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Gustavo Petro - ex dirigente della guerriglia M-19 - è stato tra i più accesi critici di Uribe, ma nello stesso tempo era anche nel mirino delle Farc.
La storia latinoamericana recente ci ha abituati a vedere ex guerriglieri conquistare le più alte cariche istituzionali. Limitandosi solo ai presidenti, Dilma Rousseff, attuale presidente del Brasile, è stata guerrigliera contro la dittatura militare (1964-1985). José Mujica, presidente dell'Uruguay, ha militato nel gruppo insorgente dei tupamaros. Lo stesso presidente del Venezuela, Hugo Chávez, viene da una corrente rivoluzionaria, benché maturata all'interno dell'esercito nazionale.
Da domenica anche in Colombia, uno dei Paesi più conservatori della regione, un ex guerrigliero siede su una poltrona chiave delle istituzioni nazionali, quella di sindaco della capitale, Bogotà.
Si tratta di Gustavo Petro, del partito di sinistra Polo Democratico Alternativo. Ex dirigente della guerriglia M-19 (Movimiento 19 de Abril), passato alla politica regolare in seguito agli accordi di pace tra il movimento di insurrezione e lo Stato nel 1991, Petro ha guadagnato popolarità sotto il governo di Uribe (2002-2010) come uno dei suoi più acerrimi critici. È stato Petro a denunciare pubblicamente, in Parlamento, dati alla mano, i legami tra ampi settori dell'uribismo e i gruppi paramilitari.
Petro era spiato dal Das (Departamento administrativo de seguridad), organismo che Uribe usava come una polizia segreta, e riceveva costantemente minacce. Anche per le Farc, cui non piacevano le sue pressioni sul Polo Democratico affinché questo condannase i crimini e i sequestri del gruppo guerrigliero, era un obiettivo militare. Sotto attacco da ambo i lati, era costretto a girare sempre con un pesante giubbotto antiproiettile, circondato da guardie del corpo.
In anni più recenti Petro si è distinto per avere attaccato la corruzione all'interno del suo stesso partito. È stato lui il principale accusatore degli episodi di corruzione in cui era implicato l'attuale sindaco di Bogotá, Samuel Moreno, che per questo motivo è finito in carcere. Petro si è anche candidato a presidente nelle elezioni del 2010, spiccando nei dibattiti per lucidità e intelligenza, ma senza riuscire a superare il 9 per cento dei consensi.
Petro è diventato sindaco di Bogotá col 30 per cento dei voti in una giornata elettorale caratterizzata da un'altissima astensione (intorno al 60 per cento) e numerose schede bianche. Promette di difendere in primo luogo l'ambiente e la vita |