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L'AFRICA AL G8 PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Milanese   
Mercoledì 01 Giugno 2011 00:00

g20g8Niger, Guinea e Costa d'Avorio sono invitati speciali al tavolo dei grandi. All'Africa e alla primavera araba è dedicata la seconda giornata del summit.

A sedersi al tavolo con le principali potenze economiche che si sono riunite a Deauville, in Francia, giovedì 26 maggio, ci saranno anche alcuni capi di stato africani. Si tratta di Alassane Ouattara, neo presidente della Costa d'Avorio, di Alpha Condè, guineano, e di Mahamadou Issoufou, nigerino. Non sono tre figure importanti per il ruolo strategico nell'economia o nelle relazioni internazionali svolto dal loro paese; sono però 3 capi di stato freschi di elezione, per la prima volta chiamati a rappresentare il loro paese a livello internazionale.

Per tutti e 3 si è trattato di un percorso lungo e pericoloso: Ouattara si è appena insediato, il 21 maggio, dopo un lungo braccio di ferro con il presidente uscente Laurent Gbagbo, grazie soprattutto all'intervento della missione francese Liocorne nel paese; Condé è il primo presidente democraticamente eletto del suo paese, e come Issoufou, è stato uno storico oppositore ne del regime militare che ha governato per anni. L'insediamento del nuovo presidente nigerino ha messo fine ad un lungo periodo di transizione, iniziato con un colpo di stato nel febbraio 2010.

In particolare la situazione in Costa d'avorio è quella che risulta più instabile: le violenze nel paese sono continuate anche dopo l'arresto di Gbagbo, e il 25 maggio Amnesty International ha pubblicato un rapporto in cui accusa le forze alleate al nuovo capo di stato di aver commesso crimini di guerra e contro l'umanità tanto quanto i militari assoldati da Gbagbo. Secondo AI, nei sei mesi di violenze seguiti alle elezioni del novembre 2010, sono state uccise almeno 3mila persone. Oltre un milione gli sfollati.

Eppure l' invito rivolto dal G8 a questi 3 paesi africani, una decisione pilotata chiaramente dalla Francia, vuole apparire come una sorta di "premio" ai progressi della democrazia in Africa. Il G8, in crisi di autorità, ormai incapace di imporre decisioni senza il sostegno dei paesi emergenti, vuole comunque proporsi come il promotore della democrazia.

Un atteggiamento che infastidisce molti osservatori africani, i quali non accettano più lezioni in cattedra dei paesi europei, ma che sono costretti anche ad ammettere che la presenza africana al vertice è importante. I 3 paesi vanno in Normandia a curare chiaramente i loro interessi (Niger e Guinea hanno importanti risorse minerarie da sfruttare e su cui investire, mentre la Costa d'Avorio, primo produttore mondiale di cacao, deve rilanciarsi dopo che la crisi politica ha bloccato per mesi l'economia del paese), ma fanno anche le veci di tutto il continente. Chiederanno il rispetto delle promesse di aiuto economico (da cui dipendono tutti e 3), una maggior apertura dei mercati, relazioni più equilibrate.

A loro e alle democrazie emergenti africane ed arabe è dedicata la seconda giornata del summit, venerdì 27, alla quale parteciperanno anche rappresentanti di Algeria, Egitto, Etiopia, Nigeria, Senegal e Sudafrica. Tra gli obiettivi di venerdì, quello di concordare una dichiarazione comune per un sostegno anche economico da parte delle 8 grandi potenze alla "primavera araba". Verranno poi discusse le situazioni più gravi nel continente: Sudan, Somalia e Zimbabwe.

 

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