|
La lotta all’insicurezza al confine tra Costa d’Avorio e Liberia, ma anche nell’intera regione occidentale del continente dopo la recente crisi post-elettorale è stata al centro di un vertice dei capi di Stato e di governo della ‘Mano River Union’ (Mru), tenuto nel fine settimana a Monrovia, in Liberia.
“Senza sicurezza e stabilità non sarà possibile avviare una riprese economica sostenibile e nessun progetto di ricostruzione avrà mai successo” ha detto il presidente Alassane Dramane Ouattara, assicurando agli Stati membri della ‘Mano River Union’ – Liberia, Sierra Leone e Guinea – il pieno contributo di Abidjan alla lotta all’insicurezza ai confini, “un problema da affrontare e sconfiggere grazie alla cooperazione regionale” ha sottolineato Ouattara. L’altro argomento centrale del vertice è stato quello del rafforzamento dell’integrazione regionale grazie ad infrastrutture potenziate ed interconnesse per far crescere i rapporti commerciali ed economici tra paesi confinanti ma anche creare sviluppo per le popolazioni. Il presidente ivoriano ha poi ringraziato il suo omologo liberiano, Ellen Johnson Sirleaf, per la “solidarietà” e “l’ospitalità” dimostrate nei confronti dei civili rifugiatisi in Liberia negli ultimi mesi, oggi circa 100.000, di cui 73.000 nella provincia di Grand Gedeh (est).
Sul fronte interno Ouattara sta prestando un’attenzione particolare al settore della sicurezza, con nuove nomine al comando delle forze armate e campagne di disarmo e reinserimento. Circolano con insistenza voci di un rischio di destabilizzazione del suo potere da parte di elementi disertori delle ex Forze di difesa e sicurezza (Fds), l’esercito del suo predecessore, l’ex presidente Laurent Gbagbo. Al posto della potente Agenzia nazionale di strategia ed intelligence (Ansi), Ouattara ha istituito un nuovo organismo la cui direzione è stata affidata a due ex generali allontanati da Gbagbo che saranno sostenuti dai servizi segreti francesi. Nel frattempo nel popoloso e instabile quartiere di Yopougon, ad Abidjan, un centinaio di combattenti ha consegnato armi e munizioni alla locale missione Onu (nota come Onuci), impegnata al fianco delle autorità ivoriane nel processo di pacificazione.
Inoltre sicurezza e instabilità del paese sono stati al centro di un messaggio che Charles Blé Goudé, per anni a capo dei ‘Giovani Patrioti’, pilastro del potere di Gbagbo, ha rivolto a Ouattara. Il messaggio audiovisivo è stato diffuso nel fine settimana a Parigi durante un incontro della diaspora ivoriana: Blé Goudé, entrato in clandestinità e rifugiatosi in un luogo non meglio identificato, denuncia la repressione che colpisce ancora i sostenitori dell’ex presidente, chiedendo a Ouattara di arginarla e di adoperarsi a favore di una vera riconciliazione. L’ex ministro della Gioventù, colpito da un mandato di cattura internazionale, ha tuttavia assicurato alle nuove autorità che “non sarò un oppositore che abbraccerà le armi”.
Sul versante della giustizia, la procura di Abidjan ha spiccato tre nuovi mandati di cattura internazionale nei confronti di tre personalità vicine a Gbagbo, tra cui l’ex responsabile del Tesoro pubblico, Djédjé Mama, ricercata per “reati economici”. Nel frattempo 25 personalità legate all’ex presidente sono state trasferite da Abidjan al carcere di Boudiali (nord). Le autorità ivoriane hanno aperto procedimento giudiziari per “crimini economici” e “crimini di sangue” ma finora nessuna incriminazione è stata formalizzata. |