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IL DOLORE DEI FILIPPINI PER «TATAY POPS» PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bernardelli   
Giovedì 20 Ottobre 2011 00:00

tatayLe reazioni alla morte di Tentorio. L'arcivescovo di Cotabato: «Non spegneranno la sua voce di giustizia». E si prepara la bara con l'albero da lui indicato.

Hanno vegliato nella sua parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso la salma di Tatay Pops, padre Pops, come veniva chiamato dalla sua gente ad Arakan Fausto Tentorio, il missionario del Pime ucciso ieri mattina. Sono stati i suoi manobo a stringersi intorno alla salma, esposta da ieri pomeriggio nella chiesa. La salma è stata posta solo provvisoriamente in una bara azzurra metallica: il suo corpo riposerà infatti in una cassa di legno ricavato da un albero di mogano che padre Tentorio aveva piantato ad Arakan. Come racconta l'agenzia locale MindaNews era stato lui stesso a indicarlo ai parrocchiani, dicendo «questo loro userete per la mia bara». Così ieri l'hanno abbattuto e lo stanno preparando in un ultimo gesto di affetto per padre Fausto che ha dato la propria vita per loro.

È tuttora l'incredulità il sentimento prevalente ad Arakan: a tutti sembra impossibile che si sia potuto colpire un uomo come Tatay Pops. Ma a dare voce anche all'eredità che la morte di padre Tentorio lascia in questo angolo delle Filippine è stato l'arcivescovo di Cotabato Orlando Quevedo, con un messaggio inviato da Bangkok, dove si trova per un incontro dei vescovi della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc). Quevedo - già presidente della Conferenza episcopale delle Filippine - era stato vescovo di Kidapawan dal 1980 al 1986: era stato lui dunque a destinare padre Fausto alla parrocchia di Arakan.

«Non ho esitazione a chiamare padre Fausto Tentorio un martire della giustizia e della pace - scrive monsignor Quevedo -. Gli unici nemici che poteva avere erano quanti volevano mettere a tacere la sua voce che chiamava alla giustizia e alla pace per le popolazioni indigene e per il creato».

«La sua morte è un omicidio allo stato puro. Lo condanno totalmente come un crimine che grida al cospetto di Dio. Se coloro che se ne sono macchiati pensano con questo delitto di mettere a tacere i preti, i religiosi e le religiose, i vescovi dal proclamare la giustizia del Regno di Dio, si stanno sbagliando. Il sangue di martiri come padre Fausto alimentano l'audacia e il coraggio di coloro che lottano per la pace e la giustiza fino al sacrificio di loro stessi mentre percorrono la strada della non violenza. Faccio appello con forza alle autorità affinché cerchino gli esecutori di questo delitto e li conducano davanti alla giustizia. Innalzando la mia preghiera al Signore per il mio amico padre Fausto».

 

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