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I TURKANA E LA LOTTA PER L’ACQUA PDF Stampa E-mail
Scritto da MISNA   
Venerdì 27 Maggio 2011 00:00

turankBrucia la terra dei turkana, popolo di pastori tra il Lago e la polvere. Ha piovuto un’ora e mezza il 17 marzo e qualche minuto il 27 aprile. Prima e dopo, niente. “Per scavare nel letto dei fiumi in cerca d’acqua fanno chilometri a piedi” racconta alla MISNA padre Raffaele Cefalo, un missionario comboniano.

Nella regione del Lago Turkana, un lembo di Kenya stretto tra l’altipiano etiopico e la savana sudanese, la siccità è un problema che ritorna. In media piove una settimana o 10 giorni l’anno; negli ultimi mesi, però, è andata peggio. “Non ci sono i pascoli per il bestiame – racconta padre Cefalo – e la scarsità d’acqua favorisce i conflitti con i pokot e i karimojong che vivono a sud, i merille dell’Etiopia e i toposa del Sud Sudan”.

I fiumi che si seccano solo la scintilla dell’incendio. È stato così alcune settimane fa. Nell’area di Todonyang combattimenti tra turkana e merille hanno causato decine di vittime e circa 40.000 sfollati. “Sembra sia cominciato tutto con l’uccisione di alcuni pescatori del Lago” spiega alla MISNA Woods Tony, segretario della diocesi di Lodwar, la principale città della regione. A dividere, quasi sempre, è l’acqua. I merille si spostano lungo il fiume Omo, un immissario del Lago ridotto a poco o nulla. I turkana controllano il corso del Turkwel, l’unico che non resta mai asciutto, anche se ora l’acqua è troppo bassa perché i bambini possano farsi il bagno.

Nonostante sia iscritta nelle storie di questi popoli, l’ultima crisi è finita sulle prime pagine dei giornali nazionali. A Todonyang si è presentato il primo ministro del Kenya, Raila Odinga, e ieri da Nairobi sono arrivati due reparti dell’esercito con il compito di riportare dall’altra parte del confine 900 pastori.

Il futuro resta incerto. “L’Etiopia – racconta padre Cefalo – progetta di costruire una diga sull’Omo che potrebbe determinare una riduzione dei volumi d’acqua disponibili a valle”. Il governo keniano, nel frattempo, distribuisce cibo e acqua. È importante, perché da Nairobi il Turkana è lontano. “Ci sono mille chilometri di strade terribili – dice Tony – e i prezzi vanno alle stelle”.

 

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