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Uno Stato indipendente secondo i confini del 4 giugno 1967 e con Gerusalemme capitale: il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, lo ha detto davanti all’Assemblea generale dell’Onu subito dopo aver consegnato al segretario generale Ban Ki-moon la richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina.
Accolto con gran parte della platea in piedi ad applaudire, Abbas ha ricordato le sofferenze del popolo palestinese, le violenze e le ferite lasciate dall’occupazione israeliana, dalle colonie che Israele mantiene e accresce in Cisgiordania. Ha ricordato anche le sofferenze dei palestinesi della Striscia di Gaza, da anni stretti d’assedio da Israele.
“La potenza occupante continua con le sue incursioni nelle aree dell’Autorità nazionale palestinese attraverso raid, arresti e omicidi ai posti di blocco” ha detto ancora Abbas, mentre da Ramallah e da tutto il resto dei Territori palestinesi lo seguivano migliaia di persone davanti a schermi giganti.
Dopo aver ricordato la storia stessa della resistenza palestinese e il ruolo del defunto presidente Yasser Arafat, Abbas ha ribadito che “l’obiettivo del popolo palestinese è la realizzazione del suo inalienabile diritto alla costituzione di uno Stato di Palestina”, ha sottolineato che intende raggiungere tale obiettivo con gli strumenti della non violenza e che la strada dei negoziati è l’unica praticabile.
“Noi – ha detto ancora Abbas in un discorso da molti definito storico – porgiamo le nostre mani al governo di Israele e al popolo di Israele per la pace. A loro dico: costruiamo il prima possibile e insieme un futuro per i nostri figli così che possano vivere in libertà, sicurezza e prosperità. Costruiamo ponti di dialogo invece di posti di blocco e muri di separazione, costruiamo relazioni di cooperazione fondate sulla parità e l’eguaglianza tra i nostri due Stati invece che su politiche di occupazione, colonizzazione, guerra e reciproca eliminazione”. |