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ARCIVESCOVO DI TUNISI, LAMPEDUSA ‘PUNTA DI UN ICEBERG’ PDF Stampa E-mail
Scritto da MISNA   
Giovedì 29 Settembre 2011 00:00

icebergs“Da una parte la stanchezza di una piccola isola del Mediterraneo i cui abitanti pensano che gli si stia chiedendo più di quanto possano offrire, dall’altra migliaia di giovani tunisini che cercano un futuro migliore, lontano dal loro paese, spinti dalla disperazione di chi dopo aver rischiato la vita per attraversare il Mediterraneo non vuole essere rimpatriato”: sono racchiuse in poche parole – pronunciate dall’arcivescovo di Tunisi, monsignor Maroun Elias Lahham, raggiunto dalla MISNA a Lampedusa dove si trova per partecipare alle celebrazioni della festa patronale della Madonna di Porto Salvo – le cause delle tensioni e degli scontri verificatisi ieri sull’isola.

“Quanto è avvenuto ieri a Lampedusa, e che è casualmente coinciso con la mia presenza, deve far riflettere politici ed esperti di economia – ha aggiunto l’arcivescovo ricordando gli incidenti tra immigrati, forze dell’ordine e una parte di lampedusani – perché il fenomeno venga studiato più in profondità, perché si spostino dibattito e azione sulle cause di fondo. E nel caso della Tunisia parliamo di 400.000 giovani rimasti senza lavoro a causa della crisi del settore turistico”.

Dopo le rivolte che lo scorso gennaio hanno costretto alla fuga l’ex presidente Zine el Abidine Ben Ali, la Tunisia è tuttora in piena fase di transizione. “Una transizione che dovrebbe concludersi il prossimo 23 ottobre con le elezioni per l’Assemblea costituente – ha ricordato il presule – con la speranza che il paese possa riconquistare tranquillità e sicurezza con immediati benefici anche per l’economia e quindi il turismo, uno dei settori portanti dell’economia che quest’anno ha fatto registrare il 40% di presenze in meno rispetto al 2010”.

 

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