|
Rispetto a un anno fa, il “pane” dei keniani costa il doppio. Per due chilogrammi di farina di granturco, da 55 scellini si è passati a 100. “E insieme con l’inflazione aumentano i disoccupati” dice alla MISNA Joseph Kieyah, economista del Kenya Institute for Public Policy Research and Analysis (Kippra).
Le cifre dell’emergenza sono finite sulle pagine dei quotidiani internazionali dopo che, ieri, l’organizzazione non governativa inglese Oxfam ha diffuso un rapporto secondo il quale in Africa orientale otto milioni di persone soffrono una “cronica” mancanza di cibo.
Secondo Kieyah la crisi è il frutto di due fattori, entrambi “esterni”, sui quali cioè le capacità di intervento del governo sono ridotte. In primo luogo c’è la siccità che negli ultimi mesi ha colpito diverse regioni, in particolare i distretti settentrionali attorno al Lago Turkana. Da un’altra l’aumento dei prezzi petroliferi legato alle crisi in Nord Africa e in Medio Oriente. “La disponibilità dei beni – sottolinea l’esperto del Kippra – è ridotta in modo drammatico dall’aumento della bolletta energetica, che a catena penalizza trasporti, produzioni intermedie e altri settori”.
Siccità o caropetrolio, il governo ha poche carte da giocare. “In prospettiva si può puntare sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e su progetti di irrigazione che stimolino l’agricoltura – dice Kieyah – ma nel breve periodo o si elargiscono assegni sociali aggravando l’inflazione o si taglia la spesa colpendo tutta l’economia”.
Il tempo per decidere non è molto. Secondo le statistiche ufficiali, ad aprile l’inflazione ha superato il 12% su base mensile. Sulla disoccupazione gli ultimi dati del governo risalgono al 2006 ma diverse fonti raccontano di un tasso vicino al 40% e particolarmente elevato tra i giovani.
“Finora non ci sono state proteste o manifestazioni di piazza – dice alla MISNA padre Gianni Rolandi, un missionario salesiano che vive a Nairobi – ma l’anno prossimo si eleggono il parlamento e il capo dello Stato”. Il riferimento, esplicito, è ai cortei e ai disordini che hanno attraversato l’Uganda dopo la conferma del presidente Yoweri Museveni. “Negli ultimi due anni – dice il missionario – la benzina è aumentata anche del 10% in una volta sola: se non si cambia potrebbero essere guai”. |