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Dopo lunghe riflessioni comuni, il 28 giugno scorso è stato presentato a Ginevra il documento Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso. Raccomandazioni di condotta, sottoscritto dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, dal Consiglio ecumenico delle Chiese e dall’Alleanza evangelica mondiale.
È un testo su cui si è lavorato almeno a partire dal 2006 e che tira le somme di un itinerario a più tappe, mirante a purificare la testimonianza resa al Vangelo dalle scorie del proselitismo e del disprezzo per le altre religioni. Il testo nasce anche dall’analisi autocritica che gli organismi cristiani hanno voluto promuovere sulla spinta di numerose tensioni e incidenti a sfondo religioso registrati dalle cronache degli ultimi anni in varie parti del mondo.
Il documento viene offerto alle organizzazioni ecclesiali e agenzie missionarie di tutto il mondo - e dunque anche della Terra Santa e del Medio Oriente - per incoraggiarne la riflessione e perché lo utilizzino per passare al vaglio le loro buone, o cattive, prassi.
Alla base della testimonianza, dice la piattaforma ecumenica, stanno alcune solide convinzioni: che Gesù, il supremo testimone, è l’esempio a cui i cristiani devono sempre ispirarsi; che la testimonianza va resa con rispetto e gentilezza; che i credenti sono chiamati ad essere solidali e coraggiosi laddove testimoniare Cristo è difficile, ostacolato o proibito; che usare inganno o costrizione nell’annuncio del Vangelo significa tradirlo; che se l’evangelizzazione è compito di tutti, la conversione del cuore è opera dello Spirito Santo.
Poste le premesse, il testo elenca una serie di 12 princìpi ispiratori. Eccoli in sintesi: • i cristiani credono in Dio amore e perciò sono chiamati a vivere amando il prossimo come sé stessi. • In ogni aspetto della vita il modello da seguire è Gesù Cristo. • Occorre che i battezzati vivano le virtù dell’integrità, della carità, della compassione e dell’umiltà. • Non va dimenticata la vocazione a servire nella giustizia: no ad ogni forma di prevaricazione o di induzione alla conversione ricorrendo al denaro. • Ci vuole rispetto della dignità personale di chi usufruisce dei servizi sociali messi a disposizione dalle Chiese. • Va rifiutata ogni forma di violenza o pressione psicologica o sociale. • La libertà religiosa dev’essere difesa anche di fronte alle strumentalizzazioni a fini politici. • Nei confronti di chi la pensa diversamente è richiesto mutuo rispetto e ricerca del bene comune. • Bisogna coltivare una positiva considerazione di ogni popolo e cultura anche quando la si pone davanti alle sfide al cambiamento che derivano dal Vangelo. • Accanto a un Annuncio franco, venga posto in atto anche l’ascolto dell’altro, per conoscerne meglio il credo e la prassi. • A chi manifesta la volontà di convertirsi sia offerto un accompagnamento spirituale serio e non frettoloso. • Vanno costruite relazioni positive e di fiducia con gli aderenti delle diverse religioni, così da agevolare la reciproca comprensione e la collaborazione in vista del bene di tutti. |