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Il Kenya ha una Costituzione giovane. Un anno. V’è entusiasmo nel paese nonostante una crisi alimentare nel nord ed una speculazione sui prezzi dei beni alimentari senza precedenti.
La nuova Costituzione del Kenya era stata approvata lo scorso anno nel referendum del 5 agosto con il 67,2% dei voti espressi, pari a 5 milioni 954.767 voti.
La Carta conserva il sistema presidenziale ed abolisce la carica di Primo Ministro, introdotta nel 2008 con un’operazione diplomatica di Kofi Annan per porre fine alla crisi politica che aveva provocato gravissimi disordini con migliaia di morti, feriti e sfollati. I poteri del Capo dello Stato sono però contemperati da una serie di attribuzioni parlamentari. In particolare le nomine effettuate dalla Presidenza (ministri, procuratore generale, ambasciatori, ecc…) devono essere approvate dal Parlamento, come avviene ad esempio negli Stati Uniti.
Il Presidente, che è il Capo dello Stato e dell’esecutivo, può essere destituito dal Parlamento. Il Presidente per essere eletto deve ottenere la maggioranza assoluta a livello nazionale e più del 25% dei voti nella metà delle 47 provincie, nelle quali la nuova Costituzione suddivide il territorio nazionale.Il Parlamento è composto dall’Assemblea Nazionale e dal Senato. Quest’ultimo è composto da 47 membri rappresentanti le contee, ai quali si aggiungono 16 membri designati dai partiti politici in funzione della loro rappresentatività, due rappresentanti della gioventù e due rappresentati delle persone diversamente abili.
Il dibattito è acceso in Kenya sulla rappresentatività femminile all’interno dei diversi organi di governo e società correlate. Per un board di 3 membri almeno uno dev’essere donna. Un tentativo che sta trovando molti ostacoli ma che è certo molto più significativo della pur importante simbologia che caratterizza, per esempio, la raccolta firma per l’assegnazione del Nobel alla pace alle donne africane (NOPPAW). Anche in Kenya è acceso il dibattito sui costi della politica pur avendo un numero di onorevoli che è un terzo dell’Italia.
La Costituzione introduce una riforma fondiaria relative alle modalità di acquisto delle terre statali, molte delle quali sono state accaparrate illegalmente da alti funzionari dello Stato. Il testo costituzionale prevede la creazione di una commissione nazionale delle terre, indipendente dal governo, incaricata di indagare sulle “ingiustizie storiche” nella distribuzione delle terre demaniali, ed apre la strada alla limitazione dell’estensione massima della proprietà terriera privata e all’abolizione della proprietà perpetua per gli stranieri, ridotta a 99 anni.
L’articolo che ha suscitato le proteste delle chiese cristiane relativo all’aborto, è il 26, che al comma 4 recita: “L’aborto non è permesso a meno che, secondo l’opinione di un professionista sanitario specializzato, vi sia la necessità di un trattamento d’emergenza, o la vita o la salute della madre sia in pericolo, o se è permesso da ogni altra legge scritta”. È soprattutto l’ultima affermazione (“se è permesso da ogni altra legge scritta”) ad allarmare gli oppositori dell’aborto che hanno invitato i fedeli a non recersi alle urne; a non votare per il referendum. Il popolo del Kenya ha fatto spallucce ed il proprio dovere.
Ora si guarda al futuro. Al prossimo agosto. Il governo del Kenya deve ancora fare luce sui massacri post elettorali avvenuti nella Rift Valley alle ultime elezioni del 2008 che hanno provocato 1.200 morti, 3500 feriti e 350.000 sfollati. A tal proposito la pubblicazione dei nomi dei politici indagati da parte del Procuratore della Corte Penale Internazionale Luis Moreno-Ocampo è un terremoto politico. Tra gli accusati vi sono persone legate sia al Presidente Kibaki che al Primo Ministro Odinga. V’è inoltre il Vice Primo ministro e Ministro delle Finanze Uhuru Muigai Kenyatta (figlio del “padre della patria”Jomo Kenyatta), ; l'ex Ministro dell'Educazione William Ruto; l’ex Capo della polizia Mohammed Hussein Ali; Francis Muthaura, Capo dei servizi pubblici del Kenya; il Ministro per l'Industrializzazione Henry Kosgey e il presentatore radiofonico Joshua Arap Sang. Gli accusati, naturalmente, si sono dichiarati innocenti mentre il Presidente Kibaki, in un discorso alla nazione, ha affermato che, fin quando le accuse non saranno approvavate, i Ministri indagati sono da considerare innocenti e non chiederà, quindi, le loro dimissioni. Le responsabilità sono enormi e la classe dirigente va completamente rinnovata. Kibaki se ne andrà per legge….ma tutti gli altri rimarranno. Nonostante le responsabilità. |