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“Alcune strade della capitale sembrano già più pulite, più ordinate. L’operazione urbanistica chiamata ‘Liberate i marciapiedi’ era prevista da tempo e in molti sono stati informati della necessità di modificare la propria abitazione e in alcuni casi di lasciarla. Purtroppo la comunicazione tra le autorità e la gente non è stata sufficiente,
ecco perché oggi emergono malcontenti e polemiche” dice alla MISNA una fonte di Caritas Gabon contattata a Libreville dove decine di costruzioni considerate abusive sono state demolite e molte bancarelle di commercianti ambulanti soppresse. L’operazione ‘Libérez les trottoirs’ rientra nel programma dei ‘Grandi cantieri’ annunciati dal presidente Ali Bongo e prevede, dopo la fase di ‘bonifica’ urbana, la costruzione di migliaia di case popolari. L’avvio dei lavori è stato probabilmente anticipato in vista della Coppa d’Africa di calcio delle nazioni (Can) che tra gennaio e febbraio si terrà in Gabon.
A fine settembre il ministro per l’Alloggio e dell’urbanismo, Blaise Louembé, aveva dato un preavviso agli occupanti delle case coinvolte nell’operazione di demolizione, precisando che “tutti quelli che hanno costruito alloggi nell’illegalità saranno buttati fuori senza alcuna indennità”. Finora i lavori sono cominciati nei quartieri centrali di Glass e di Lalala ma anche nella zona periferica, tra il chilometro 8 e 12.
La fonte della Caritas riferisce che messaggi sono stati diffusi alla radio per annunciare l’avvio dell’intervento di risanamento ma “sicuramente sarebbero servite informazioni più dettagliate sulle modalità dell’operazione anche in lingua inglese visto che molti commercianti sono originari di paesi anglofoni”. L’interlocutore della MISNA sottolinea che “buona parte della comunicazione avrebbe dovuta essere gestita dai governanti che avrebbero potuto convocare riunioni pubbliche per informare meglio la popolazione” di Libreville. Su alcune case che andranno demolite è stata disegnata una croce per indicare agli occupanti che devono lasciare la propria abitazione o attività in tempi brevi.
Alcuni abitanti, che avrebbero passato le ultime notti all’addiaccio, hanno protestato per il mancato preavviso da parte delle autorità e insistono che sono “i proprietari legittimi di case e negozi costruiti su terreni che all’epoca erano soltanto foreste”. Un gruppo di donne della comunità Mpongwé, i primi abitanti di Libreville, sta manifestando da due settimane attorno a un grande fuoco e con canti tradizionali.
Secondo fonti Onu, almeno il 50% del milione e 600.000 gabonesi sono residenti a Libreville. Nell’ex colonia francese il 60% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. |