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| I TUAREG E LA LIBIA, CAMBIANO GLI EQUILIBRI SULLE VIE DEL DESERTO |
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| Scritto da MISNA |
| Venerdì 07 Ottobre 2011 00:00 |
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Il sostegno di Gheddafi ai movimenti tuareg in effetti non è un segreto. In passato alcuni dei loro movimenti in lotta contro i rispettivi governi, soprattutto in Niger e Mali, passarono in Libia. Verso la metà degli Anni 90, il colonnello fu mediatore in processi di pace tra i governi e le rispettive ribellioni. “L’area di Agadez, da sempre denigrata e ignorata dal governo centrale di Niamey – sostiene ancora Akoli – ha beneficiato di investimenti da parte di Tripoli. Il mercato locale è alimentato soprattutto da prodotti che vengono dalla Libia. La prima conseguenza diretta del conflitto è stato un aumento dei prezzi e maggiori difficoltà economiche per la popolazione”. “Ma non è solo per questo che la sorte de tuareg è a rischio – prosegue Akoli – nonostante cambiamenti al potere e una rappresentatività nelle istituzioni, chi detiene veramente il potere in Niger, ovvero l’esercito, resta in mano agli Zarma. E ci vorrà ancora tempo prima di vedere i benefici dei piccoli miglioramenti realizzati in favore dello sviluppo locale. In un tale contesto, molti giovani, senza prospettive, finiscono per imbracciare le armi. Il timore più grande è che lo facciano strumentalizzati da gruppi criminali che non sono originari della nostra zona, mi riferisco ad esempio ai salafiti, ai gruppi legati ad Al-Qaida, che non hanno niente a che vedere con i movimenti tuareg”. I confini del deserto sono molto lucrativi per trafficanti e criminali. Il più grande business, afferma l’esponente del Mnj, “è quello della droga: ci troviamo su una rotta che convoglia i stupefacenti in arrivo dall’America Latina per risalire sino all’Europa. Il controllo dell’area è d’importanza strategica”. Lo è anche per le grandi potenze, da Parigi a Pechino, per il controllo delle risorse naturali. Il deserto sahariano racchiude uranio, petrolio e gas. Risorse energetiche che fanno dire a Moussa Tchangari, segretario generale della rete ‘Alternative Espace citoyen’ che “il vero disegno della destabilizzazione della Libia è il controllo dell’intera fascia sahariana”, dal nord del Ciad alla Mauritania. “La zona potrebbe interessare anche Washington, in cerca di basi solide per ‘Africom”, il comando militare statunitense che dall’Africa dovrebbe servire, ufficialmente, a contrastare il terrorismo. “Prima della decolonizzazione – ricorda Tchangari alla MISNA – la Francia voleva fondare uno stato del Sahel, che avrebbe amputato i paesi delle regioni i cui si trovano le risorse”. Per questo motivo e per altri, le ribellioni dei nomadi tuareg, una volta padroni del deserto, “furono in passato ritenute legittime dalle stesse potenze che oggi le stanno accusando. A quanto pare oggi i tuareg sono diventati scomodi. C’è molta propaganda in tutte queste dichiarazioni, che vogliono dimostrare che Gheddafi ha perso qualsiasi appoggio nel suo paese” secondo Tchangari, che non appartiene alla comunità tuareg. Il nuovo gioco che si sta delineando sullo scacchiere saheliano non lascia presagire un futuro di pace e di stabilità. “Tra i primi beneficiari ci saranno organizzazioni come Al Qaida, che troveranno nell’occupazione occidentale una motivazione per alimentare insicurezza e entrare nel territorio” concordano sia Tchangari che Akoli. Finora poche voci si stanno alzando tra la comunità tuareg locale, una comunità fiera, ma anche volatile. Le notizie o denunce che arrivano fino ai media internazionali spesso provengono dalla diaspora e sono difficilmente verificabili. C’è chi parla di “massacro dei tuareg” in Libia da parte dell’insurrezione. Ma non è facile distinguere chi, tra i sub sahariani, si trovava in Libia per servire nelle forze armate di Gheddafi e chi vi si trovava per lavorare e cercare una vita dignitosa e ha subito ingiustamente violenze e discriminazioni. “In questa vicenda i media hanno una grande responsabilità: anche qui, in Niger, si vedono ribattute le stesse notizie, non verificate, senza pesare le conseguenze”conclude Tchangari, anche capo redattore di Alternative Hebdo. |




“Il conflitto in Libia ha conseguenze solo negative sulla comunità tuareg della regione sahelo-sahariana: questa è l’area del futuro, sempre più al centro dell’attenzione, sia delle grandi potenze che delle reti terroristiche o criminali. Direttamente coinvolto è il nord del Niger,
dove i tuareg perdono il controllo di territorio, perdono l’appoggio economico del regime libico e ora sono presentati come ‘i mercenari al soldo di Muammar Gheddafi’. Certe definizioni non aiutano la nostra causa”: è un tuareg, Ahmed Akoli, già segretario politico dell’ex ribellione Movimento dei nigerini per la giustizia (Mnj), a dirlo alla MISNA mentre i media, soprattutto francofoni, danno ampio spazio a voci secondo le quali il raís libico sarebbe ai confini con l’Algeria “protetto” dai tuareg. Alcune fonti riferiscono anche che i tuareg avrebbero ricevuto negli ultimi tempi molte armi provenienti dalla Libia.


