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Impegno, coerenza, presenza attiva nella società per migliorarla, per renderla più umana, più in linea con alcuni valori universali. È questo il compito della minoranza cattolica presente in Indonesia. Non è una questione di numeri, come dice in questa intervista al nostro giornale il cappuccino monsignor Martinus Dogma Situmorang, vescovo di Padang e presidente della Conferenza episcopale.
È una questione piuttosto di fede e di impegno. Le cifre non devono impressionare, perché al di là delle discriminazioni, degli ostacoli, delle incomprensioni, a dispetto anche del fanatismo religioso i fedeli potranno essere luce e lievito della società se saranno autenticamente cattolici. La testimonianza di vita evangelica, infatti, è il primo e fondamentale contributo che possono offrire al Paese.
I cattolici sono una piccola minoranza nel Paese. Come vede il loro futuro?
È vero che i cattolici sono una piccola minoranza in Indonesia, ma hanno davanti a sé un futuro benedetto, come promesso dal Signore. Essi sono sale della terra e lievito e come tali possono contribuire alla vita sociale e civile del Paese. Sono come un raggio di luce splendente che ricorda al nostro popolo la democrazia e l’esistenza di minoranze ricche di valori. Potranno essere lievito grazie a una coerente vita spirituale, morale, professionale e sociale e non attraverso le lamentele. Insieme con la stragrande maggioranza di persone tolleranti, insieme con chi guida il Paese, i cattolici lotteranno uniti per i diritti civili, per ottenere un Governo onesto, responsabile e attento ai bisogni della nazione. I cattolici abdicheranno al loro compito se avranno paure, dubbi ed esitazioni, se si rinchiuderanno in gruppi esclusivi e ricorreranno solo a strumenti e criteri umani. Devono, invece, impegnarsi in maniera ancor più determinata per essere saldi nella fede, membri fedeli della Chiesa e cittadini del Paese. Devono arrivare a una consapevolezza più elevata della loro vocazione in Gesù e della loro missione in questa nazione, non per avere il predominio sul governo, non per fare proseliti in modo brutale, violento e antireligioso, ma per promuovere la libertà e il rispetto per la dignità umana. Ascoltare di più, comprendere di più, vivere in maniera più coerente la nostra fede cristiana e contribuire alla vita sociale sono segni del nostro essere autenticamente cattolici. Mentre seguiamo quotidianamente il Signore, possiamo essere utili alla nazione promuovendo la pace e la solidarietà a tutti i livelli. Sono convinto che possiamo farlo anche se minoranza, perché non è una questione di numeri, di matematica, ma di grazia e di benedizione. Credo che la nostra nazione tornerà in maniera più coerente a esprimere al meglio e a mettere in pratica i suoi valori filosofici come fondamento socio-politico.
La libertà religiosa è garantita dalla Costituzione del Paese. Teme che diventi solo un’enunciazione che non trova riscontro nella realtà?
La libertà religiosa è garantita dalla nostra Costituzione e spero che rimanga tutelata e perfino ancor più assicurata. Ci sono stati incidenti in certe località da parte di fanatici musulmani che hanno perpetrato violenza e negano la libertà religiosa fondamentale, proibendo l’edificazione di luoghi di culto, impedendo ai cristiani di praticare la propria religione. Purtroppo questi incidenti vengono permessi o passano inosservati dalle autorità che non intraprendono alcuna azione giuridica, perché ai loro occhi appaiono poco gravi anche se compiuti con violenza. Gli estremisti e i radicali sono biasimati e denunciati, ma non a sufficienza, e soprattutto non vengono inflitte loro punizioni proporzionate. Questo permissivismo e questa omissione aggravano la situazione e rendono ancora più difficile raggiungere il rispetto basato sullo Stato di diritto, dal quale deriva la convivenza. Noi cristiani godiamo ancora di una libertà relativamente ampia e profonda, ma, purtroppo, una parte della società democratica è cambiata. Questo è dovuto a vari fattori, tra i quali: il fanatismo religioso, gli interessi politici ed economici, la debolezza delle forze di sicurezza nel far rispettare la legge, e alcuni interventi legislativi poco felici.
In alcune zone del Paese il cattolicesimo viene visto con sospetto. Come promuovete l’evangelizzazione in questo contesto?
Dove e quando la fede viene guardata con sospetto, l’unico modo per evangelizzare è attraverso l’esempio di vita. Uno degli aspetti principali del Vangelo è l’invito alla semplicità e ciò comporta un cambio di mentalità radicale. Il cristiano deve impegnarsi in tutti gli ambiti della società. Deve andare sempre verso gli altri senza alcuna garanzia di venir accettato o elogiato. È chiamato a essere paziente, umile e, allo stesso tempo, coraggioso e coerente ai valori del Vangelo. La fede profonda e la vita della comunità, nonché la carità dei fedeli sono le modalità privilegiate attraverso le quali si manifestano i valori del Vangelo per mezzo della testimonianza.
L’educazione è un modo importante per aiutare i poveri. La Chiesa è attivamente impegnata in questo ambito?
La Chiesa in Indonesia è impegnata nell’educazione. La sua presenza si fa sentire con molta forza grazie a opere educative che nel corso dei decenni sono state di grande beneficio per milioni di indonesiani. Non ci sono grandi difficoltà per noi in questo campo, a eccezione di alcuni incidenti dovuti a gruppuscoli di persone che si oppongono all’opera di cristianizzazione. Questi fanno pressione sulle autorità locali per non permettere l’apertura di nuovi centri educativi cattolici, con il risultato che la concessione dei permessi viene ritardata e ostacolata. Un’altra difficoltà è la diminuzione dei finanziamenti al personale. Gli insegnanti non vengono pagati e gli operatori pedagogici non possono venire assunti con ripercussioni sul sistema formativo. Inoltre, esiste una normativa discriminatoria che penalizza le scuole non statali rispetto a quelle pubbliche e, in una certa misura, rende difficile mantenere e sviluppare l’identità della scuola cattolica.
Come portate avanti il dialogo con i musulmani?
Il dialogo con i musulmani viene condotto nella vita quotidiana nello sforzo comune di costruire un ambiente di convivenza pacifica. Il dialogo viene anche condotto e praticato a livello ufficiale attraverso il forum delle comunità religiose. Si tratta di una serie di incontri e di colloqui regolari fra i responsabili religiosi locali e i sacerdoti e i vescovi cattolici. Esistono anche contatti continui con i musulmani per affrontare le questioni nazionali, denunciare l’assenza di valori e di moralità nella società e negli amministratori pubblici. In alcune località si promuove il dialogo interreligioso attraverso visite concordate di rappresentanti cattolici nei collegi musulmani. Inoltre, in occasione delle principali feste islamiche trasmettiamo gli auguri di tutta la nostra comunità ai fratelli musulmani. Si tratta perciò di un dialogo quotidiano, che portiamo avanti, anche se non è ancora possibile farlo in tutti i luoghi e in maniera proficua come invece vorremmo. Negli ultimi anni, la convivenza fraterna e armoniosa, in passato più naturale e intensa, è stata messa a repentaglio da alcuni gruppi e da interessi particolari. Il fanatismo e il radicalismo in vari settori della società, infatti, tendono a far scomparire l’identità cristiana per puri motivi economici e sociali.
La sfida di costruire una società fondata sui diritti democratici interpella tutti i cittadini. In che modo i cristiani possono partecipare a questo processo?
I cristiani partecipano al processo di costruzione di una società fondato su diritti democratici. Prima di tutto, vivendo secondo la Costituzione, rispettando lo Stato di diritto, denunciando le manipolazioni e le prevaricazioni da parte di chiunque attenti alla vita pubblica. Vivere da buoni ed esemplari cittadini è il fondamento e il contributo più solido dei cattolici alla vita democratica. I cristiani devono avere la libertà e la possibilità di dire quello che c’è di buono e di negativo nella elaborazione delle leggi. Devono rafforzare la presenza nella società civile e aprirsi a tutti i cittadini. Sono convinto che sia anche opportuno promuovere l’educazione politica e migliorare la cooperazione civile a tutti i livelli. Per opporsi a ogni tipo di discriminazione ed emarginazione, i cattolici devono lottare per il bene di tutti, di tutta la nazione e non limitarsi ai loro esclusivi interessi. |