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“Identità e profezia” della vita consacrata oggi,
Con il saluto di don Pascual Chávez Villanueva, presidente USG e rettor maggiore dei salesiani, e con quello di sr. Mary Lou Wirtz, fcjm, presidente UISG, si sono aperti questa mattina presso il Salesianum di Roma i lavori della 77ª assemblea semestrale USG (25-27 maggio 2011).
Insieme alla presidente UISG, in questa prima giornata di lavori, hanno partecipato anche una sessantina di superiore generali. Fin dal saluto iniziale dei due presidenti ci si è idealmente collegati ai lavori del recente seminario teologico sulla vita consacrata apostolica.
In quel seminario, ha ricordato don Chávez, più che il recupero di spazi sociali ed ecclesiali o il loro riconoscimento pubblico, si è voluto riaffermare la fedeltà alla identità della vita consacrata.
I temi dell’identità, dell’attualità, della credibilità e della visibilità della vita consacrata, ha detto la presidente UISG, non possono non essere sempre al centro della nostra riflessione. Non è possibile essere significativi senza una profonda spiritualità.
Un contributo fondamentale per l’approfondimento del tema generale dell’assemblea: “Identità e profezia, teologia della vita consacrata oggi”, è venuto da parte di due teologi, sr. Mary Maher, ssnd, e p. Paolo Martinelli, ofmcapp, ambedue relatori anche nel precedente seminario teologico.
Mary Maher, che oltre a essere teologa è anche superiora generale, ha articolato il suo intervento su tre punti ben precisi: identità della vita religiosa apostolica, scoperta della storia come chiave interpretativa della vita religiosa nella Chiesa e nel mondo di oggi, elementi più significativi di un quadro teologico che può illuminare e orientare il futuro della vita religiosa apostolica.
Questa chiave interpretativa è fondamentalmente riconducibile a Paolo: “E’ stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2 Cor 5,19). Proprio sulla base di quest’affermazione, Mary Maher ha ribadito con forza che la missione non è principalmente un’attività della Chiesa; essa è principalmente un attributo di Dio. Dio è un missionario. E’ nella natura di Dio essere missionario, essere in relazione, per effondere l’amore». Per comprendere queste verità, insieme a tutte le virtù teologiche, è necessario non dimenticarsi dell’umiltà. Grazie a questa virtù “fuori moda”, è però più facile «esplorare insieme il significato della nostra vita oggi».
Paolo Martinelli è intervenuto sul tema: “Identità e significatività della vita religiosa apostolica”. Sempre prendendo le mosse dal seminario teologico, il relatore ha cercato di farne emergere sia le “convergenze qualificanti” che i “necessari approfondimenti”.
Gli interlocutori di p. Martinelli, prima ancora che i superiori generali, sono sicuramente i teologi, compresi alcuni grandi teologi appartenenti a ordini religiosi che nelle loro sintesi teologiche maggiori e persino nelle loro ecclesiologie, si sono spesso dimenticati di prestare la dovuta attenzione alla vita consacrata.
Le principali convergenze e, insieme, anche i necessari approfondimenti, sono quelli relativi al recupero dell’evento conciliare, al primato della questione di Dio, alla relazione Chiesa-mondo, alla radice battesimale della vita consacrata, all’identità della vita consacrata apostolica. «Il compito che ci aspetta, ha concluso p. Martinelli, è grande, ma grande è la storia dei testimoni di cui la vita consacrata nella sua storia è portatrice».
Dai lavori di gruppo e dal confronto assembleare è emersa con chiarezza l’impressione generale di aver ascoltato due interventi di straordinario spessore teologico, capace di aprire prospettive per il futuro ad una vita consacrata apostolica sempre più in crisi.
Con la concelebrazione eucaristica presieduta dal segretario del dicastero vaticano per la vita consacrata, mons. Joseph Tobin, si è conclusa la prima impegnativa giornata di questa 77ª assemblea dei superiori generali.
I lavori della seconda giornata dell’assemblea semestrale USG sul tema “Identità e profezia della vita consacrata apostolica” sono iniziati questa mattina con una presentazione - da parte di don Mario Aldegani, sup. gen. dei Giuseppini del Murialdo - dei punti centrali conclusivi del seminario teologico del febbraio scorso.
Insieme ad alcune linee interpretative del seminario, sono state individuate anche concrete proposte operative in piena sintonia con i lavori di quest’ultima assemblea dei superiori generali ai quali don Aldegani ha posto, a sua volta, altri due interrogativi:
1) Quali temi di teologia della vita consacrata apostolica e prioritaria approfondire da parte dei teologi?
2) Quali passi si suggeriscono per continuare il cammino di riflessione teologica?
Le prime risposte a questi interrogativi sono arrivate in mattinata dalle relazioni di tre superiori generali.
Fr. Alvaro Rodríguez Echeverria, dei fratelli delle scuole cristiane, ha parlato della “Profezia dell’esistenza e presenza amorosa di Dio nella vita consacrata”. Com’era stato ripetuto più volte nel corso del seminario teologico, «si tratta, ha detto, di non rinunciare a ciò che non è negoziabile e allo stesso tempo rispondere con creatività alla realtà nuova che oggi viviamo». Continuità per un verso, e discontinuità per un altro verso, sono due “elementi costitutivi radicali”.
Fr. Alvaro ha articolato il suo intervento su tre dimensioni della spiritualità: una spiritualità unificata (senza dualismi o false opzioni riduttive, pienamente sintonizzati con l’intuizione di fondo del congresso del 2004: “Passione per Cristo. Passione per l’umanità”), una spiritualità in tensione dinamica (sapendo coniugare mistica e profezia nel vivere pienamente la “missio Dei” prima ancora che la nostra missione), una spiritualità di presenza (di persone chiamate soprattutto ad essere testimoni della presenza amorosa di Dio). Scelti da Dio i religiosi, ha concluso, sono chiamati e inviati «non per giudicare e per condannare, ma per trasformare e dare vita».
Anche se il tema del seminario teologico non verteva direttamente sulla vita fraterna, ha affermato il ministro generale dei cappuccini, fr. Mauro Jöhri, però se ne è parlato continuamente. Il “cammino tortuoso” del seminario («a volte sembrava che le strade non si incrociassero mai e andassero da tutte le parti, alla ricerca di una nuova “figura” della vita religiosa»), alla fine ha saputo dire parole “forti e inequivocabili” sul nucleo centrale e irrinunciabile della vita religiosa.
Il relatore ha saputo evidenziare questo nucleo centrale parlando di comunione (passando dalla vita comune alla comunione), di uno stile di vita semplice, di sfide che vengono dalle nuove comunità, del possibile rinnovamento anche in seno agli ordini e congregazioni di antica data, dell’importanza di fraternità interculturali, affermando la possibilità che «persone di culture e nazioni diverse vivano in comunione e solidarietà, in pace e in armonia», in una interazione e in un arricchimento reciproco.
A p. Josep Abella, superiore generale dei claretiani, era stata chiesta una riflessione sui possibili nuovi orizzonti della missione nella vita consacrata. Parlare di missione, ha esordito, è cosa ben diversa che parlare di attività o opere apostoliche.
La missione è al centro della vita consacrata e rivela l’identità di un determinato istituto religioso. In questo momento storico, la missione deve fare i conti con la globalizzazione, con il pluralismo culturale e religioso, con la sfida della secolarizzazione.
Pensando al futuro, non si può non approfondire la dimensione teologale della vita consacrata come luogo specifico in cui vivere la missione. «Tocca a noi, ha concluso p. Abella, tradurre le intuizioni teologico-pastorali in azioni concrete e progetti». E’ sempre più urgente, infatti, «integrare l’esperienza concreta con la riflessione teologica, illuminando l’esperienza attraverso la teologia».
E’ quanto si è cercato di fare nei diversi gruppi linguistici e tematici pomeridiani consapevoli, come aveva ancora affermato p. Abella, dell’urgenza e della difficoltà di riuscire «a costruire il nuovo linguaggio di cui abbiamo bisogno per la teologia della vita consacrata».
Crisi e aspettative della società contemporanea
La terza e ultima giornata dei lavori della 77ª assemblea USG è iniziata con una relazione del sociologo Salvatore Abruzzese su “Le identità attese: la vita consacrata dinanzi alla crisi e alle aspettative della società contemporanea”.
Sulla base delle più recenti indagini europee, ha detto, è oggi possibile affermare che «se c’è un declino in corso non è quello dei praticanti, bensì quello degli agnostici dichiarati, di quanti si presentano come “atei convinti”».
Oggi si ha sempre più a che fare con una società indifferente, facilmente esposta a tante forme di relativismo e alla perdita inarrestabile degli spazi relazionali, storici e identitari. La dimensione religiosa, con le sue solennità, il ciclo dell’anno liturgico, la scansione festiva, «appare sempre più in controtendenza e costituisce una voce sempre più dissonante, sempre più alternativa e, proprio per questo, sempre più visibile».
Ancora oggi resta stabilmente elevata la quota di quanti sottolineano con un atto liturgico gli avvenimenti fondamentali della propria esistenza. La celebrazione di questi riti, però, «non equivalgono a indicatori di fede e non costituiscono nemmeno segnali sufficienti ad avvalorare un desiderio di appartenenza alla comunità ecclesiale».
In una società flessibile come quella attuale, «ogni risposta definitiva, ogni sì radicale finiscono con il risuonare come delle scelte coraggiose, fatte in netta controtendenza, e finiscono così con il definire e valorizzare l’atto individuale della vocazione».
Il religioso, in particolare, «appare sempre più come l’uomo che ha avuto il coraggio di scegliere, l’autore di una contestazione radicale, l’uomo dell’altrove», quasi un «vero e proprio archetipo di tutte le altre vocazioni possibili».
Prima della concelebrazione eucaristica, presieduta dal nuovo prefetto del dicastero vaticano per la vita consacrata, sua ecc. mons. Joaõ Braz de Aviz, il presidente USG, don Páscual Chavez, ha concluso i lavori dell’assemblea. Dopo aver sintetizzato i temi centrali di queste tre intense giornate, ha rivolto a tutti i presenti un arrivederci all’assemblea di novembre durante la quale non mancherà l’occasione per interrogarsi sulle tematiche del prossimo sinodo episcopale sulla nuova evangelizzazione.
Da parte sua, mons. Braz de Aviz, in questo suo primo incontro con i superiori generali, con molta semplicità e sincera convinzione, ha auspicato una reale e fattiva collaborazione tra il dicastero e tutti gli organismi, maschili e femminili, della vita consacrata. |