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SUD SUDAN: L'ORGOGLIO DI UN NUOVO STATO PDF Stampa E-mail
Scritto da Missi On Line   
Venerdì 15 Luglio 2011 00:00

sudusudIl 54° Paese africano nasce tra festeggiamenti, personaggi internazionali ed eventi sportivi. Verso un futuro di riconciliazione dopo 22 anni di guerra civile.

 

«Il Sud Sudan è orgoglioso di essere una nuova nazione ed è pronto a conquistare la propria identità nel mondo». A parlare è mons. Cesare Mazzolari, vescovo della diocesi di Rumbek in Sud Sudan e da 30 anni in missione nella Nigrizia di San Daniele Comboni. Sarà lui ad aprire le cerimonie per l'indipendenza previste a Rumbek, mentre la «marcia serena» iniziata con il referendum di gennaio domani arriverà a Juba siglando ufficialmente l'indipendenza.

Nella capitale le celebrazioni si apriranno alle 10 al mausoleo di John Garang, politico e guida dell'esercito sudanese di liberazione popolare (SPLA) nella seconda guerra civile (1983-2005). Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, firmerà la costituzione transitoria ratificata dal parlamento. Mentre, da Khartoum, raggiungerà la cerimonia anche Omar El-Bashir, attuale presidente della repubblica del Sudan. Segnale questo che fa ben sperare nella volontà di dialogo e cooperazione tra Sudan e Sud Sudan.

«Il popolo sospira la libertà da sempre e non può più attendere», ha affermato mons. Mazzolari. Il vescovo “sud sudanese” d'adozione è uno dei testimoni del giubilo che sta percorrendo la nazione. «Da giorni è un succedersi continuo di prove, allestimenti, decorazioni su edifici e alberi». A fare da filo conduttore è l'inno nazionale: «Insegnanti, scolari, poliziotti o soldati cantano la canzone della nuova Repubblica del Sud Sudan animati dallo stesso spirito». Per cinque giorni  consecutivi tutte le capitali dei 10 Stati del Sud Sudan saranno percorse dalle celebrazioni per l'indipendenza, prima di riprendere la costruzione della nuova nazione.

A precedere la proclamazione d'indipendenza a Juba saranno rappresentanze cristiane e musulmane, che si raccoglieranno per un momento di preghiera condiviso. Alla firma della costituzione della repubblica del Sud Sudan da parte del presidente Salva Kiir seguiranno gli interventi delle delegazioni internazionali. Tra gli altri la Lega Araba, esponenti del governo cinese, rappresentanti dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, la presidenza dell'Unione Africana e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. Il giorno successivo, domenica 10 luglio, una prima calcistica assoluta saluterà la nuova nazione africana: al Juba Football Stadium la nazionale di calcio del Sud Sudan affronterà la squadra del Kenya. Mentre lunedì 11 luglio toccherà al basket portare alto il nome del 54° Stato africano, in un sfida contro l'Uganda al Juba Basketball Complex.

Malgrado gli attacchi dell'ultimo mese abbiano causato vittime tra i civili e centinaia di migliaia di sfollati lasciati senza cibo né assistenza adeguata nelle regioni del Sud Kordofan, del Darfur e dell'Abyei, il popolo sud sudanese cerca di guardare con speranza al futuro. Ad accompagnarlo oltre 190 Paesi del mondo, che invieranno segni di solidarietà e di benvenuto alla nascente nazione.

«O Signore, rimani con noi e rendici capaci di ricostruire le mura della nostra Gerusalemme che è la nostra nuova Repubblica del Sud Sudan» si legge in anteprima nel discorso che mons. Mazzolari rivolgerà domani al popolo sud sudanese. Il rimando all'autodeterminazione è forte: «Siamo grati dei gesti di solidarietà che riceveremo, ma non dovremo chiederci cosa faranno le nazioni del mondo per noi, quanto piuttosto cosa noi, sud sudanesi, faremo con le nostre mani, i nostri cuori e le nostre menti per il Sud Sudan».

Da 30 anni attivo in Sud Sudan, il presule bresciano di Rumbek ha vissuto insieme alla popolazione locale i bombardamenti della guerra civile, la carestia e i sequestri di persona per portare ai più dimenticati la consolazione di Cristo. «E' stato versato troppo sangue nella nostra terra: 2 milioni di sud sudanesi sono stati assassinati in 22 lunghi anni di guerra – evidenzia mons. Mazzolari -. Oggi offriamo il sangue di patrioti e martiri a Dio, chiedendo la grazia del perdono e la capacità di ricercare ogni giorno la pace, la libertà e la prosperità per la nostra nazione».

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Luglio 2011 08:10
 

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