|
Appello ad Assad dei gesuiti del Paese arabo. Si deplora la «confusione» ma vengono elogiate le richieste della piazza: liberta' di espressione e opinione:
Le rivendicazioni della «primavera araba» sono «un diritto legittimo e riconosciuto da tutti, che permettono a ciascun cittadino di essere attore nella trasformazione della società».
Di più: «Le mutazioni in atto nel mondo arabo, e i disordini attuali che ne vengono nella società siriana, sono portatori di una speranza nuova che bisogna prendere in considerazione».
È quanto scrivono – in un testo diffuso in questi giorni – i padri gesuiti presenti in Siria a commento dei fatti di sangue che stanno avvenendo nel Paese mediorientale. Tale testo, frutto di una riflessione comune, è stato diffuso dalla Curia generalizia di Roma. E rappresenta un testo autorevole, se non il primo, con cui il mondo cattolico di Siria (i cristiani qui rappresentano il 10% della popolazione) si esprime sulle vicende di questi giorni.
I padri gesuiti puntualizzano su quali aspetti tale «speranza nuova» proveniente dall’Oriente arabo si caratterizza: «La libertà di espressione e la libertà di opinione, così come la ricerca comune della verità».
E qui arriva la provocazione più forte da parte dei membri della Società di Gesù, che si rivolgono indirettamente al presidente Assad: «Le riforme sociali e politiche sono diventate una necessità pressante che nessuna ha il diritto di ignorare».
Ma quello che i seguaci di Sant’Ignazio deplorano è «la confusione» che ha preso il sopravvento «aprendo la via alla violenza». «Osserviamo in questo momento dei tentativi di fomentare dei disordini e una guerra confessionale che menerebbero al crollo della nostra società» rimarcano i religiosi, che su questo sono in piena sintonia con le parole di Benedetto XVI pronunciate oggi ricevendo il nuovo ambasciatore in Vaticano di Damasco.
Di qui i gesuiti di Siria «lanciano un appello alla coscienza dei nostri cittadini» esprimendo «il nostro totale sostegno a questa patria e al suo popolo». «Speriamo che i sinceri sentimenti nazionali che hanno animato molte delle persone nei giorni passati non siano una scusa per una prassi che rifiuti l’altro». |