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Lo rivelano le foto dal satellite, mentre la Camera brasiliana modifica la legge sulla tutela della foresta. E altri due ambientalisti vengono uccisi.
Sei volte in un anno: di tanto è cresciuto il disboscamento della foresta amazzonica.
A rivelarlo sono le foto scattate dei satelliti. Le immagini mostrano che tra marzo e aprile del 2011 sono stati distrutti 593 chilometri quadrati di bosco, nello stesso periodo dell'anno precedente erano 103.
La distruzione della foresta è affidata al fuoco: gli alberi vengono bruciati per lasciare spazio alle piantagioni di soia e di cotone, due dei prodotti di punta dell'esportazione brasiliana. Lo stato di Mato Grosso presenta il disboscamento più ampio: questa è infatti un'area particolarmente produttiva dal punto di vista agricolo.
Il governo di Dilma Roussef si è detto sorpreso, e ha subito affermato che istituirà un consiglio di crisi per valutare la situazione in maniera più approfondita e per prendere provvedimenti.
Di certo quella tra ambientalisti che vogliono tutelare la foresta e agricoltori che chiedono più terreni è un braccio di ferro che rischi di protrarsi ancora a lungo in Brasile.
E che dura da tempo: dopo oltre un mese di dibattiti e al termine di una giornata infuocata in Parlamento, la Camera ha approvato martedì la modifica del Codigo Forestal, la legge che tutela la foresta, e che nelle aree definite amazzoniche limita l'agricoltura al 20%.
La riforma, che deve essere approvata ora anche dal senato, permette invece una delega ai piccoli proprietari, cioè chi ha meno di 400 ettari di terreno. Il nuovo testo prevede inoltre un'amnistia per il disboscamento dal 2008 ad oggi. La riforma ha sollevato dure polemiche da parte degli ambientalisti, ma anche dal governo: Dilma Roussef ha criticato le modifiche e ha promesso di porre il veto se il testo non verrà riformato al Senato.
I difensori della riforma sostengono che il Brasile debba venire incontro ai contadini e affermano che la legge forestale, così com'è, impedisce lo sviluppo dell'agricoltura in aree fondamentali per la produzione.
Che il dibattito sia davvero caldo lo dimostra anche un'altra tragica notizia: Josè Claudio Ribeiro da Silva e la moglie Maria do Espirito Santo, entrambi ambientalisti, sono stati assassinati a colpi di pistola in un'imboscata vicino alla città di Nova Ipixuna, nello Stato di Parà, nel nord del Brasile.
Vivevano da oltre 24 anni in una delle riserve amazzoniche, ed erano legati al movimento ambientalista fondato dal leader ecologista Chico Mendes, assassinato nel 1988. si mantenevano con attività di raccolta e con l'estrazione artigianale di olio dalle piante. Da oltre due anni subivano minacce per le loro denunce contro i taglialegna clandestini.
La presidente Dilma Rousseff ha disposto che la Polizia federale apra un'indagine sul duplice omicidio. Non si tratta solo di fare chiarezza e di assicurare alla giustizia il colpevole: in un clima così teso è assolutamente necessario prevenire ogni possibile azione di violenza. |