiy Jama, 40 anni, che ancora ricorda come un incubo il giorno della sua infibulazione. «A causa di quanto subito da bambina ho sofferto molto durante il parto e soffro tutt'ora durante il ciclo mestruale – ha detto Jama -. Non voglio che altre giovani siano costrette a tale sofferenza in futuro». Oltre al rischio di gravi emorragie, la pratica delle mutilazioni causa spesso infezioni degli apparati riproduttivo e urinario, infertilità e complicazioni di tipo ostetrico, tra cui le più gravi conducono alla morte del neonato. «Le nostre campagne di sensibilizzazione mirano ad informare di questi aspetti soprattutto gli uomini e i leader religiosi, per sfatare il mito che le mutilazioni possiedono un significato religioso» ha aggiunto Madar del Women's Development Network della regione del Mudug. «Vogliamo dire agli uomini che la circoncisione non aggiunge nulla al valore di una donna come moglie e madre». |




Le donne del Puntland chiedono leggi anti-mutilazione genitale femminile: «Anche i leader islamici devono capire che è sbagliato».


