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Non è ancora stato estratto il primo barile ma a Niamey, il petrolio ha già un suo ministero. Ne assume la guida Foumakoye Gado, ex ministro delle Miniere, che lascia il posto a Omar Hamidou Tchiana.
Già sesto produttore mondiale d’uranio, il Niger dovrebbe entrare prima della fine dell’anno nella lista dei paesi produttori di greggio. La società civile osserva con riserve.
“L’esperienza passata ci ha insegnato che lo sfruttamento delle risorse naturali non significa più benessere per le popolazioni. Nel nord del Niger, l’uranio ha portato soprattutto problemi: ha alimentato ribellioni, ha causato danni ambientali e sanitari, ma nessun beneficio per i locali. Il dirigenti politici del Niger devono prenderne atto e fare in modo che le cose cambino” dice alla MISNA Ibrahim Manzo Diallo, fondatore del gruppo editoriale ‘Air Info’ con sede ad Agadez, principale centro del nord del Niger.
“Bisogna osservare anche quello che succede nei paesi vicini produttori di greggio, come il Ciad o la Libia, e trarne lezioni onde evitare grossi problemi. Senza mai dimenticare – osserva Diallo – che il petrolio è un bene esauribile. Se deve permettere lo sviluppo del paese, che sia fatto sin dall’inizio”.
La vera sfida sarà anche quella di fare in modo che non siano le grandi multinazionali a trarre i maggiori vantaggi dello sfruttamento delle ricchezze naturali. Com’è capitato durante circa 40 anni con la Francia per l’uranio e come potrebbe capitare con la Cina per il petrolio, attraverso la ‘China national petroleum corporation’ (Cnpc), firmataria dell’accordo per l’estrazione del greggio di Agadem, nel nordest. “Le grandi potenze – osserva ancora Diallo – stanno dettando molti dei cambiamenti in atto in Africa”.
Il popolo del Niger spera molto in una nuova politica rispetto alle pratiche segnate da corruzione e clientelismo del vecchio regime del presidente Mamadou Tandja, rovesciato il 18 febbraio 2010. Il fatto di aver nominato lo scorso aprile un primo ministro originario del nord (Iferouane), Brigi Rafini, porta molte speranze tra le comunità settentrionali, prevalentemente tuareg. Nuove disposizioni prevedono di assegnare più fondi per i comuni settentrionali.
Ma il rimpasto di governo, che ha portato alla creazione del ministero del petrolio, e anche alla nomina di un nuovo ministro, Elhadj Laouali Chaibou, incaricato delle relazioni con il parlamento, non è ben visto tra la gente. Era davvero necessario creare nuove poltrone ministeriali? “Se lo chiedono in molti – conclude Diallo – e in molti pensano invece che sia soltanto una scusa per spartirsi posti di potere e denaro”. |