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L'aumento del prezzo dell'oro nel mercato internazionale sta provocando una nuova corsa nelle terre indigene YANOMAMI in Roraima, una gigantesca riserva Amazzonica, dove per entrare si deve ottenere l'autorizzazione della FUNAI (Ente di Protezione Indigeno).
Negli anni ‘80 questa regione era già stata invasa dai “GARIMPEIROS”, i cercatori d'oro (si parlava di 40 mila persone) con la speranza di arricchirsi dal giorno alla notte. Il contatto con i villaggi indigeni ha provocato una tragica situazione agli indigeni: senza immunità contro le malattie dei bianchi, gli indigeni morivano anche soltanto con un raffreddore...
Carlo Zacquini, Missionario della Consolata, racconta che in alcuni villaggi si è verificata una mortalità di circa il 30% della popolazione indigena, e che altri villaggi semplicemente sono scomparsi.
Espulsi negli anni ‘90, i cercatori d'oro stanno ritornando. Il giornalista della Rede Globo è andato a Boa Vista fino al Villaggio CAIANAÚ, a un’ora e mezzo di aereo. Dopo 10 minuti di viaggio in barca seguendo il Rio Conto Magalhães, incontra la prima barca e le capanne dei “lavoratori” cercatori d'oro, analfabeti, padri di famiglie che guadagnano un misero stipendio, sfruttati da persone che nemmeno conoscono, non sanno chi li paga, chi guadagna il 60 % della ricerca dell'oro ricavato. I cercatori d'oro sono portati nei posti, nei villaggi durante la notte, così non riescono a riconoscere di preciso dove si trovano; dormono e mangiano nelle capanne per mesi.
In un altro villaggio incontrano gli altri cercatori d'oro, con un compressore rudimentale: un operatore pompa l'ossigeno ad un sommozzatore che rimane per 3 ore sott'acqua...
I cercatori si fidano degli indigeni: dicono se loro fossero cattivi li avrebbero uccisi, cosa che non succede. Ma gli indigeni non sono per niente contenti con questa situazione, chiedono che se ne vadano. “Stanno facendo male a tutti gli indigeni e alla natura”, grida infuriata la leader Joana Yanomami del villaggio Papiù, che racconta in Yanomã che i suoi nonni sono stati uccisi a causa delle malattie portata dai bianchi, i quali continuano a uccidere se rimangono li.
“Al Centro di Salute Indigena di Boa Vista, 53 indios sono ricoverati con malattie trasmesse dai bianchi, cercatori d'oro” racconta la dottoressa Rosimeire Queiroz. Ci sono stati 19 morti per la malaria. La dottoressa non ha dubbi che è stato l'insetto della malaria che ha trasmesso la malattia dai bianchi agli indigeni.
La grande preoccupazione della FUNAI sono quei villaggi che non hanno alcun contatto con i bianchi, in cui gli indigeni non hanno nessuna immunità contro le malattie.
Esistono molti cercatori d'oro vicini a questi villaggi, conferma Michel Ibris da Silva, antropologo della FUNAI. Abbiamo visto degli accampamenti distanti appena 15 km da questi Villaggi.
La FUNAI ha identificato 110 piste aeree clandestine vicine ai villaggi….
In tutta la riserva Yaonomami ci sono decine di miniere attive con macchinari che lavano con getti d'acqua le sponde dei fiumi formando un'enorme massa chiara in mezzo alla riserva.
L'acqua che percorre tutto il fiume Mucajaì arriva nelle comunità con un'alta sedimentazione e concentrazione di prodotti chimici.
Alcuni di queste miniere sono molto vecchie e sono state disattivate per la Polizia Federale.
Come dice un imprenditore di miniere, occorrono 200 mila reais per dare l'inizio al commercio nella miniera. Fa parte del gioco, un gioco ad alto rischio anche della vita.
Un pilota dei piccoli aerei può guadagnare circa di 70/80 mila reais al mese per il trasporto dell'oro e dei cercatori d'oro.
La FUNAI promette di rafforzare la sicurezza nella riserva, il Ministero Pubblico Federale ha denunciato circa 30 cercatori d'oro, ma nessuno è stato arrestato.
Il diritto penale è molto morbido con i cercatori d'oro, normalmente dopo le denunce essi ritornano nelle terre indigene. La polizia in collaborazione con l’esercito fa continuamente operazioni per far ritirare dei cercatori, ma poi essi ritornano giustamente approfittando delle lacune della legislazione.
Può anche essere vietato l'oro delle terre indigene ma è l'alimento del commercio.
I gioiellieri di Boa Vista comprano normalmente l'oro da questi cercatori pur sapendo del “rischio” che corrono e sapendo del divieto.
E' in questione il progetto di legge nel Congresso Nazionale per la regolamentazione dello sfruttamento minerario nelle terre indigene.
Il leader Yanomami “Paje” Davi Kopenawa, conosciuto anche in Europa, chiede solo una cosa: “Saper rispettare la natura e pensare al futuro prossimo dei nostri figli. Occorre il ritiro URGENTE dei cercatori dalle nostre terre indigene”. |